Archivio

Post Taggati ‘saigon’

Citta’ in Asia – parte prima

24 Ottobre 2007 Commenti chiusi
Considerazioni sparse su città che ho visitato, vissuto e dove non sono ancora stato ma che piacerebbe andare.

Dal mio personalissimo punto di vista, in Asia ci sono cinque città "maggiori" e altrettante cosiddette "minori" che andrebbero visitate (must see Cities); ci tengo a sottolineare che ho utilizzato definizioni del tutto personali e che chiunque abbia da eccepire o fare considerazioni a tal proposito è invitato a farle.
Naturalmente non è facile avere la possibilita’ e la fortuna di poterle vedere tutte, a meno che non fai il politico, il paraculo in qualche ambasciata/consolato/istituto per il commercio estero o il super manager in qualche azienda con molti soldi da spendere in viaggi d’affari.
Non rientro in nessuno dei casi sopra citati, ma ho avuto la fortuna di poterne visitare sei su dieci, che credo non sia cosi male.

Prosegui la lettura…

24 Marzo, Buon Compleanno Thuy, Goodbye Saigon

24 Marzo 2005 2 commenti


Lascio Saigon,

triste ed emozionato, ma anche straordinariamente felice per aver vissuto questi cinque giorni così intensamente; ogni ora, ogni minuto, ogni momento sono stati per me speciali: porterò un ricordo bellissimo di questo posto, per sempre.
“Partire è un po’ morire”, mai frase è più azzeccata per descrivere il mio stato d’animo in questo momento: un altro pezzo di Asia lasciata alle spalle, un altro pezzo di cuore lasciato lungo questo mio cammino.
Non è facile trovare le parole adatte, che forse nemmeno esistono, per descrivere i miei pensieri, ma ci proverò, ancora una volta.

Sono arrivato qui Sabato e già l’atmosfera di questo posto mi ha colpito sin dal primo momento; passato il primo giorno, immerso nel sogno di essere dall’altra parte del mondo con una persona, un’amica straordinaria, Thuy, oggi il suo compleanno, mi sono risvegliato lunedì ancora stordito.
Spesso mi capita di non rendermi conto che sono veramente dall’altra parte del mondo, anche se tutto è così profondamente diverso; a volte mi ritrovo a camminare, tra un grattacielo, un mercato, una strada polverosa, piena di gente, trafficata, dove tutti parlano una lingua diversa, incomprensibile, ma che se ascolto bene mi sembra di comprendere.
La sensazione è strana: sembra di essere sospeso a mezz’aria e tutto intorno gira e non riesce a fermarsi, ma dopo un breve attimo si ricade e tutto diventa chiaro.
E’ facile confondere le proprie emozioni quando si viaggia così tanto, quando si visitano posti così diversi in poco tempo: tutto sembra uguale, ma in meno di un secondo ci si rende conto che invece tutto è così diverso.
Saigon è una città piena di vita, la gente è in continuo movimento; chi cerca di venderti qualche frutto al bordo di una strada, chi ti saluta e cerca la tua attenzione, magari provando a darti dei consigli su dove andare, su come passare la serata, chiedendoti se hai intenzione di fare massaggi un po’ particolari, chi corre in moto, chi va in bicicletta, ma senza mai fermarsi, chi ti invita ad entrare nel ristorante e gustare le proprie specialità, chi ti sorride e sembra cercare il tuo sguardo.
E’ incredibile camminare per le strade di Saigon, mi sembra di essere una bella donna: nonostante che i turisti siano molti, la gente forse non è ancora abituata ad uno grosso con i capelli rossi: “chissà da dove viene?”.
Una delle prime domande che la gente ti fa per scambiare quattro chiacchiere è se sei cattolico o in qualche modo religioso. Poi ti chiedono da dove vieni, ma qui la gente non è curiosa, non vuole sapere ogni cosa di te, come invece molto spesso accade in India; nessuno è invadente, tutti rispettano il tuo spazio e in nessun modo ti danno fastidio.
Saigon è una città grande, senza troppi palazzi, ma con centinaia, migliaia di case in cui al piano terra c’e’ la bottega e sopra l’appartamento; a volta capita che i due luoghi si confondano e che non ci sia differenza tra l’una e l’altra.
Come un po’ in tutta l’Asia sud orientale, la città è un immenso mercato a cielo aperto: si trova tutto, letteralmente tutto in poche decine di metri.
Negozietti di alimentari, bazar di telefonia affiancati da un banco della frutta, meccanici e negozi di dolci convivono fianco a fianco, eleganti caffè, internet points, ristoranti, bar, hotel, motel, massage room, tutto si confonde l’un l’altro, tutto si mischia, ma ognuno ha il suo spazio, il suo piccolo mondo dove la gente che ci lavora passa la maggior parte della propria esistenza.
Per noi non è poi così difficile pensare di poter viaggiare, andare in giro per l’Italia, magari per l’Europa o per il mondo; qui tutto è al contrario: uscire dai confini, prendere un aereo è e resta un sogno, per la maggior parte delle persone, anche con un buon lavoro, e chissà ancora per quanto tempo.
Il mondo qui gira al contrario, non e’ difficile rendersene conto.
Nessuno sembra arrabbiato, la gente lavora sempre con un sorriso, un gesto di cortesia è cosa normale; per strada c’e’ un traffico di motociclette incredibile, indescrivibile, ma nonostante tutto mai nessuno si incazza se qualcuno ti taglia la strada, cosa normale da queste parti, o non ti da la precedenza. Io ho guidato la motocicletta e questa atmosfera posso dire di averla vissuta a pieno.
Il mondo gira al contrario, dicevo.
Le ragazze, pur avendo una pelle più scura della nostra, odiano letteralmente il sole.
Vedi ragazze andare per strada con ombrelli, ma molto più spesso in moto con cappelli, bandana, camice con maniche lunghe anche con il caldo più soffocante, per non farsi colpire dai raggi di sole, non vogliono la pelle scura, amano la pelle chiara, adorano le persone con la pelle chiara…
Il mondo gira al contrario, ancora una volta.
A scuola, primaria o di secondo grado che sia, tutti in divisa; centinaia di ragazzi e ragazze in divisa entrano ed escono dalla scuola con le loro moto o biciclette. Ogni Istituto ha una divisa che lo caratterizza, tutti hanno un’etichetta con su scritto il proprio nome.
Le divise sono semplici, pantaloni lunghi e camicia per i ragazzi, gonna sotto il ginocchio e camicia per le ragazze; non e’ di tendenza andare a scuola con l’ombelico scoperto od il tanga in evidenza!
Il mondo gira al contrario, una volta di più.
Bellissime ragazze, a volte non così belle, ma sempre gentili, fanno i massaggi per pochi dollari: un’ora di massaggi in media costa 8-10 USD, mancia esclusa. Una sauna, un idromassaggio per entrare nel clima, una doccia calda per rilassarsi un attimo e inizia il massaggio. Musica in sottofondo, aria condizionata, un lettino ed un asciugamano. Anche la massaggiatrice, naturalmente. A volte si rimane con dei pantaloncini forniti dalla sala, a volte si rimane senza…
Il massaggio e’ piacevole; gambe, braccia, schiena, collo, testa. Ad un certo punto ti ritrovi la ragazza, in perfetta divisa, gonna corta e t-shirt, che ti cammina sulla schiena e ti schiaccia una ad una tutte le ossa della schiena. Credo che mai nessuna persona mi abbia camminato sulla schiena in vita mia.
Prima della testa, la ragazza ti chiede se vuoi un massaggio un po’ più approfondito, il tutto dietro mancia (stesso costo dell’intero massaggio, più o meno); accettare o meno è discrezione del cliente, nulla è forzato, tutto deve essere spontaneo.
Alla fine, dopo un’ora di relax, il corpo sembra essere stato schiacciato da un macigno, ma poco dopo i benefici del massaggio iniziano a farsi sentire.
Naturalmente solo gli uomini fanno i massaggi, le donne non ne hanno bisogno…
Italiani qui ce ne sono veramente pochi, poche decine in tutto il Vietnam, lavorare qui non è semplice, perdere la testa invece si.

Lascio Saigon, l’Asia e tutto questo mondo che un’ultima volta sembra girare al contrario.
Con un velo di tristezza, ma con il cuore pieno di felicità per aver potuto vivere un’esperienza (non solo lavorativa), ancora una volta, straordinaria.
Good bye Vietnam, Xin Chao!

In motocicletta per le strade di Saigon- Riding the streets of Saigon on scooter

20 Marzo 2005 4 commenti


Cari amici, ancora emozionato per questa giornata straordinaria, ho deciso di scrivervi due righe.

Ieri sera sono atterrato per la prima volta in vita mia in Vietnam: Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon, così ribattezzata, dopo la riunificazione di 30 anni fa, in onore del fondatore del Padre della Patria, Ho Chi Minh appunto.
I 28C mi hanno subito accolto appena usciti dall’aeroporto e l’escursione di oltre 20C rispetto a Seoul vi assicuro che non è stata cosa facilmente assorbibile.

Un passo indietro.
Dall’aereo vedo una città piena di luci e senza grattacieli. E’ un posto che già dall’alto sembra essere diverso dagli altri precedentemente visitati.
Scesi dall’aereo, l’atmosfera che mi accolto è stata subito del tutto particolare: un mondo a parte, soprattutto se paragonato a quella che si respira negli aeroporti di HK, BKK, Seoul e Taipei: una ventina soldati in divise vecchie di anni, che ricordano quelle dei militari russi ai tempi dell’Impero Sovietico, pronti a controllare il passaporto con tanto di visto, addetti all’aeroporto intenti a guardare tutti una Tv locale nell’unica televisione dell’immenso salone della frontiera, il carrello bagagli che mi ricorda quella dell’aeroporto di Minsk; tutto sembra essere rimasto fermo a qualche decennio or sono, invece ci si accorge subito che i tempi, anche da queste parti, stanno cambiando e molto velocemente. Un accogliente duty free aperto anche di notte, uno sportello bancario per il cambio valuta efficiente, una postazione per la prenotazione alberghiera last minute e dei taxi per arrivare in città. Insomma, vecchio e nuovo convivono, sembra, senza troppi problemi.
All’uscita dell’aeroporto un centinaio di persone ad accogliere parenti, amici, figli, fidanzati, colleghi di lavoro, ma nessuno si permette di avvicinarti per “rubarti” il carrello, per chiederti una mancia, darti un passaggio sino in albergo. Tutti attendono, nessuno alza la voce, non c’e’ caos: da queste parti è cosa che si nota subito.
La mia macchina mi aspetta, un ragazzo mi guida sino in albergo e nel breve viaggio mi racconta parecchie cose su questo Paese in un certo senso unico; la prima cosa che imparo di questa terra è che ci sono due stagioni nel corso dell’anno: la stagione delle piogge e quella del riso (quello che si mangia…)
Fra poche settimana si festeggeranno i 30 della riunificazione, i preparativi sono cominciati da tempo.

Arrivato in albergo, nonostante fosse quasi l’una di notte e dopo un viaggio di parecchie ore, non esito un momento ed esco, voglio vedere un piccolo pezzo di questa città tante volte descritta nei film di guerra sul Vietnam.
Le strade non sono molto trafficate, la maggior parte dei locali chiude alle 24.00, mentre solo pochi rimangono aperti sino a notte inoltrata.
Vado a bere una birra in un locale frequentato per la maggior parte da stranieri che lavorano da queste parti e uomini d’affari che stanno qui per pochi giorni. Ci sono anche turisti.
Oltre agli stranieri, molte ragazze vietnamite, ci sono più ragazze che ragazzi (proprio come nei locali biellesi!?!), ragazze che cercano di arrotondare lo stipendio o pagarsi gli studi. Non vi sto a raccontare come.
Dopo un po’ vado a dormire.

Domenica mattina mi sveglio prestissimo, un’amica mi viene a prendere in albergo, andiamo alla messa delle 7.30: lei è cattolica e ci tiene a portarmi in Chiesa. E’ molto che non entravo in una Chiesa ed anche se la messa era in lingua vietnamita e capivo solo la parola Amen, l’atmosfera di festa mi è piaciuta.
Per arrivare alla chiesa, attraverso una piccola strada che racchiude in 200 metri un piccolo mondo: sono le 7 del mattino di domenica e tutti sono già in piedi, vedi bambini mangiare, vecchiette vendere frutta e verdura, gente fare le pulizie, ragazze lavare i capelli a signore di mezza età; le case sono aperte, sembra che non abbiamo niente da nascondere e che chiunque sia il benvenuto. Una selva di motociclette mi circonda, mi scansa, ma mai neanche mi sfiora, per fortuna.

Le motociclette.
Non credo di aver mai visto in vita così tante motociclette per strada; passano ovunque, le strade sono trafficatissime di scooter in cui puoi vedere 1, 2, 3, 4, 5 persone sopra, intere famiglie, papà che guidano col bimbo più grande seduto davanti e la moglie con in braccio il bimbo più piccolo seduta dietro. Il casco non so se è obbligatorio o meno, ma nessuno lo usa. La motocicletta è il mezzo in assoluto più diffuso, poi ci sono le bici, poi le macchine. Pochissime macchine, qualche taxi, qualche furgone. Scooter dappertutto: decine, centinaia, migliaia in strade non larghissime, in cui se ci fossero tante macchine quanti scooter tutto sarebbe inevitabilmente bloccato.
E’ bellissimo fermarsi e guardare chi guida lo scooter: non c’e’ distinzione sociale, tutti ne hanno uno e tutti lo usano per andare al lavoro, per uscire con gli amici, con le ragazze, con la famiglia. Esistono immensi parcheggi destinati alle motociclette; per poche migliaia di Dong hai il posto assicurato e qualcuno che ti sorveglia la moto. Spesso e volentieri l’addetto al parcheggio scrivo con un gesso bianco sulla sella o sul fronte dello scooter il numero d’ordine di parcheggio.
La città è più vivibile, rumore a parte, poco inquinata, se paragonata con le altre città asiatiche, con un traffico scorrevole; è proprio questa la bellezza di una città che si sposta in motocicletta: non ci sono mai ingorghi, code allucinanti e attese nel traffico.
Tutto scorre ai 50 Km/ora.

La città non ha particolari attrazioni turistiche, ma è affascinante; negozi di telefonia dal design ricercato (da noi non ce ne sono), centri commerciali raffinati si affiancano a piccoli negozi, mercati, dove puoi trovare di tutto. Anche qui c’e’ il mercato notturno e nonostante che sia domenica, tutti i negozi rimangono aperti sino alle dieci di sera.
Non esiste il Mc Donald’s (non ne ho proprio visti), ma ci sono centinaia di bar e coffee shop; locali di tendenza, discoteche, locali per “foreigners” e locali frequentati da vietnamiti.
Nonostante che qui lo stipendio medi si aggiri sui 150USD al mese, la vita c’è, si vede e tutti (o quasi) sembrano godere di un’economia che tutti danno in forte crescita nei prossimi anni.
Ho mangiato noodles con beef per colazione, ho pranzato con carne alla brace, ho cenato a base di pesce alla griglia; la giornata, tra un giro in moto, un caffè, una bibita ed un po’ di shopping è stata straordinaria; tutto grazie alla mia amica Thuy, la mia amica di Saigon che mi ha fatto da guida per una giornata iniziata al mattino prestissimo e finita con un delizioso gelato in un caffè che si chiama “ciao”.

On the streets of Saigon riding a motorbike

Dear friends of mine, even if I am still touched for this wonderful day, I decided to write you something.

Last night I landed in Vietnam for the first time in my life; Ho Chi Minh City, the old Saigon, so called after the reunification made by Ho Chi Minh in 1975.
28C in the atmosphere welcomed me after I left the airport, 20C more than in Seoul: you can imagine the difference.

A step behind.
From the aircraft I saw a city full of lights but with no skyscrapers. It?s a different place, compared with the ones previously visited in Asia.
When I got off from the aircraft, I tasted a particular atmosphere: another world if compared with that one I saw in the airports in HK, BKK, Seoul, Taipei; about 20 soldiers, wearing aged uniforms that remind me those one who used to wear Russian armies during the Soviet Empire, ready to check the visa, airport staff all concentrated watching a show on the only TV inside the big border hall, the baggage claim which reminds me that one in Minsk airport.; everything seems to be stuck 30 years ago, but you can suddenly notice that even here times are changing very fast.
There are a nice 24 hours open duty free, an efficient money change office, a last minute hotel booking desk and a taxi reservation desk. Old and new live together apparently without any problems.
At the arrival exit, hundreds people are waiting for relatives, friends, boyfriends and girlfriends, business men; nobody try to steel your trolley, nobody asks you a tip, nobody try to carry you for a lift to the city centre. Everybody is quite, nobody screams: here it?s something you can easily notice.
My hotel car is waiting for me outside the airport, a guy tells me few things about this unique Country while he is driving me to the hotel; the first thing I learned is that in Vietnam there are two seasons only: the rainy season and the rice season.
Within few weeks here people will celebrate the 30th anniversary of the reunification.

I arrived to hotel around 1 am and after a while, even if tired for the long flight, I went out to visit a small piece of this city so many times described by many movies on Vietnam war.
Streets are not crowded, most of the places close at midnight, only few stay open till late.
I went for a beer in a club full of foreigners and business men. I noticed some tourists too.
There were many Vietnamese girls, more girls than men (like in our clubs in Biella?!?!), girls who try to make some money for paying their studies. I don?t tell you how they do.
I went back hotel and I fall asleep.

On Sunday morning I woke up very early, my dear friend Thuy came to my hotel to pick me up and we went to the Church at 7.30 am. She?s catholic; she wanted me to bring to see the Mass. It?s been long time I did not go to Church for a Mass, but even if the priest spoke Vietnamese and I could not understand only the word amen, I could notice the joyful atmosphere that I liked so much.
To reach the Church I passed through a small street, the street seems to be a small beautiful world; 7 am on Sunday morning and everybody is already awake. You can see children having the breakfast, old women sell some fruit and vegetables, people cleaning their houses, girls washing hair to middle age women; the houses are open, it seems that none has something to hide and everybody is welcome.
An uncountable number of motorbikes surrounded me, overpasses me, but never even touched me.

Motorbikes
I?ve never seen so many bikes in all my life on the streets; they pass everywhere, streets are crowded of scooters with 1,2,3,4 and even 5 people on, whole families, daddies who drive with their kids sitting in front of them and wives on their back keeping on her hands a baby. The helmet is not mandatory, therefore nobody uses it. Motorbikes are the number one way for transportation, after them you can find bicycles and at the end cars. Very few cars, some taxis, some vans. Scooters are everywhere, dozens, hundreds, thousands motorbikes are riding in quite small roads where if there were as much cars as scooters, everything should be stuck.
It?s amazing staring at the scooters drivers; there are no social differences, everybody has got at least one motorbike and everybody uses it for going to work, hanging out with friends, with girlfriends, with families. There are huge parking areas for scooters only; few thousand Dong (Vietnamese currency) and you can have a place where to put your scooter without any problems. The parking staff usually writes the position number with a white chalk on the seat of your scooter.
The city is more easy living than the others I visited before, a bit noisy, but not so polluted; traffic is not bad. This is what I like of a city which is moving with scooters: no traffic jam, no long cues, no wasting time stuck in the traffic.
Everything runs at 50 km per hour.

The city has no particular touristy attractions, but it is fascinating; trendy designed mobile shops (we don?t have them in Italy), luxurious shopping malls near small shops, markets where you can find whatever you are looking for.
There are night markets also here and all shops stay open ?till 10 pm even on Sunday.
There are no McDonald?s (I’ve never seen any), but there are hundreds bars and coffee shops, trendy clubs, discos, places both for foreigners and for local people.
Despite of the fact that the average monthly salary is about USD150, life is alive and almost everybody seems to take an advantage of the fast growing economy.
I ate noodles for breakfast, I had BBQ meat for lunch, I tasted BBQ fish for dinner; this day has been simply wonderful: I went around the city seated on motorbike, I had several coffees, I drank some soft drinks and I did a bit of shopping. Everything I did, I did it thanks to my dear friend, Thuy, my special friend from Saigon who drove me around the city during the whole day: we started at 7 in the morning and finished with a delicious ice cream in a coffee shop called “ciao”.