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Californication

4 Agosto 2006


Terminata la settimana messicana, eccomi atterrato a Los Angeles, la città degli angeli.
In aeroporto si capisce subito di essere arrivati negli States: controllo passaporto digitale, impronte digitali, fotografia con webcam digitale; solo il poliziotto non è digitale.
Però questa volta voglio saltare in avanti di qualche giorno; partiamo dalla fine.
Los Angeles, come tutti sapete, è la mecca del cinema, la capitale mondiale dell?industria cinematografica e di tutto ciò che gira intorno a questo immenso business.
Di questo business i principali attori, sono proprio gli attori; legato al fatto di essere attori, nell?immaginario comune, c?è la definizione di villa hollywoodiana: stasera, girando per Mulholland Drive, una strada panoramica sulla collina di Hollywood, ho visto case che nessun essere umano abitante a Biella e dintorni può neanche solo immaginare. Pur essendo imboscate e circondate da palme giganti ed una vegetazione che sembra di essere in Amazzonia, la sensazione di quanto siano grandi e lussuose queste casette è abbastanza forte. Non credo che esiste altro posto al mondo con una concentrazione di cosi tante case da sogno come in questo posto: del resto qui siamo ad Hollywood.
Una cosa si nota sin da subito appena si arriva qui in America: nella maggior parte delle case (ville dei divi di Hollywood escluse, per ovvi motivi), non c?è traccia di cancellate o reti metalliche per proteggere la proprieta? privata. Dalla strada, passando per il verde giardino, si arriva direttamente in casa. Questo mi piace. Noi invece amiamo il filo spinato. Culture e modi di vita diversi.
In questi giorni ho capito perché la maggior parte degli attori vive da queste parti: sono tutti dipendenti di Hollywood, quindi è naturale che per recarsi al lavoro devono abitare in un posto vicino. Un po? come chi lavora in Banca Sella a Biella, abita a Biella o nei dintorni, mica a 100 Km.
Non è facile dare un?identità a queste righe, in fin dei conti si sta parlando in un certo senso di finzione; ma Los Angeles è una città che noi tutti ci sembra già di conoscere. Girare da queste parti è come vivere dentro un film, senza neanche dover pagare il biglietto per visitare gli Universal Studios.
È forte la sensazione di esserci già stato, ma senza ricordarsi quando e come: è un po? questa l?atmosfera che avvolge questa intera città.
Ogni strada è in qualche modo stata resa famosa da film più o meno conosciuti.
C?è il sunset boulevard, il viale del tramonto, nel quale ho visto il tramonto passandoci in macchina; c?è il kodak theatre dove si svolge la cerimonia degli Oscar e vicino al quale c?è il ristorante italiano Trastevere in cui ho mangiato una pizza margherita, servito da una cameriera lituana.
C?è Santa Monica e Venice Beach, che sono un po? la Rimini e la Cesenatico di Los Angeles; Venice Beach, oltre che da migliaia di turisti è anche frequentata dagli ultimi frikettoni rimasti fermi ancora agli anni sessanta, nel senso che l?ultima doccia credo l?abbiano fatta proprio in quegli anni.
C?è Hollywood Boulevard, con i marciapiedi pieni di stelle con i nomi di personaggi del mondo dello spettacolo, zoccole neanche lontano un miglio e locali di striptease forse un paio, più per coreografia che per convinzione. Tutto sommato resta però uno dei posti peggio frequentati della città, se si esclude Downtown, la parte ?vecchia? della città.
Proseguendo il giro per la città si arriva a Beverly Hills, zona residenziale famosa per lo shopping e per la serie TV che ci ha rotto i maroni per anni… senza parlare di Melrose Place.
Vicino al mio albergo, qui in Downtown, che resta il quartiere più sporco della città, c?è il famoso e mal frequentato New Million Dollar Hotel, sopra il tetto del quale gli U2, vent?anni fa hanno suonato ?Where the streets have no name?.
Ci sono i famosi Studios: Universal, Warner Bros, Sony Entertainment e chi più ne ha più ne metta, insomma, non manca proprio nulla e tutto è proprio come lo si vede al cinema… o quasi.
A proposito di cinema, un?esperienza da provare è quella di andare a vedere un film d?azione in una multisala americana con pubblico locale. La sala cinematografica è una specie di ristorante nel quale si può portare ogni cosa da mangiare e da bere, obbligatoriamente di dimensioni giganti.
Io sono andato a vedere ?Miami Vice?, tra parentesi(ho contribuito al record di incassi della pellicola durante il primo weekend di programmazione nelle sale americane)chiusalaparentesi; a parte le slides pubblicitarie che sembra quasi di essere al Mazzini (più o meno), nell?attesa del film viene trasmessa musica e/o video musicali. L?audio è una cosa spaventosa: anche un sospiro ti spaventa per quanto alto è il volume (non sembra più di essere al cinema Mazzini).
Il pubblico, al quale un avviso ad inizio film si rivolge invitandolo a non parlare (il problema cellulari non esiste, le sale sono schermate), ama partecipare con applausi ed urla alle scene più avvincenti del film; ad ogni morto ammazzato, sempre che si tratti di un cattivo, scatta l?applauso e tutti si sentono coinvolti nell?azione. Del resto l?atmosfera è davvero coinvolgente.
Senza dubbio vedere un film qui a Los Angeles è un modo interessante per capire un po? come sono fatti sti americani.
Dei loro difetti non ne voglio parlare, quelli già li conosciamo meglio ancora dei nostri. Voglio parlare invece delle virtù di questa gente che più mi hanno positivamente sorpreso.
Innanzitutto qui c?è un rispetto delle regole che noi Italiani non abbiamo neanche idea di cosa significhi. In certe zone è persino vietato fumare all?aperto, vedi Santa Monica e Venice Beach; ebbene, nonostante che ci siano migliaia di persone in spiaggia e sulle passeggiate, non c?è traccia di mozziconi di sigarette per terra e nessuno osa fumare se non in zone ben delimitate dove il fumo è consentito. E sono pochi quelli che lo fanno. Tra quei pochi ci sono sicuramente i molti turisti italiani.
Non ho mai visto una città cosi grande con tanto verde e tanti giardini curatissimi nei minimi particolari, senza che ci sia l?ombra di una cartaccia: gli americani amano usare i cestini; può sembrare un?eresia a noi italiani, ma invece qui questa è una buona abitudine. Un esempio su tutti.
Domenica, Venice Beach, festa indiana e altre cose domenicali, almeno 30.000 persone nelle strade, a mangiare seduti nei prati vicino la spiaggia, bere, giocare: quando si finisce, si raccolgono gli avanzi e si butta tutto nei cestini. Anche dopo un picnic in spiaggia.
Qui non ti proibiscono di calpestare le aiuole o sederti nei curatissimi giardini, anzi: la gente si riposa, i bambini giocano, le persone chiacchierano. Da noi l?importante è non calpestare le aiuole, poi anche se si portano i cani a fare i bisogni nei parchi giochi va bene lo stesso.
Esistono i baywatch, magari non sono proprio come Pamela Andersson o David Hasseloff, ma sono gentili, efficienti, professionali e cordiali con la gente che sta sulla spiaggia. L?Oceano non è cosi freddo come pensavo, almeno in questa stagione, ma le onde fanno veramente paura per quanta forza sprigionano: c?è veramente da fare molta attenzione se si vuole nuotare un po? al largo, ma non è consigliabile: infatti non ho notato nessuno che si avventura in una cosa cosi rischiosa.
Dicevo che Los Angeles è una città pulita, almeno nei quartieri ?americani?, mentre in quello cinese e giapponese (dove sto io), è già un po? diverso. La città è pulita grazie soprattutto al senso civico della gente. Questo è importante sottolinearlo.
Per strada non ho visto un auto parcheggiata non solo in seconda fila, ma neanche in divieto di sosta o su strisce pedonali o dovunque esista un divieto; eppure qui i parcheggi si pagano e cari. Ci sono zone e momenti della giornata che paghi anche 20 dollari per parcheggiare; infatti, in molti casi, nei parcheggi pubblici la tariffa varia a seconda dei momenti della giornata. Domenica mi è capitato di spendere 10 dollari per parcheggiare l?auto in un posto pubblico a Venice Beach; in quel momento il parcheggio era semivuoto. Dopo qualche ora, tornato a riprendere l?auto, la tariffa era salita a 15 dollari: parcheggio quasi pieno. Questa è una perfetta applicazione della legge dei prezzi determinati da domanda e offerta. Il parcheggiatore è un lavoro redditizio, si paga sempre in anticipo, per questo motivo si spiegano le decine di omini dotati di bandierina che ti invitano a parcheggiare l?auto nella propria zona di competenza.
In macchina sti americani guidano spesso rispettando i limiti, che variano a seconda delle zone, delle strade, delle condizioni di traffico: in una parola, sono efficienti.
Le freeway sono a tre, quattro, cinque corsie, ma anche le strade cittadine sono spesso a tre corsie; ci si mette un attimo a capire il sistema, di come funzionino le cose, ma poi tutto è molto facile.
Esistono addirittura corsie dedicate alle macchina che portano almeno due passeggeri, si chiamano ?carpools lanes?.

Provate ad immaginare che:
I camion viaggiano tutti nella loro corsia, senza creare pericoli o fare i pazzi.
I pedoni hanno la precedenza assoluta e nessuno osa mettere a rischio la loro incolumità; anche per questo motivi quando attraversano la strada sembra stiano passeggiando per vetrine: non c?è verso di vederli correre.
Quando c?è una situazione in cui si vengono ad incrociare due file di macchine che viaggiano in senso opposto e che devono svoltare in direzioni opposte, incrociandosi, la regola è che si fa passare una macchina per ogni fila alternativamente: adesso tocca a te, ora tocca a me, uno alla volta, e cosi via… io quando ho notato la cosa non credevo ai miei occhi.
Nei parcheggi destinati alla clientela del locale (es. McDonald?s), anche se semivuoti ed anche se intorno non c?è un posto neanche a pagarlo oro, i posti rimangono liberi.
Venice Beach, domenica pomeriggio: mezz?ora per trovare un parcheggio, che poi ho trovato pagando 10 dollari; un casino di gente e di macchine. Starbucks adiacente alla via che porta alla spiaggia, parcheggio riservato alla clientela semivuoto (e gratuito), rimasto semivuoto (e gratuito) sino a sera!
Nessuno suona il clacson anche se ci metti mezzo secondo a partire con il verde.
(che ho appena finito mezzo kilo di gelato Haagen Dazs al cioccolato… questa è facile da immaginare)
Che si può anche superare a destra quando si viaggia per corsie parallele, ma sempre con prudenza e senza mai correre rischi.
Che praticamente le strade non sono mai intasate, anche se credo ci siano più macchine che a Napoli, Milano, Roma e Torino messe insieme. Qualche coda nelle ore di punta in certi tratti, ma traffico sempre scorrevole.
Che la benzina costa un terzo o forse anche meno: ma di questo non sono sicuro perché qui si va a galloni e non ho la più pallida idea di quanto sia un gallone.

500 miglia in cinque giorni per le strade di Los Angeles è un?esperienza senza dubbio abbastanza importante.

Immaginate cosa succederebbe nelle nostre città se anche da noi tutto ad un tratto questo si avverasse? Impossibile, noi siamo Italiani. Eppure sarebbe cosi semplice.
Continua…

From left top clockwise:
Staples Center
Sunset Boulevard and Hollywood Boulevard intesection
Downtown L.A.
Universal Studios
My “compact” car

Categorie:On the road Tag:
  1. paradisee
    4 Agosto 2006 a 20:52 | #1

    E bene…cos’ te la spassi alla grande…un piemontese in california…ke bella sensazione eh??Beato te…io vorrei tanto viaggiare…ma per il momento devo pensare a diplomarmi e dopo a laurearmi…dopo di chè…”Mondooo aspettamiiiiiii!!”Sxo…grazie ai tuoi rakkonti…di poter viaggiare kn te (seppur virtualmente)!!Buona Californication!!Bacione

  2. ispe
    5 Agosto 2006 a 21:17 | #2

    Ciao Cristiano, bel racconto, come sempre: ho già letto anche la seconda parte. salutami i Platini, grazie e fai attenzione ( come dice la Silveria ). Max

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