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Archivio per la categoria ‘On the road’

La Cina

18 Ottobre 2007 Commenti chiusi
Eccomi, finalmente (!?!), dopo molto tempo.

Eccomi, per la prima volta, a scrivervi di Cina. La Repubblica Popolare Cinese, questo gigante che tanto fa parlare di se nel bene, ma soprattutto nel male.

Prosegui la lettura…

Zero

8 Settembre 2007 Commenti chiusi

Cinco de Mayo

5 Maggio 2007 Commenti chiusi


It’s commonly thought that Cinco de Mayo (“The fifth of May” in Spanish) is Mexico’s Independence Day, but the day actually commemorates the Battle of Puebla. On May 5, 1861, Mexican forces led by General Ignacio Zaragoza conquered the French occupation forces near the city of Puebla. It’s this victory that’s celebrated every May 5 throughout Mexico and the U.S, while Mexico’s Independence Day is celebrated September 16.
Riferimenti: Cinco de Mayo

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Ancora una volta un viaggio straordinario – Another wonderful trip

31 Ottobre 2006 1 commento


Ancora una volta, un anno dopo, un altro viaggio straordinario.
Non ho idea se ho stabilito un piccolo record, neanche mi interessa.
Cio’ che mi interessa e’ ricordare tutte le persone straordinarie, nel vero senso della parola, che ho incontrato, conosciuto, amato e con cui ho parlato, litigato, lavorato, condiviso momenti incredibili e momenti indimenticabili; persone, amici, con cui ho condiviso momenti tristi e momenti felici, momenti di lavoro intenso e di forte passione, momenti di profonda amicizia e di solitudine, momenti di noia e di straordinaria intensita’.
Straordinario, appunto, e’ cio’ che ho vissuto in un viaggio in cui:
ho volato in tre diversi Continenti (America, Europa, Asia);
lavorato in 6 citta’ con piu’ di diecimilioni di abitanti (Mexico City, Los Angeles, Seoul, Bombay, Delhi, Calcutta),
in 7 diversi Stati,
nei quali ho utilizzato 6 numeri di cellulare diversi;
viaggiato per 58.428 miglia* (94.028 Km), due volte virgola 7 il giro del mondo,
passando 8.330 minuti (139 ore ca.)
in 31 diversi aerei (8 in India)
di 13 diverse compagnie aeree (KLM, Alitalia, Mexicana, Air France, Cathay Pacific, Delta Airlines, Iberia e, in India, Air Sahara, Jet Airways, Air Deccan, Paramount, Spice Jet, Indian Airlines);
non ho idea di quante ore sia stato nei 20 diversi aeroporti in giro per il mondo, di cui 2 in America, 8 in Europa e 10 in Asia, 7 nella sola India;
guidato per 900 Km in Portogallo e 550 miglia a Los Angeles;
dormito in 23 diverse stanze in 19 alberghi,
in 14 settimane di viaggio
durante le quali ho dormito a casa tre notti…

Adesso sono a casa e finalmente mi dedico un po’ al mio amico blog che ho trascurato un po’ troppo nelle ultime settimane.
Al prossimo viaggio.

*conteggio effettuato in base al calcolo delle miglia sul sito:

http://www.webflyer.com/

One year later once more another wonderful trip.
I have no idea if I estabilishe a little record, actually I don?t care about it.
I only like to remember all the extraordinary people I met, I saw, I loved during my trip; all the people I talked with, fight with, worked with and shared incredible and unforgettable moments; people, friends with whose I shared sad and happy moments, moments of hard job and deep passion, moments of great friendship and strong lonelyness, boring moments and moments full of extraordinary intensity.
Wonderful is what ive done during the trip where:
I flew in three different Continents again (America, Europe and Asia);
I worked in 6 cities with more than ten million inhabitants (Mexico City, Los Angeles, Seoul, Bombay, Delhi, Calcutta),
in 7 Countries,
where I used 6 different mobile numbers;
I travelled for 58.428 miles*, two times dot 7 the length of Equator,
staying 8.330 minutes (139 hours about) inside
31 different aircrafts (8 in India)
of 13 different air companies (KLM, ALitalia, Mexicana, Air France, Cathay Pacific, Delta Airlines, Iberia and, in India, Air Sahara, Jet Airways, Air Deccan, Paramount, Spice Jet, Indian Airlines);
I have no idea how many hours I spent in 20 different airports around the world, 2 in America, 8 in Europe and 10 in Aisa, 7 in India only;
I drove 900 Kms in Portugal and 550 miles in Los Angeles;
I slept in 23 different rooms in 19 hotels,
in 14 weeks of trip
while I slept at home for three nights?

Now Im at home and I can spend some time for my blog.
See you for the next trip.

*miles based on the mile calculator found on the following website:

http://www.webflyer.com/

Sunita

22 Agosto 2006 1 commento


Ancora una volta qui, fuori dal mio albergo, in Connaught Place, Delhi, India.
Ancora una volta con il suo sorriso.
Ancora una volta mi ha riconosciuto ed e’ venuta a stringermi la mano.
Ancora una volta aveva fame. Stringeva un cagnolino, non piu’ il suo fratellino come la prima volta. Ora il suo fratellino puo’ camminare.
Ancora una volta una foto, questa volta insieme a me.
Questa volta, forse, qualcosa in piu’ di una semplice foto da mostrare….

c.

Once again nearby my Hotel, in Connaught Place, Delhi, India.
Once again with her smile.
Once again she saw me and came to shake my hand.
Once again starving. Holding a pet, not his little brother, like the first time we met. Hes able to walk now.
Once again a photo, this time together, her and me.
This time, maybe, something more than a simple photo to be shown…

c.

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Da Hollywood a Bhollywood

14 Agosto 2006 Commenti chiusi


Da Hollywood a Bhollywood

Eccomi qui a raccontarvi “brevemente” la mia esperienza in un cinema indiano, cosa che vale la pena fare almeno una volta nella vita.
Se una decina di giorni fa mi ritrovavo nella Mecca del cinema a vedere “Superman returns”, sabato sera mi sono ritrovato a Coimbatore, conosciutissima (!?!) anche come la Manchester dell’India, a vedere “Kabhi Alvida Naa, Kehna” (“Mai dire Addio”), blockbuster indiano che vede tra i protagonisti, i due maggiori divi della scena locale: Amitabh Bachchan (il papà)e suo figlio Abhishek (in seguito chiamato cornuto o figo).
Tre ore e mezza di film, in lingua Hindi, che qui cercherò di riassumere sempre “brevemente”; ecco la storia.
Questa e’ la storia di un amore che rompe tutte le relazioni, cosi recita il sopratitolo al film.
Ci sono due coppie, un padre single ed una madre single, più un figlioletto un po’ sfigato.
N.Y. 4 anni prima.
Un giocatore di calcio all’apice della carriera, la fidanzata ha appena trovato un lavoro come giornalista qui nella Grande Mela; l’altro, ricco ereditiere che si sta per sposare. Il giocatore, finita la sua ultima partita dove si rende protagonista di azione con calcio di rigore annesso, riceve la telefonata della fidanzata che gli comunica del suo nuovo lavoro. Lui se ne va a camminare in un parco, dove incontra la futura sposa dell’altro; lei un po’ triste, lui la fa sorridere; i due si salutano, ma continuano a voltarsi per cercare lo sguardo dell’altro: e’ amore a prima vista, ma gli eventi li separano. Lui felice, con la testa tra le nuvole, esce dal parco ed una macchina lo prende sotto: fine della carriera.
N.Y.: 4 anni dopo.
Le due coppie sono ormai consolidate, ma durante un ricevimento si incontrano tutti e 4, compresi la mamma di una lei ed il padre di un lui (non il giocatore, l’altro). Scatta la scintilla tra i due di prima, che, vivendo una vita coniugale non troppo felice, tra una cosa e l’altra si incontrano sempre per caso tra le strade della città. Il giocatore e’ ormai un allenatore di una squadra di ragazzini scarsa (sono tutti indiani), che cerca la grande occasione; la moglie e’ una donna in carriera ormai, direttrice di una rivista femminile.
L’altro a capo di una società, che si prende anche cura del padre, inguaribile donnaiolo a cui piacciono le ragazzine ventenni.
Si va avanti cono lunghi dialoghi e scenette da commedia italiana anni settanta.
Finché le due coppie, con al seguito mamma e papà, si ritrovano in una discoteca, dove arriva la prima e molto bella scena di ballo, tipica dei film indiani: coreografia eccezionale, bei ritmi, canzone molto orecchiabile: padre e figlio sono i protagonisti della scena, ballano e cantano.
Il film va avanti, le due coppie sono sempre più in crisi; dramma di metà film: le due coppie si ritrovano nello stesso ristorante, all’insaputa l’una dell’atra, ma i due amanti si cercano con sguardi fugaci. Si ritorna a casa, serata indimenticabile per i due non amanti, ma con la scusa della carriera di lei e del lavoro di lui, le due coppie litigano furiosamente e se ne vanno ognuno per conto loro a farsi un giro in città: l’ex giocatore incontra l’altra alla stazione deserta dei treni. Lui dichiara di amare lei… ma si devono ancora una volta lasciare.
FINE PRIMO TEMPO
pop corn, bibite, patatine, pisciata nel bagno più sporco che abbia mai visto in vita mia: le nostre stazioni sono hotel a 5 stelle. Ci si sgranchisce le gambe, due passi, e…
SECONDO TEMPO
Le due coppie sono quasi scoppiate. Il papà di lui e la mamma dell’altra (quelli che non si sono innamorati l’un l’altro) cercano di rimettere le cose a posto; intanto anche tra di loro nasce un’amicizia, solo amici, perché il padre cambia ragazzina ogni settimana.
Intanto gli altri due diventano amanti, all’insaputa dei loro rispettivi coniugi; s’incontrano sempre più spesso, questa volta non a caso, etc.
Intanto gli altri due diventano amici e si confidano che sono ancora innamorati dei rispettivi coniugi, nonostante la crisi. L’ex calciatore da appuntamento all’amante, ma nel frattempo anche la moglie fa la stessa strada dell’amante, attraversano la strada insieme senza vedersi, ma entrambi guardando lui che le attende dall’altra parte con un mazzo di rose, scena lentissima e drammone sfiorato: quasi si incontrano, ma quando l’amante si accorge della moglie, si gira e se ne va, mentre lui va dalla moglie e le da le rose; dopo 2 minuti saluta. Se ne torna dall’amante, un po’ triste, ma le regala una rosa. Cosi le cose non possono andare avanti.
Lei torna a casa dal marito che scopre la rosa, ma lui non si incazza molto. Il giorno dopo le fa trovare la casa piena di fiori. Intanto anche l’altra cerca di riconquistarsi il suo calciatore.
Mentre i due cornuti sono in discoteca (e il collegamento con la loro infelicità non mi e’ molto chiaro), con tanto di scena di musica e danze con Dj impersonato da un qualche divo indiano alla cui vista il pubblico urla, gli altri due si ritrovano in un hotel.
Ma ormai le cose non funzionano.
Intanto il padre di lui e la madre di lei, scoprono i due amanti, sempre in circostanze casuali in giro per la città. (del resto N.Y. e’ un grande paese…). Imbarazzo totale. Loro sono i genitori dei due coniugi cornuti, tanto per chiarire.
Ancora un dramma.
Nel bel mezzo del nulla, nella notte al padre viene un infarto (forse per i ritmi troppo frenetici che deve sostenere per accontentare le voglie delle ragazzine che si porta a letto). Tutti corrono all’ospedale.
Il figlio rimane solo, neanche per rispetto del padre, la moglie si reinnamora di lui. Lei riferisce del dramma all’amante.
Ma il peggio sta per venire.
I due cornuti scoprono la tresca dei rispettivi coniugi. E’ Separazione. Ma nessuno e’ felice.
Lei sta per andare da qualche parte tipo Philadelphia (non idea del perché Philadelphia), il cornuto continua a lavorare. L’ex calciatore riesce ad avere un contratto in una squadra di Toronto. L’ex moglie e’ sempre più in carriera, un suo collega ci prova, ma lei lo rifiuta.
I due amanti vedono che le cose non possono andare avanti cosi.
Lei insegue lui alla stazione, dove l’ex calciatore e’ ormai sul treno per Toronto; lui non vuole farsi trovare da lei, si nasconde, ma mentre il treno parte lei lo vede dal finestrino. Lui quasi non la guarda. Lui seduto, il treno parte, lei rimane sola, passa il treno, lui ricompare dietro di lei (mah!?!).

3 anni dopo
Lei vive da sola a Philadelphia, credo; l’ex marito la va a trovare e le porta la foto, che sembra essere una delle migliaia in cui Bachchan compare come testimonial di una qualsiasi cosa qui in india, del padre: i due si ritrovano, si abbracciano. Ma indietro non si torna.
Intanto l’ex calciatore questa volta parte davvero per qualche posto. Riconquista il figlio che pero’ deve lasciare. Ho trascurato un po’ il figlioletto, ma pazienza.
Il film finisce che:
Ad una festa il figo ex cornuto vive con un’altra donna, bianca.
L’ex moglie in carriera sta con la mamma.
Gli altri due si incontrano ancora in una N.Y. che fa da sfondo alla scena finale che mi sono più o meno perso perché qui la gente se ne stava già uscendo dal cinema…
Tre ore e mezza di film e questi qui se ne vanno dalla sala a 5 minuti dalla fine: valli a capire sti indiani.

Alcune curiosità

I dialoghi sono spesso lunghissimi, non manca mai il monologo recitato dal principale attore del film; tutto è lento e tutto viene dettagliato nei minimi particolari, altrimenti 3 ore e mezza non avrebbero alcun senso vista la debolezza della trama che ricorda i nostri film anni settanta.
L?uso degli effetti sonori (es. pernacchia o similari) è limitato ad alcune scene che si svolgono tipo ?gag degli equivoci?.
Non vi sono altri attori se non i sei protagonisti; tutti gli altri sono solo comparse.
In genere i ?bianchi? sono molto bianchi, quasi tutti pallidissimi, un po? sfigati e bruttini. Siano essi donne o uomini.
La recitazione è veramente di basso livello, sembra in alcuni momenti di rivivere scene alla lino banfi e alvaro vitali, ma peggio recitate; le donne (escluse le protagoniste che sono un minimo gravine) recitano come delle pornostar.
Almeno tre/quattro scene di ballo e canto, tutte molto belle e coreografiche, anche se doppiate malissimo.
L?audio della sala cinematografica è altissimo, anche perché qui si usa rispondere e parlare al cellulare, i bambini piangono o parlano, etc. Quindi più l?audio è alto, più la gente urla.
La gente partecipa al film in maniera marginale: forse anche perché questo film in realtà non è piaciuto molto. Da notare che se qualche ?star? locale fa la sua comparsata (come in questo film), la gente grida e applaude.
Film questo ad alto budget per essere un film indiano: girato interamente a New York, anche se per le scene credo che non siano stati utilizzate più di tre/quattro diverse locations.
La regia a volte se la cava bene, soprattutto nelle scene di danza (sono molto bravi), ma spesso è abbastanza banale e scontata: inquadrature fisse con grandi zumate, primi piani banali, non c?è molto ritmo. Anche perché il film non lo richiede. Su questo punto mi piacerebbe vedere un film d?azione.
Dialoghi… su questo non posso dire nulla: il film in lingua hindi mi ha permesso di capire la trama, ma mi sono perso il 98% di ciò che si sono detti gli attori tra di loro, immaginazione a parte; a volte gli attori usano espressioni in lingua inglese, fa parte anche del loro modo di parlare.
Il look degli attori è sempre lo stesso, qualsiasi essa sia la scena: la capigliatura, sia che si trovino sotto una pioggia grondante o in discoteca, è sempre la medesima. Sia quella di protagonisti maschi, soprattutto, ma anche quella delle donne.
Ambienti sempre molto ricchi, ville che sembrano castelli, appartamenti modernissimi dotati di ogni comfort ed arredati in maniera moderna; il personale di servizio rigorosamente ?bianco?.
N.Y. sembra una città pulitissima e magari lo è anche, ma non mi risulta: credo che però il pubblico questa cosa non la noti molto, visto come sono le città qui in India.
Tutto sommato 3 ore e mezza molto interessanti, non mi sono neanche addormentato, viste anche le poltroncine più scomode che al Mazzini sala 1 (quella sopra).
Teatro dotato di Aria condizionata, che in realtà sono quattro ventole appese al soffitto e non funzionanti; vi lascio immaginare l?aria dopo che un migliaio di persone hanno affollato la sala e respirato e fatto altri tipi di versi per quasi quattro ore, al terzo spettacolo della giornata.
Primo spettacolo ore 11.30, secondo ore 15.00, terzo ore 18.30, quarto ore 22.00.
Prezzi: 80 rupie first class (platea), 90 rupie balcony (galleria), 100 rupie Boxes (prive), ma non presenti al momento. (1 Euro = 57 Rupie ca. Fate voi i conti)
In tre ore e mezza di film, nonostante che l?amore che distrugge ogni relazione sia al centro di tutto, una scena d?amore appena accennata e recitata come se fosse una gag, ma mai neanche un bacio sulle labbra, troppo presto da queste parti: anche questa è India.
Ciao
Riferimenti: Il sito del film

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Californication

4 Agosto 2006 2 commenti


Terminata la settimana messicana, eccomi atterrato a Los Angeles, la città degli angeli.
In aeroporto si capisce subito di essere arrivati negli States: controllo passaporto digitale, impronte digitali, fotografia con webcam digitale; solo il poliziotto non è digitale.
Però questa volta voglio saltare in avanti di qualche giorno; partiamo dalla fine.
Los Angeles, come tutti sapete, è la mecca del cinema, la capitale mondiale dell?industria cinematografica e di tutto ciò che gira intorno a questo immenso business.
Di questo business i principali attori, sono proprio gli attori; legato al fatto di essere attori, nell?immaginario comune, c?è la definizione di villa hollywoodiana: stasera, girando per Mulholland Drive, una strada panoramica sulla collina di Hollywood, ho visto case che nessun essere umano abitante a Biella e dintorni può neanche solo immaginare. Pur essendo imboscate e circondate da palme giganti ed una vegetazione che sembra di essere in Amazzonia, la sensazione di quanto siano grandi e lussuose queste casette è abbastanza forte. Non credo che esiste altro posto al mondo con una concentrazione di cosi tante case da sogno come in questo posto: del resto qui siamo ad Hollywood.
Una cosa si nota sin da subito appena si arriva qui in America: nella maggior parte delle case (ville dei divi di Hollywood escluse, per ovvi motivi), non c?è traccia di cancellate o reti metalliche per proteggere la proprieta? privata. Dalla strada, passando per il verde giardino, si arriva direttamente in casa. Questo mi piace. Noi invece amiamo il filo spinato. Culture e modi di vita diversi.
In questi giorni ho capito perché la maggior parte degli attori vive da queste parti: sono tutti dipendenti di Hollywood, quindi è naturale che per recarsi al lavoro devono abitare in un posto vicino. Un po? come chi lavora in Banca Sella a Biella, abita a Biella o nei dintorni, mica a 100 Km.
Non è facile dare un?identità a queste righe, in fin dei conti si sta parlando in un certo senso di finzione; ma Los Angeles è una città che noi tutti ci sembra già di conoscere. Girare da queste parti è come vivere dentro un film, senza neanche dover pagare il biglietto per visitare gli Universal Studios.
È forte la sensazione di esserci già stato, ma senza ricordarsi quando e come: è un po? questa l?atmosfera che avvolge questa intera città.
Ogni strada è in qualche modo stata resa famosa da film più o meno conosciuti.
C?è il sunset boulevard, il viale del tramonto, nel quale ho visto il tramonto passandoci in macchina; c?è il kodak theatre dove si svolge la cerimonia degli Oscar e vicino al quale c?è il ristorante italiano Trastevere in cui ho mangiato una pizza margherita, servito da una cameriera lituana.
C?è Santa Monica e Venice Beach, che sono un po? la Rimini e la Cesenatico di Los Angeles; Venice Beach, oltre che da migliaia di turisti è anche frequentata dagli ultimi frikettoni rimasti fermi ancora agli anni sessanta, nel senso che l?ultima doccia credo l?abbiano fatta proprio in quegli anni.
C?è Hollywood Boulevard, con i marciapiedi pieni di stelle con i nomi di personaggi del mondo dello spettacolo, zoccole neanche lontano un miglio e locali di striptease forse un paio, più per coreografia che per convinzione. Tutto sommato resta però uno dei posti peggio frequentati della città, se si esclude Downtown, la parte ?vecchia? della città.
Proseguendo il giro per la città si arriva a Beverly Hills, zona residenziale famosa per lo shopping e per la serie TV che ci ha rotto i maroni per anni… senza parlare di Melrose Place.
Vicino al mio albergo, qui in Downtown, che resta il quartiere più sporco della città, c?è il famoso e mal frequentato New Million Dollar Hotel, sopra il tetto del quale gli U2, vent?anni fa hanno suonato ?Where the streets have no name?.
Ci sono i famosi Studios: Universal, Warner Bros, Sony Entertainment e chi più ne ha più ne metta, insomma, non manca proprio nulla e tutto è proprio come lo si vede al cinema… o quasi.
A proposito di cinema, un?esperienza da provare è quella di andare a vedere un film d?azione in una multisala americana con pubblico locale. La sala cinematografica è una specie di ristorante nel quale si può portare ogni cosa da mangiare e da bere, obbligatoriamente di dimensioni giganti.
Io sono andato a vedere ?Miami Vice?, tra parentesi(ho contribuito al record di incassi della pellicola durante il primo weekend di programmazione nelle sale americane)chiusalaparentesi; a parte le slides pubblicitarie che sembra quasi di essere al Mazzini (più o meno), nell?attesa del film viene trasmessa musica e/o video musicali. L?audio è una cosa spaventosa: anche un sospiro ti spaventa per quanto alto è il volume (non sembra più di essere al cinema Mazzini).
Il pubblico, al quale un avviso ad inizio film si rivolge invitandolo a non parlare (il problema cellulari non esiste, le sale sono schermate), ama partecipare con applausi ed urla alle scene più avvincenti del film; ad ogni morto ammazzato, sempre che si tratti di un cattivo, scatta l?applauso e tutti si sentono coinvolti nell?azione. Del resto l?atmosfera è davvero coinvolgente.
Senza dubbio vedere un film qui a Los Angeles è un modo interessante per capire un po? come sono fatti sti americani.
Dei loro difetti non ne voglio parlare, quelli già li conosciamo meglio ancora dei nostri. Voglio parlare invece delle virtù di questa gente che più mi hanno positivamente sorpreso.
Innanzitutto qui c?è un rispetto delle regole che noi Italiani non abbiamo neanche idea di cosa significhi. In certe zone è persino vietato fumare all?aperto, vedi Santa Monica e Venice Beach; ebbene, nonostante che ci siano migliaia di persone in spiaggia e sulle passeggiate, non c?è traccia di mozziconi di sigarette per terra e nessuno osa fumare se non in zone ben delimitate dove il fumo è consentito. E sono pochi quelli che lo fanno. Tra quei pochi ci sono sicuramente i molti turisti italiani.
Non ho mai visto una città cosi grande con tanto verde e tanti giardini curatissimi nei minimi particolari, senza che ci sia l?ombra di una cartaccia: gli americani amano usare i cestini; può sembrare un?eresia a noi italiani, ma invece qui questa è una buona abitudine. Un esempio su tutti.
Domenica, Venice Beach, festa indiana e altre cose domenicali, almeno 30.000 persone nelle strade, a mangiare seduti nei prati vicino la spiaggia, bere, giocare: quando si finisce, si raccolgono gli avanzi e si butta tutto nei cestini. Anche dopo un picnic in spiaggia.
Qui non ti proibiscono di calpestare le aiuole o sederti nei curatissimi giardini, anzi: la gente si riposa, i bambini giocano, le persone chiacchierano. Da noi l?importante è non calpestare le aiuole, poi anche se si portano i cani a fare i bisogni nei parchi giochi va bene lo stesso.
Esistono i baywatch, magari non sono proprio come Pamela Andersson o David Hasseloff, ma sono gentili, efficienti, professionali e cordiali con la gente che sta sulla spiaggia. L?Oceano non è cosi freddo come pensavo, almeno in questa stagione, ma le onde fanno veramente paura per quanta forza sprigionano: c?è veramente da fare molta attenzione se si vuole nuotare un po? al largo, ma non è consigliabile: infatti non ho notato nessuno che si avventura in una cosa cosi rischiosa.
Dicevo che Los Angeles è una città pulita, almeno nei quartieri ?americani?, mentre in quello cinese e giapponese (dove sto io), è già un po? diverso. La città è pulita grazie soprattutto al senso civico della gente. Questo è importante sottolinearlo.
Per strada non ho visto un auto parcheggiata non solo in seconda fila, ma neanche in divieto di sosta o su strisce pedonali o dovunque esista un divieto; eppure qui i parcheggi si pagano e cari. Ci sono zone e momenti della giornata che paghi anche 20 dollari per parcheggiare; infatti, in molti casi, nei parcheggi pubblici la tariffa varia a seconda dei momenti della giornata. Domenica mi è capitato di spendere 10 dollari per parcheggiare l?auto in un posto pubblico a Venice Beach; in quel momento il parcheggio era semivuoto. Dopo qualche ora, tornato a riprendere l?auto, la tariffa era salita a 15 dollari: parcheggio quasi pieno. Questa è una perfetta applicazione della legge dei prezzi determinati da domanda e offerta. Il parcheggiatore è un lavoro redditizio, si paga sempre in anticipo, per questo motivo si spiegano le decine di omini dotati di bandierina che ti invitano a parcheggiare l?auto nella propria zona di competenza.
In macchina sti americani guidano spesso rispettando i limiti, che variano a seconda delle zone, delle strade, delle condizioni di traffico: in una parola, sono efficienti.
Le freeway sono a tre, quattro, cinque corsie, ma anche le strade cittadine sono spesso a tre corsie; ci si mette un attimo a capire il sistema, di come funzionino le cose, ma poi tutto è molto facile.
Esistono addirittura corsie dedicate alle macchina che portano almeno due passeggeri, si chiamano ?carpools lanes?.

Provate ad immaginare che:
I camion viaggiano tutti nella loro corsia, senza creare pericoli o fare i pazzi.
I pedoni hanno la precedenza assoluta e nessuno osa mettere a rischio la loro incolumità; anche per questo motivi quando attraversano la strada sembra stiano passeggiando per vetrine: non c?è verso di vederli correre.
Quando c?è una situazione in cui si vengono ad incrociare due file di macchine che viaggiano in senso opposto e che devono svoltare in direzioni opposte, incrociandosi, la regola è che si fa passare una macchina per ogni fila alternativamente: adesso tocca a te, ora tocca a me, uno alla volta, e cosi via… io quando ho notato la cosa non credevo ai miei occhi.
Nei parcheggi destinati alla clientela del locale (es. McDonald?s), anche se semivuoti ed anche se intorno non c?è un posto neanche a pagarlo oro, i posti rimangono liberi.
Venice Beach, domenica pomeriggio: mezz?ora per trovare un parcheggio, che poi ho trovato pagando 10 dollari; un casino di gente e di macchine. Starbucks adiacente alla via che porta alla spiaggia, parcheggio riservato alla clientela semivuoto (e gratuito), rimasto semivuoto (e gratuito) sino a sera!
Nessuno suona il clacson anche se ci metti mezzo secondo a partire con il verde.
(che ho appena finito mezzo kilo di gelato Haagen Dazs al cioccolato… questa è facile da immaginare)
Che si può anche superare a destra quando si viaggia per corsie parallele, ma sempre con prudenza e senza mai correre rischi.
Che praticamente le strade non sono mai intasate, anche se credo ci siano più macchine che a Napoli, Milano, Roma e Torino messe insieme. Qualche coda nelle ore di punta in certi tratti, ma traffico sempre scorrevole.
Che la benzina costa un terzo o forse anche meno: ma di questo non sono sicuro perché qui si va a galloni e non ho la più pallida idea di quanto sia un gallone.

500 miglia in cinque giorni per le strade di Los Angeles è un?esperienza senza dubbio abbastanza importante.

Immaginate cosa succederebbe nelle nostre città se anche da noi tutto ad un tratto questo si avverasse? Impossibile, noi siamo Italiani. Eppure sarebbe cosi semplice.
Continua…

From left top clockwise:
Staples Center
Sunset Boulevard and Hollywood Boulevard intesection
Downtown L.A.
Universal Studios
My “compact” car

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Si riparte, ancora una volta – It’s time to leave, once again

22 Luglio 2006 2 commenti

ONE live by U2 & R.E.M. (click on the title)

Ancora una volta e’ tempo di fare le valigie. Ancora 3 mesi a girare per 3 Continenti. Ancora una volta una tappa da aggiungere a questo diario online. Si riparte, ancora una volta.

Once again it’s time to make my luggages. Another 3 months tripping around 3 different Continents. Another new leg to be added to this online diary. It’s time to leave, once again.

Video importato

YouTube Video

Riferimenti: ONE

CAMPIONI DEL MONDO

10 Luglio 2006 Commenti chiusi


We are the Best. Bravi. CAMPIONI.
Riferimenti: FIFA World Cup 2006

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I miei post anche in inglese – My posts also in english

23 Maggio 2006 1 commento

Ho iniziato a tradurre i miei post anche in inglese, lavoro che sara’ lungo e difficile. Mi scuso in anticipo per la mia carenza grammaticale, ma consideratelo un esercizio intellettuale.
c.

I began to tranlsate my posts from italian to english; it will be hard and take long time. Sorry for my poor english, pls forgive me.
c.