Archivio

Archivio per la categoria ‘Città del mondo’

Gli Angeli – Minsk, Delhi, Mumbai, Bangkok, Hong Kong

13 Maggio 2007 Commenti chiusi

Eaton Hotel, Hong Kong

1 Maggio 2007 Commenti chiusi

Video importato

YouTube Video

click play button
Riferimenti: YouTube

Categorie:Città del mondo Tag: , , ,

Stockholm, 3.30 pm

5 Dicembre 2006 1 commento
Categorie:Città del mondo Tag:

Paris

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


L’arc en la Defense

Categorie:Città del mondo Tag:

Los Angeles

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


The new one million dollar hotel

Categorie:Città del mondo Tag:

Los Angeles spots

6 Agosto 2006 Commenti chiusi


From left top clockkwise:
Santa Monica
Venice Beach
Mulholland Drive
Kodak Theatre, the Oscar Ceremony Theatre
Beverly Willshire Hotel, Beverly Hills

ciao

Categorie:Città del mondo Tag: ,

Celebrating Thailand, its wonderful People and its King

12 Giugno 2006 Commenti chiusi


The 60th anniversary of King Bhumibol Adulyadej’s accension to the throne.
Riferimenti: Thailand Photo Blog

Dedicated to everybody who loves travelling

20 Maggio 2006 1 commento

Hong Kong, Saigon, Bangkok, Singapore, Taipei, Mexico City, Porto, Puebla, Delhi, Mumbai, Teheran, Lahore, Kolcata, Karachi, Beijing, Dubai, Bangalore, Chennai, Agra, Isfahan, Phuket, Chang Mai, Phi Phi Island… places I loved, places I still love so much.
Have a look

Seoul e la Fattoria degli Animali

13 Ottobre 2005 Commenti chiusi

Carissimi lettori,

questa e’ una storia vera, con protagonisti veri ed i fatti coincidono alla realta’ senza troppa casualita’.
Come per tutte le storie vere, un po’ di fantasia e’ necessaria per capire meglio i fatti raccontati; fantasia che comunque mai e poi mai supera la realta’.
Come premessa, vorrei innanzitutto sottolineare l’ironia di fondo di questa pagina che non vuole essere offensiva nei confronti dei protagonisti: mi scuseranno quindi gli animali in primis (paragonati spesso ingiustamente ai koreani) ed i koreani, appunto, in secondo luogo, che anche se si offendono, comunque, non te lo verranno mai a dire.

Inizio della storia liberamente tratta dal racconto di G. Orwell.

Seoul e’ una citta’ immensa, come diverse volte ho gia’ scritto e raccontato nel mio blog; 18/20 milioni di abitanti, terza citta’ al mondo per numero di abitanti dopo Tokio e Citta’ del Messico, etc.
Immaginate voi che casino puo’ essere questa citta’. Invece no.
A parte un traffico allucinante, ma, nei limiti, ordinato, la citta’ e’ ordinata, pulita, senza troppa delinquenza, tranquilla da girare in ogni momento del giorno e della notte; non esistono i cosiddetti “quartieri ghetto”, a parte Itaewon, che non si puo’ certo paragonare a Le Vallette di Torino o a qualsiasi altra periferia italiana e non.
Non e’ una citta’ bella, non esiste nulla che si possa chiamare “centro storico”, a parte una piccola zona, Sinsa, che pero’ non e’ paragonabile a nulla che possiamo trovare in qualsiasi paese o citta’ italiana o europea; qui le cose antiche, sono vecchie, quindi in qualche modo vanno eliminate per lasciare spazio al nuovo che avanza senza freni.
Seoul e’ una citta’ tutto sommato vivibile, ci sono mezzi pubblici efficienti, si puo’ mangiare locale con pochi Euro oppure si trovano senza problemi, anche se non sono moltissimi, tipi di ristoranti che rappresentano cucine di diverse parti del mondo; ci sono pub, bar, discos, coffee shop, insomma non sarebbe una citta’ impossibile (o quasi) da vivere…
…purtroppo pero’ questa citta’ e’ abitata da 18/20 milioni di koreani, tutti piu’ o meno uguali!!!

La Fattoria degli Animali
In ordine casuale, ecco un elenco delle specie piu’ numerose presenti in questa citta’.

Gli Asini
Sono i ragazzi (maschi) di eta’ da college, studenti che frequentano l’Universita’ o corsi Master, post lauream, hanno dai 18 ai 24 anni ca. Il target si puo’ anche intendere un po’ piu’ allargato.
Dovrebbero rappresentare il futuro di questo Paese e purtroppo lo rappresentano.
Non mi dettaglio sull’aspetto fisico che e’ caratterizzato da sguardo assente, il piu’ delle volte scemo, capelli dritti ingellati e magari colorati, occhiali improbabili e vestiti male, come i loro genitori, del resto.
Spesso usano borse a tracolla, che dovrebbero essere caratteristica esclusiva o quasi delle ragazze; hanno il cervello bruciato, non dal troppo studio, ma dal continuo ascolto di lettori MP3, cuffie stereo e telefoni cellulari che credo usino anche per andare al cesso.
Niente li ferma, nessuno, sono sempre in movimento, ma non sanno bene dove andare; camminano sempre in gruppo, poche volte nel gruppo sono in compagnia di femmine (probabilmente non si sentono ancora pronti per affrontare l’altro sesso). Non parlano una parola di inglese, neanche “Hello” ti sanno dire, eppure sono tecnologici, ma di solo made in korea… beati loro. Dicono di frequentare corsi di lingua inglese, boh!?! Il futuro della Korea sono loro.

I Muli
Ci sono due tipi diversi e ben distinti di muli; il primo e’ quello rappresentato dagli uomini di fatica del mercato tessile: passano le giornata a portare su e giu’ per 3/4/5 piani alla volta decine di kili di pezze, di tessuti e di materiale di cui necessitano i venditori presenti nel mercato. Una palazzina di 6 piani che salgono e scendono in continuazione, sempre a piedi, per le scale perche’ non possono utilizzare gli ascensori; sono sudati e puzzano, poveretti, e guadagnano anche poca roba. Un lavoraccio.
Altro tipo di mulo e’ la casalinga. La donna sposata, con figli che passa la vita a crescere i figli, a servire il marito, a cucinare riso e kimci, ad aspettare sempre il marito che, a fine giornata, torna a casa dopo aver trombato qualche ragazzina piu’ giovane in uno dei migliaia di night club sparsi per la citta’. Il futuro per una ragazza, qui in korea, ancora oggi non e’ semplice, purtroppo. O ti sposi giovane (prima dei 25 anni) o sei praticamente zitella e magari ti cerchi uno straniero, perche’ i tuoi coetanei koreani non ti guardano neanche piu’ in faccia. Del resto, come gia’ detto, i coetanei maschi koreani sono stupidi.

Il Gallo
E’ l’uomo di mezza eta’, sposato, con famiglia, che ha un buon posto di lavoro e guadagna bene; spesso e’ un dirigente di azienda o dirige una propria azienda. E’ una persona che si puo’ permettere di tutto, anche di spendere 150 Euro in una sera per andare in uno di quei night club, dove ci si puo’ ubriacare, farsi toccare e toccare ragazzine che ballano mezze nude, che hanno vent’anni in meno, tra un bicchiere di whisky ed un frutto esotico e magari portarsene una in camera, nel Love Hotel sovrastante il club, dove spendere altri 80 Euro per una camera e 200 Euro per trombarsi, sempre una di queste ragazzine disponibili a tutto o quasi, per soldi. Naturalmente, ubriachi, spesso e volentieri si addormentano dopo pochi minuti. Sentirsi un gallo e’ un bene di lusso, ma molti qui se lo possono permettere.

Le Galline
Sono le ragazzine che ballano mezze nude, si fanno toccare, ma non trombare, probabilmente sono studentesse universitarie che hanno deciso di fare soldi facili facendo le puttane (ma del fatto che siano studentesse, non ne sono certo… lo deduco dall’eta’); sono a centinaia, ogni sera della settimana, tranne la domenica, accompagnano i galli, ballano con loro e qualche volta fanno anche di piu’: tutto dipende dalla cifra che si vuole spendere. Tutto ruota attorno al Won.
Non ti guardano mai negli occhi, forse si vergognano un po’, forse hanno paura di essere riconosciute; non danno confidenza agli stranieri che come me in quell’hotel, bello per carita’, ci stanno tre settimane per motivi di lavoro.

I Topi
Sono le migliaia di persone che lavorano al mercato di Dongdaemun Shopping Complex (http://b2b.zipia.net/ il sito e’ troppo bello e rende l’idea solo in minima parte), rinchiusi in tre palazzi uno attaccato all’altro, 6/7 piani… non l’ho ancora capito e mai lo capiro’.
Stanno li’ dalla mattina alla sera, ognuno nel loro piccolo stand, 2-3 mq di spazio dove metterci i tessuti, i campioni, sedie, tavoli, pc, telefoni in abbondanza, fax, stampanti, frigobar, acquari, leggere il giornale, giocare a carte, mangiare, bere caffe’ e anche, capita, lavorare.
Di solito c’e’ il President con moglie e ragazzo (figlio!?!) al seguito: il ragazzo e’ quello con la faccia da scemo che da via campioni, srotola ed arrotola tessuti, gestisce le attivita’ manuali quando e’ in grado di capire dove si trova.
Il President sta sempre al telefono, guarda la televisione, gioca con il PC o a carte con gli amici; fuma fregandosene del divieto di fumare.
La moglie… qualcosa fara’.
Centinaia di stand, corridoi strettissimi, scale mobili, scale, ascensori, aree fumatori, lucida scarpe, distributori di bibite, donnine che portano le bibite e ti fanno il caffe’, praticamente non ci sono finestre ma migliaia di piccole lampadine al neon la cui luce dopo un’ora ti da alla testa; aria condizionata inesistente, ci sono ventole in tutti gli angoli, sempre accese. C’e’ un impianto antincendio che secondo me non funziona e se anche funzionasse, una volta li’ dentro, la fine del topo in gabbia e’ assicurata.

Le Oche
Sono le ragazzine, dicesi in qualche modo designer di moda koreana, che girano tutto il giorno tra i corridoi stretti del mercato, ascoltando musica, parlando al telefono, scegliendo i tessuti che il loro capo ha detto di acquistare; di solito girano in gruppi di due o tre, corrono, ti spingono, non se ne fregano di nulla: magari mi piazzo in mezzo al passaggio e non mi chiedono neanche permesso… stanno li’ ad aspettare che mi sposti. Non sorridono mai, pensano solo al loro obiettivo: trovare qualcosa di decente da acquistare, cosa non facile, tra un tramezzino a base di kimci ed una bevanda alla vitamia C, che sempre le accompagna.
Ogni tanto strisciano sacchi enormi di plastica, che non sono sacchi pieni di spazzatura, ma di tessuti. Fanno finta di essere competenti, scelgono, chiedono prezzi, non ti degnano di uno sguardo. Niente le ferma fino a che non si addormentano in bagno sedute sul davanzale della finestra.

La Pecora
Il lavoratore tipo koreano; un po’ soldatino, un po’ cretino. La disciplina e’ tutto, ma guai a perderli di vista, se ne escono dalla retta via alla velocita’ della luce. Lavorano sempre a gruppi, fanno gruppo per definizione, del resto sono abituati sin dall’infanzia; e’ il concetto di gruppo che e’ importante, anche se tutti ci tengono ad avere un titolo ed un biglietto da visita. L’addetto alle pulizie come minimo e’ manager, poi si va su, sempre piu’ su e si arriva a ricoprire la carica di President, a cui pero’ non tutti possono ambire, a meno che non si mettano in proprio e fondino una societa’ composta solo da loro stessi e quindi diventino President.
I koreani lavorano, nulla da dire, magari a volte troppo, a volte solo per dovere; pero’ sono rispettosi del senso del dovere, non ti dicono mai in faccia di no, poi alla fine non sono in grado di fare da soli, hanno comunque sempre bisogno di qualcuno che li guidi.
Hanno costruito un Paese ipertecnologico ed avanzato, aiutati magari dagli americani, ma diamogli atto che sono stati bravi. Fanno della ricerca una spesa importante nel Bilancio dello Stato, dove la parte di PIL relativa all’agricoltura e’ minore di quella relativa all’industria del sesso in tutte le sue sfaccettaure, e qui ce ne sono proprio tante.
Tutti insieme, sempre e comunque: mangiare, bere, divertirsi, lavorare, andare a puttane; non sia mai che ti si veda essere da solo, sei considerato uno sfigato e poi chi ti sorreggerebbe in strada quando sei completamente ubriaco alle 9 di sera? Pecore si, ma guai a ficcare troppo il naso nei loro affari: ti caccerebbero subito, anche se spesso cercano di coinvolgerti.

Le Formiche
Quando ti trovi nella metropolitana di questa citta’ nelle ore di punta, il mercato (di cui sopra) ti sembra il Paradiso a confronto; migliaia di persone, donne, anziani, uomini, studenti, militari in tuta mimetica che dormono, gente che chiede l’elemosina ascoltando musica (anche loro c’hanno questi cazzo di MP3 players), bambini, venditori di cerotti, ciechi che camminano con registratore al collo che suona litanie coreane anni ’50, e cose del genere.
Si entra nella metropolitana tutti in fila, si prendono le scale mobili tutti in fila: di solito a destra si sta fermi, a sinistra si cammina, ma a volte trovi lo stronzo che si piazza al centro e non ti lascia passare, nessuno che si premura di chiedere permesso, al limite una spinta e via.
Si arriva sulla banchina, questi piccoli animaletti sembrano muoversi tutti insieme disordinatamente e si vanno a piazzare su dei piedi disegnati a terra, che stanno a significare che li’ si aprira’ la porta del treno, tutti in fila.
E’ qui che arriva il bello.
Sembra tutto tranquillo o quasi fino a che si aprono le porte della carrozza; incomincia un corsa al posto libero che di solito e’ unico, ma addocchiato da almeno dieci persone che spingono, ti tirano spallate, ti superano cercando di arrivare primi. E’ una corsa a chi e’ piu’ scemo, ma quanto ci tengono tutti a quel posto… oggi ho impedito ad una signora di superarmi e con scatto felino le ho rubato il posto a sedere: ci e’ rimasta troppo male, uno sguardo perso nel vuoto, ma impassibile, non un cenno di stizza nei miei confronti, come un vero koreano che subisce senza lamentarsi.
Non parlo degli odori dominanti all’interno di una carrozza piena di gente: su tutti, la puzza di aglio del kimci che spesso e’ piu’ dell’odore di sudore mista ad alcool che molti si portano appresso. Chiedo scusa alle formiche.

I Maiali
Tutti i Koreani, senza distinzione di razza, sesso, eta’, tranne i bimbi. Non e’ possibile che questa gente di continuo rutti, tiri su col naso, sputi per terra, scorreggi, faccia versi con la bocca, mangi con le mani e poi si tocchi i capelli, cucini alla griglia dopo aver sistemato con le stesse mani (vestite di guanti luridi, pero’) le scarpe di un cliente, che se le era tolte un attimo prima… cosa che si fa nei ristoranti coreani.
Non e’ possibile che questa gente in pubblico sputi spesso nei cestini e poi va al cesso e lascia macchie di saliva ai bordi della tazza del cesso senza neanche centrare il buco: fanno schifo, a volte veramente troppo.
Mangiano roba che puzza, non si lavano le mani dopo essere stati in bagno, pisciano ubriachi contro i muri dei ristoranti dove hanno appena mangiato, si ritrovano coricati sui marciapiedi a vomitare alle 7 di sera, ruttano durante i pasti. Eppure questa citta’ non e’ lo specchio di questa gente, tutt’altro.
Non c’e’ differenza di sesso ed eta’ per queste cose; il concetto di civilta’, almeno da questo punto di vista, qui non e’ arrivato. Del resto un Paese che festeggia il Compleanno non ha una cultura ed una storia molto profonda, queste sono le conseguenze. Forse no. I maiali, checche’ se ne dica, sono molto piu’ puliti.

I Cuccioli
Sono tutti i bimbi che con i loro occhi innocenti e sguardi maliziosi vivono in un mondo a parte, un mondo che non e’ fatto di sale da gioco e bordelli, ma e’ un mondo innocente, puro, pulito come lo sono loro. E’ per questo che sempre ti guardano con curiosita’, ma mai con disprezzo. Quello e’ roba da adulti. Ti osservano, ti sorridono, magari rimangono con lo sguardo a fissarti; si chiedono che cosa ci faccia uno cosi’ nel loro mondo e dopo pochi secondi si dimenticano di averti mai incontrato.
Senza distinzione alcuna questi bimbi sono dei cuccioli che pero’, purtroppo, anche loro un giorno cresceranno e diventeranno animali.

c.

Passeggiando per le strade di Taipei

18 Settembre 2005 1 commento


Sempre con un po’ di ritardo sui tempi di marcia, eccomi a scrivervi ancora una volta di Taipei, capitale di Taiwan, di cui non si sa ancora bene se sia Provincia cinese o Stato a se. Ma queste sono questioni politiche che non mi riguardano.

A volte mi sento un poco frastornato e non riesco bene a capire dove mi trovo: ieri a Taipei, oggi a Hong Kong, un giorno a Citta’ del Messico, la sera dopo al Ned Kelly di Vigliano e la sera successiva a Bombay… scusatemi se ogni tanto faccio un po’ di confusione. Perdonatemi.

Il tema della serata – che tentero’ in qualche modo di sviluppare, nonostante una decina di pazzi ragazzini cinesi che urlano, sbraitano, ruttano, fanno versi incomprensibili (ed e’ per questo che si dicono versi) giocando a qualche PC Games a me sconosciuto che fa tanto di quel rumore, che quasi rimpiango il traffico indiano – e’ Taipei.
La citta’ della 101 Tower, la citta’ dove una sera l’anno (anno 94, domenica 18 Settembre) si festeggia il moon festival mangiando in compagnia di amici un barbeque cucinato sui marciapiedi, fuori dai negozi, per le strade, dove capita, insomma.
Taipei e’ una citta’ che mi sorprende ogni volta, nonostante non abbia nulla di particolarmente eccitante da offrire dal punto di vista turistico.
Ogni volta che decido di fare quattro passi per questa citta’, nonostante i 34C e tasso di umidita’ all’80%, scopro sempre cose nuove.
A due passi dall’albergo, nelle stradine adiacenti alla Dun Hua Road ed alla Nanjing East Road, le due strade che delimitano il mio hotel, esiste un piccolo mondo fatto di tutto quello che si puo’ immaginare.
La cosa piu’ sorprendente e’ il numero impressionante di caffe’, coffee shop, coffee point che ci sono, uno attaccato l’altro, decine e decine in pochi centinaia di metri: a questo punto mi viene da pensare che sti taiwanesi bevano tanto di quel caffe’ da non dormire per anni; invece non e’ porprio cosi’.
I coffee shop sono punti di ritrovo per giovani e adulti, manager con il PC sempre acceso, ragazze che chiaccherano gustando qualche strano tipo di sandwich, famiglie che mangiano dolci, bevono un frappuccino mentre i bimbi scorrazzano per il locale.
Ci sono coffee shop dal nome famoso, Starbucks su tutti, a migliaia da queste parte del mondo: manca solo in India, ma sta arrivando.
Poi ci sono i vari Dante Coffee, IS Coffee, Barista Coffee che sono un l’imitazione del concorrente americano; si trovano poi decine di piccoli locali, magari con un solo tavolino e due sedie, dai nomi improponibili, che spesso tentano di imitare parole italiane, che fa sempre tendenza quando si tratta di food and beverage.
Tra tutto questo marasma di svariati locali, dove si trovano tutti i tipi immaginabili di caffe’ caldo e freddo, cappuccini, moka, etc. ci sono anche i nostri Lavazza Point: tentativo, a mio modo di vedere ancora poco riuscito, di lanciare il marchio del caffe’ italiano facendo il verso ai piu’ potenti concorrenti americani. Infatti, i Lavazza Point dovrebbero portare la cultura del caffe’ espresso da questa parte del mondo, ma purtroppo la cosa esiste solo a parole. Il nostro caffe’ espresso e’ tutt’altra cosa.
Non solo caffe’ pero’, ma una miriade di piccoli shops, magari aperti 24 ore (vedi 7 Eleven, Nico Mart, OK, etc.) dove e’ possibile trovare qualsiasi cosa o quasi a qualsiasi ora del giorno o della notte. Ti manca lo shampoo o hai voglia di un gelato alle 3 del mattino? Non c’e’ problema!
In mezzo a tutte queste attivita’, che aprono e chiudono a ritmo impressionante, spesso ci si ritrova di fronte ad uno SPA (health center), dove si praticano qualsiasi tipo di terapie per il benessere del corpo. Gli SPA sono i centri benessere ufficiali, quelli che si possono definire seri; poi ci sono i Barber Shop. Si potrebbe pensare che il barber shop sia la bottega del barbiere, con riviste ose’ dove ci si racconta ogni tipo di porcheria inerenti al sesso opposto: invece no, o meglio, non e’ proprio cosi’. Tra le altre cose ci si puo’ anche tagliare i capelli, con risultati che non voglio neanche immaginare, ma questa rimane comunque l’attivita’ secondaria.
Entri in questo locale che subito 3/4 donne si avvicinano e ti chiedono cosa vuoi fare (NB non che taglio di capelli preferisci…); una di queste ha sempre in mano delle sigarette e degli accendini, e non e’ marocchina, che non ho capito se vende o sono parte della coreografia. Naturalmente ci sono diversi tipi di “terapie”, che vanno dallo shampoo al massaggio del corpo con olio aromatico. Io ho chiesto lumi sul taglio di capelli: donna che non parla inglese, che taglia a piacimento; alla mia richiesta di poter suggerire un taglio un po’ occidentale, sono stato gentilmente allontanato dal locale e la “manager” mi ha detto che avrei potuto trovare un parrucchiere che parlasse inglese da un’altra parte. Hanno perso un cliente (!?!)
Continuando a camminare, sembra che le migliaia di persone, e sono sempre a migliaia i piccoli taiwanesi che camminano, camminano senza mai fermarsi; la citta’, almeno il suo centro, e’ un gigantesca fotografia piena di luci, colori, insegne luminose, semafori con omini che si muovono, un’infinita’ di taxi gialli, nessun tassista spiaccica una qualche minima parola di inglese: se non sai dove andare e comunichi a gesti la direzione, sei spacciato. Avere sempre l’indirizzo in cinese dell’Hotel, altrimenti non c’e’ verso di ritornare a destinazione, anche perche’ spesso il nome cinese dell’albergo e’ completamente diverso da quello inglese!
A volte i tassisti fanno i furbi, perdono un po’ di tempo, magari fanno un giro piu’ lungo del dovuto: io me ne accorgo, soprattutto perche’ conosco bene le mie zone, mi inkazzo e loro si mettono a ridere… che tristezza! Comunque niente mancia, non si usa.
Esistono migliaia di negozi di abbigliamento: sportivi, abbigliamento femminile, scarpe italiane. Non mancano i punti ristoro dove si puo’ trovare qualsiasi tipo di brodaglia e cose varie cinesi ad un prezzo che da noi non si riesce neanche a mangiare un hamburger da McDonald’s.
Tutti corrono, acquistano, spendono, si fermano ad osservare bancarelle dove trovi di tutto, dai fiori ai reggiseni, dalla bigiotteria alle mutandine a fiori (per sole ragazzine). E’ un modno strano, qui le ragazze si vestono con gonne cortissime, con vestitini cortissimi, a volte con calze lunghissime: tutto e’ minuscolo, anche le tette (scusate i dettagli). Ci sono ragazze che sembrano delle bamboline, con gambe magrissime e braccia che sembrano grissimi: forse sono fatte di porcellana, chissa’!?! Capelli neri, lunghi, piu’ o meno tutti uguali, anche se qui si spende un mucchio di soldi per migliorare l’estetica, sembra che abbiano tutti lo stesso parrucchiere.
Esistono centinaia di lounge bar, di locali, di pub, aperti 24-30-36 ore al giorno, sempre aperti, non si dorme mai; ci sono anche ristoranti aperti 24 ore al giorno: certe cose pero’ non le mangerei neanche nelle ore dedicate ai pasti.
Internet cafe’ sempre aperti dove i ragazzi, piu’ che usare internet, vanno per giocare ai piu’ svariati PC Games: io uso internet, anche perche’ non ho la piu’ pallida idea di dove cominciare per capirci qualcosa.
Cammini, si cammina, non si finisce mai di camminare e ti ritrovi di fronte al grattacielo piu’ altro del mondo: la 101 Tower.
Centouno piani (ma si puo’ salire solo fino al 89mo, il 91mo e’ aperto solo in alcune occasioni dell’anno), un mostro di acciaio, cemento e vetro: e’ molto bella, soprattutto la notte quando e’ illuminata. La scorgi praticamente da ogni angolo della citta’, sembra stia controllando i movimenti dei suoi abitanti, che abbraccia dall’alto dei suoi 400 metri.
Io ci sono salito. Da pochi mesi e’ aperta al pubblico. 400NT$ (ca. 10 Euro) e si arriva sino all’Osservatorio. 36 secondi e si e’ in cima: 10 metri al secondo, piu’ o meno, e non ti si chiudono nemmeno le orecchie. Tutto e’ ipertecnologico. Siamo in una citta’ in cui ogni settimana c’e’ una scossa piu’ o meno forte di terremoto e in questo periodo dell’anno passano almeno un paio di tifoni di grossa entita’.
Si arriva all’89mo piano e poi ancora due piani a piedi (per fortuna solo 2) sino al 91, 390mt. di altezza e si esce: la citta’ dall’alto, come tutte le citta’, a parte quelle indiane, e’ bellissima. Il solo cala, le luci si accendono e l’atmosfera e’ da paura. Sono stato in cima al mondo, almeno in cima alla piu’ grande costruzione dell’uomo. Un fischio quasi assordante ti avvolge, il vento non e’ cosi’ forte, il cellulare funziona a tratti. Tutti fanno foto, e’ normale. E’ un posto unico al mondo. Qui a Taipei, Taiwan: i cinesi sono inkazzati per questa cosa che non appartiene a loro. A Shanghai la prossima torre di Babele, probabilmente.
L’89mo piano e’ chiuso, c’e’ un coffee shop (strano, vero?), uno shop dedicato ai vari gadgets brandizzati 101 ed un punto informazioni dove si puo’ noleggiare un auricolare che ti racconta la storia del grattacielo.
Tutto intorno e’ un’immensa vetrata; in ogni lato e’ segnata la posizione in cui ci si trova. Nord Sud Ovest Est: usando l’immaginazione ti sembra di fare un giro attraverso le citta’ del mondo; Mosca, Sidney, New York, Rome, Tokio, Bangkok, Los Angeles, Mexico City, Rio De Janeiro… una volta nella vita, vale la pena. Forse anche due.
E’ ora di scendere, 40 secondi scarsi, una frenata di 25 piani: cazzo, se si spaccano i freni mi ritrovo in America Centrale, piu’ o meno.
E’ ora di cenare, e’ ora di ritrovare i miei amici italiani (ma non solo). “Giorgio” e “Papa’ Giovanni”, i due genuini e praticamente unici ristoranti italiani in Taipei, nonostante che ce ne siano una marea dai nomi fantasiosi, pseudo italiani, ma che di italiano non hanno nulla. Compreso i proprietari.
Un po’ di pubblicita’ assolutamente non occulta, ci vuole; sono due anni che Giorgio, Mimi’ e Mr. Maurice (Maurizio) e le loro cameriere (indonesiane, cinesi, birmane) mi coccolano e non mi fanno mancare un buon piatto di pasta ogni volta che voglio qualcosa che mi ricordi gli spaghetti della mia nonna.
Questa e’ Taipei, una citta’ bella da vivere, una citta’ un po’ in crisi di identita’, ma che non perde la voglia di reinventarsi. E di divertirsi.
Bye Bye!