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Archivio Agosto 2006

Sunita

22 Agosto 2006 1 commento


Ancora una volta qui, fuori dal mio albergo, in Connaught Place, Delhi, India.
Ancora una volta con il suo sorriso.
Ancora una volta mi ha riconosciuto ed e’ venuta a stringermi la mano.
Ancora una volta aveva fame. Stringeva un cagnolino, non piu’ il suo fratellino come la prima volta. Ora il suo fratellino puo’ camminare.
Ancora una volta una foto, questa volta insieme a me.
Questa volta, forse, qualcosa in piu’ di una semplice foto da mostrare….

c.

Once again nearby my Hotel, in Connaught Place, Delhi, India.
Once again with her smile.
Once again she saw me and came to shake my hand.
Once again starving. Holding a pet, not his little brother, like the first time we met. Hes able to walk now.
Once again a photo, this time together, her and me.
This time, maybe, something more than a simple photo to be shown…

c.

Categorie:On the road Tag:

August 15 2006, India Independence Day

15 Agosto 2006 Commenti chiusi


Oggi si festeggia l’Indipendenza Indiana, da oggi il mondo e’ cambiato ancora una volta: non vi sto a raccontare (magari e lo raccontero’ un’altra volta) come e’ diventato difficile viaggiare in aereo… ed ho solo preso un paio di voli domestici!
ciao

Riferimenti: Independence Day

Da Hollywood a Bhollywood

14 Agosto 2006 Commenti chiusi


Da Hollywood a Bhollywood

Eccomi qui a raccontarvi “brevemente” la mia esperienza in un cinema indiano, cosa che vale la pena fare almeno una volta nella vita.
Se una decina di giorni fa mi ritrovavo nella Mecca del cinema a vedere “Superman returns”, sabato sera mi sono ritrovato a Coimbatore, conosciutissima (!?!) anche come la Manchester dell’India, a vedere “Kabhi Alvida Naa, Kehna” (“Mai dire Addio”), blockbuster indiano che vede tra i protagonisti, i due maggiori divi della scena locale: Amitabh Bachchan (il papà)e suo figlio Abhishek (in seguito chiamato cornuto o figo).
Tre ore e mezza di film, in lingua Hindi, che qui cercherò di riassumere sempre “brevemente”; ecco la storia.
Questa e’ la storia di un amore che rompe tutte le relazioni, cosi recita il sopratitolo al film.
Ci sono due coppie, un padre single ed una madre single, più un figlioletto un po’ sfigato.
N.Y. 4 anni prima.
Un giocatore di calcio all’apice della carriera, la fidanzata ha appena trovato un lavoro come giornalista qui nella Grande Mela; l’altro, ricco ereditiere che si sta per sposare. Il giocatore, finita la sua ultima partita dove si rende protagonista di azione con calcio di rigore annesso, riceve la telefonata della fidanzata che gli comunica del suo nuovo lavoro. Lui se ne va a camminare in un parco, dove incontra la futura sposa dell’altro; lei un po’ triste, lui la fa sorridere; i due si salutano, ma continuano a voltarsi per cercare lo sguardo dell’altro: e’ amore a prima vista, ma gli eventi li separano. Lui felice, con la testa tra le nuvole, esce dal parco ed una macchina lo prende sotto: fine della carriera.
N.Y.: 4 anni dopo.
Le due coppie sono ormai consolidate, ma durante un ricevimento si incontrano tutti e 4, compresi la mamma di una lei ed il padre di un lui (non il giocatore, l’altro). Scatta la scintilla tra i due di prima, che, vivendo una vita coniugale non troppo felice, tra una cosa e l’altra si incontrano sempre per caso tra le strade della città. Il giocatore e’ ormai un allenatore di una squadra di ragazzini scarsa (sono tutti indiani), che cerca la grande occasione; la moglie e’ una donna in carriera ormai, direttrice di una rivista femminile.
L’altro a capo di una società, che si prende anche cura del padre, inguaribile donnaiolo a cui piacciono le ragazzine ventenni.
Si va avanti cono lunghi dialoghi e scenette da commedia italiana anni settanta.
Finché le due coppie, con al seguito mamma e papà, si ritrovano in una discoteca, dove arriva la prima e molto bella scena di ballo, tipica dei film indiani: coreografia eccezionale, bei ritmi, canzone molto orecchiabile: padre e figlio sono i protagonisti della scena, ballano e cantano.
Il film va avanti, le due coppie sono sempre più in crisi; dramma di metà film: le due coppie si ritrovano nello stesso ristorante, all’insaputa l’una dell’atra, ma i due amanti si cercano con sguardi fugaci. Si ritorna a casa, serata indimenticabile per i due non amanti, ma con la scusa della carriera di lei e del lavoro di lui, le due coppie litigano furiosamente e se ne vanno ognuno per conto loro a farsi un giro in città: l’ex giocatore incontra l’altra alla stazione deserta dei treni. Lui dichiara di amare lei… ma si devono ancora una volta lasciare.
FINE PRIMO TEMPO
pop corn, bibite, patatine, pisciata nel bagno più sporco che abbia mai visto in vita mia: le nostre stazioni sono hotel a 5 stelle. Ci si sgranchisce le gambe, due passi, e…
SECONDO TEMPO
Le due coppie sono quasi scoppiate. Il papà di lui e la mamma dell’altra (quelli che non si sono innamorati l’un l’altro) cercano di rimettere le cose a posto; intanto anche tra di loro nasce un’amicizia, solo amici, perché il padre cambia ragazzina ogni settimana.
Intanto gli altri due diventano amanti, all’insaputa dei loro rispettivi coniugi; s’incontrano sempre più spesso, questa volta non a caso, etc.
Intanto gli altri due diventano amici e si confidano che sono ancora innamorati dei rispettivi coniugi, nonostante la crisi. L’ex calciatore da appuntamento all’amante, ma nel frattempo anche la moglie fa la stessa strada dell’amante, attraversano la strada insieme senza vedersi, ma entrambi guardando lui che le attende dall’altra parte con un mazzo di rose, scena lentissima e drammone sfiorato: quasi si incontrano, ma quando l’amante si accorge della moglie, si gira e se ne va, mentre lui va dalla moglie e le da le rose; dopo 2 minuti saluta. Se ne torna dall’amante, un po’ triste, ma le regala una rosa. Cosi le cose non possono andare avanti.
Lei torna a casa dal marito che scopre la rosa, ma lui non si incazza molto. Il giorno dopo le fa trovare la casa piena di fiori. Intanto anche l’altra cerca di riconquistarsi il suo calciatore.
Mentre i due cornuti sono in discoteca (e il collegamento con la loro infelicità non mi e’ molto chiaro), con tanto di scena di musica e danze con Dj impersonato da un qualche divo indiano alla cui vista il pubblico urla, gli altri due si ritrovano in un hotel.
Ma ormai le cose non funzionano.
Intanto il padre di lui e la madre di lei, scoprono i due amanti, sempre in circostanze casuali in giro per la città. (del resto N.Y. e’ un grande paese…). Imbarazzo totale. Loro sono i genitori dei due coniugi cornuti, tanto per chiarire.
Ancora un dramma.
Nel bel mezzo del nulla, nella notte al padre viene un infarto (forse per i ritmi troppo frenetici che deve sostenere per accontentare le voglie delle ragazzine che si porta a letto). Tutti corrono all’ospedale.
Il figlio rimane solo, neanche per rispetto del padre, la moglie si reinnamora di lui. Lei riferisce del dramma all’amante.
Ma il peggio sta per venire.
I due cornuti scoprono la tresca dei rispettivi coniugi. E’ Separazione. Ma nessuno e’ felice.
Lei sta per andare da qualche parte tipo Philadelphia (non idea del perché Philadelphia), il cornuto continua a lavorare. L’ex calciatore riesce ad avere un contratto in una squadra di Toronto. L’ex moglie e’ sempre più in carriera, un suo collega ci prova, ma lei lo rifiuta.
I due amanti vedono che le cose non possono andare avanti cosi.
Lei insegue lui alla stazione, dove l’ex calciatore e’ ormai sul treno per Toronto; lui non vuole farsi trovare da lei, si nasconde, ma mentre il treno parte lei lo vede dal finestrino. Lui quasi non la guarda. Lui seduto, il treno parte, lei rimane sola, passa il treno, lui ricompare dietro di lei (mah!?!).

3 anni dopo
Lei vive da sola a Philadelphia, credo; l’ex marito la va a trovare e le porta la foto, che sembra essere una delle migliaia in cui Bachchan compare come testimonial di una qualsiasi cosa qui in india, del padre: i due si ritrovano, si abbracciano. Ma indietro non si torna.
Intanto l’ex calciatore questa volta parte davvero per qualche posto. Riconquista il figlio che pero’ deve lasciare. Ho trascurato un po’ il figlioletto, ma pazienza.
Il film finisce che:
Ad una festa il figo ex cornuto vive con un’altra donna, bianca.
L’ex moglie in carriera sta con la mamma.
Gli altri due si incontrano ancora in una N.Y. che fa da sfondo alla scena finale che mi sono più o meno perso perché qui la gente se ne stava già uscendo dal cinema…
Tre ore e mezza di film e questi qui se ne vanno dalla sala a 5 minuti dalla fine: valli a capire sti indiani.

Alcune curiosità

I dialoghi sono spesso lunghissimi, non manca mai il monologo recitato dal principale attore del film; tutto è lento e tutto viene dettagliato nei minimi particolari, altrimenti 3 ore e mezza non avrebbero alcun senso vista la debolezza della trama che ricorda i nostri film anni settanta.
L?uso degli effetti sonori (es. pernacchia o similari) è limitato ad alcune scene che si svolgono tipo ?gag degli equivoci?.
Non vi sono altri attori se non i sei protagonisti; tutti gli altri sono solo comparse.
In genere i ?bianchi? sono molto bianchi, quasi tutti pallidissimi, un po? sfigati e bruttini. Siano essi donne o uomini.
La recitazione è veramente di basso livello, sembra in alcuni momenti di rivivere scene alla lino banfi e alvaro vitali, ma peggio recitate; le donne (escluse le protagoniste che sono un minimo gravine) recitano come delle pornostar.
Almeno tre/quattro scene di ballo e canto, tutte molto belle e coreografiche, anche se doppiate malissimo.
L?audio della sala cinematografica è altissimo, anche perché qui si usa rispondere e parlare al cellulare, i bambini piangono o parlano, etc. Quindi più l?audio è alto, più la gente urla.
La gente partecipa al film in maniera marginale: forse anche perché questo film in realtà non è piaciuto molto. Da notare che se qualche ?star? locale fa la sua comparsata (come in questo film), la gente grida e applaude.
Film questo ad alto budget per essere un film indiano: girato interamente a New York, anche se per le scene credo che non siano stati utilizzate più di tre/quattro diverse locations.
La regia a volte se la cava bene, soprattutto nelle scene di danza (sono molto bravi), ma spesso è abbastanza banale e scontata: inquadrature fisse con grandi zumate, primi piani banali, non c?è molto ritmo. Anche perché il film non lo richiede. Su questo punto mi piacerebbe vedere un film d?azione.
Dialoghi… su questo non posso dire nulla: il film in lingua hindi mi ha permesso di capire la trama, ma mi sono perso il 98% di ciò che si sono detti gli attori tra di loro, immaginazione a parte; a volte gli attori usano espressioni in lingua inglese, fa parte anche del loro modo di parlare.
Il look degli attori è sempre lo stesso, qualsiasi essa sia la scena: la capigliatura, sia che si trovino sotto una pioggia grondante o in discoteca, è sempre la medesima. Sia quella di protagonisti maschi, soprattutto, ma anche quella delle donne.
Ambienti sempre molto ricchi, ville che sembrano castelli, appartamenti modernissimi dotati di ogni comfort ed arredati in maniera moderna; il personale di servizio rigorosamente ?bianco?.
N.Y. sembra una città pulitissima e magari lo è anche, ma non mi risulta: credo che però il pubblico questa cosa non la noti molto, visto come sono le città qui in India.
Tutto sommato 3 ore e mezza molto interessanti, non mi sono neanche addormentato, viste anche le poltroncine più scomode che al Mazzini sala 1 (quella sopra).
Teatro dotato di Aria condizionata, che in realtà sono quattro ventole appese al soffitto e non funzionanti; vi lascio immaginare l?aria dopo che un migliaio di persone hanno affollato la sala e respirato e fatto altri tipi di versi per quasi quattro ore, al terzo spettacolo della giornata.
Primo spettacolo ore 11.30, secondo ore 15.00, terzo ore 18.30, quarto ore 22.00.
Prezzi: 80 rupie first class (platea), 90 rupie balcony (galleria), 100 rupie Boxes (prive), ma non presenti al momento. (1 Euro = 57 Rupie ca. Fate voi i conti)
In tre ore e mezza di film, nonostante che l?amore che distrugge ogni relazione sia al centro di tutto, una scena d?amore appena accennata e recitata come se fosse una gag, ma mai neanche un bacio sulle labbra, troppo presto da queste parti: anche questa è India.
Ciao
Riferimenti: Il sito del film

Categorie:On the road Tag: ,

Los Angeles spots

6 Agosto 2006 Commenti chiusi


From left top clockkwise:
Santa Monica
Venice Beach
Mulholland Drive
Kodak Theatre, the Oscar Ceremony Theatre
Beverly Willshire Hotel, Beverly Hills

ciao

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Welcome to the Hotel California – seconda parte

4 Agosto 2006 1 commento


Detto tutto o quasi su quelle che sono le buone maniere americane, almeno di chi vive da queste parti, è giusto concentrarsi un attimo su quelle che sono le manie di questa gente.
Prima di tutto una premessa.
Los Angeles è un?immensa città fatta di grandi città, in cui tutto il mondo o quasi ci si ritrova a farne parte; infatti girando in auto ci si può ritrovare in Thai Town, Little Armenia, Chinatown, Little Tokyo, Filippinoland, Korean Town, passando da Venice Beach e da Florence e chi più ne ha più ne può mettere, perché qui tutti sono parte di questo mondo a parte che è Los Angeles.
Detto questo, la definizione di americano qui è un po? semplicistica, ma comunque funziona, del resto sono negli U.S.A..

Manie e piccole abitudini.
Innanzitutto da queste parti ti servono ogni cosa con contorno di patatine fritte; non credo di averne mai mangiate cosi tante nel giro di una settimana. Credo che allo Starbucks coffee ci sia la possibilità di avere cappuccino e patatine e se potessero te le servirebbero come contorno ad un?insalata mista… non ne posso più!
Il McDonald?s, che nel nostro immaginario comune è un posto dove le famiglie con bambini vanno per passare 5 minuti in allegria, è in generale un postaccio. Credo che gli unici frequentatori, sottoscritto a parte, siano coloro che non si possono permetter altri tipi di pasti. La coca cola è distribuita in un self service, ne puoi bere quanta ne vuoi; ti danno il bicchiere vuoto e poi ne fai quello che vuoi, compreso consegnarlo al barbone che aspetta fuori, che poi entra e se lo riempie di ciò che più gli pare… Il mondo è proprio strano, lo si vede da queste piccole cose: qui la gente più povera frequenta i McDonald?s, in India ci vanno quelli più ricchi! Tanto per fare un esempio di marketing.
Da queste parti vanno pazzi o quasi per il caffé e affini di Starbucks & Co. Anche io sono frequentatore; del resto quando c?è da immedesimarsi nella cultura di un posto, io sono il primo. Spesso e volentieri si ordina un bel bicchierone di cappuccino, lo si porta via, lo si mette in auto e via: musica e caffé, si parte.
Un?altra tipica usanza americana, esportata anche in Mexico, è la mancia: qui è d?obbligo e guai se non la si lascia, subito te lo fanno notare; la mancia può essere descritta come ?tip? o ?gratuity?, ma la sostanza non cambia. Comunque, piuttosto che pagare un inutile coperto, preferisco dare la mancia a chi lavora, mancia che è una buona parte del guadagno di chi lavora da queste parti.
È anche possibile ritrovarsi in un albergo giapponese, gestito da giapponesi e pieno di americani giapponesi, che, come i miei amici coreani, sono un po? storditi; l?altro giorno hanno fatto sparire il business center nel giro di un paio di ore, senza nessun preavviso. Qui hanno rimodernato le camere, ma si sono dimenticati di metterci una linea internet… Non ho mai capito come questa gente abbia potuto fare tutto quello che ha fatto negli ultimi trent?anni.

Suggerimenti vari ed eventuali
A Santa Monica è cosa interessante noleggiare una bici: si ha la possibilità di visitare un po? tutta la costa, che tutto sommato, pur non essendo le cinque terre, vale la pena vedere.
Se ci si trova al Chinese Theatre, quello dove nella piazza di fronte ci sono le impronte dei divi hollywoodiani, sconsiglio di andare a vedere un film; nonostante che la sala del teatro sia magnifica, sembra di essere al Verdi di Candelo nelle serate d?essai. Nessuno o quasi.
Fare attenzione a dove si parcheggia la macchina, c?è il concreto rischio di perderla, nel senso che non si trova più il parcheggio nel quale è stata posteggiata. Mi è capitato in Hollywood e non è cosa piacevole. Qui tutto è grande, bisogna sempre fare attenzione a prendersi dei punti di riferimento precisi.
Comunque Los Angeles è una città molto semplice da girare in auto; nel giro di un paio di ore si riesce a capire come affrontare le strade e le freeways.
A Venice Beach c?è la famosa palestra su spiaggia: niente di che. Quattro personaggi in croce che si atteggiano a Hulk senza peraltro esserlo; comunque più grossi di me.
Purtroppo anche Los Angeles è piena di coreani. L?unico possibile cliente che mi ha trattato di merda è stato proprio un coreano: appena capito che non gli interessava la mia roba mi ha mandato via. Senza complimenti. Azienda comunque moderna: nessuno che parlasse inglese… forse non si sono accorti di non essere a Seoul. Vabbe, a loro basta essere chiusi in una stanza e lavorare per un po? di kimchi.
I pochi locali a luci rosse che ci sono a Hollywood Boulevard, portano scritte in cinese e koreano: del resto, per loro queste cose, sono cose dell?altro mondo. Beati loro. Dream of Californication.

From left top clockwise:
Ermenegildo Zegna shop in Rodeo Drive
Jim Morrison murales in Venice beach
L.A. b&w panoramic view from Mulholland Drive
Kodak Theatre square
Commercial night set in Downtown L.A.

Californication

4 Agosto 2006 2 commenti


Terminata la settimana messicana, eccomi atterrato a Los Angeles, la città degli angeli.
In aeroporto si capisce subito di essere arrivati negli States: controllo passaporto digitale, impronte digitali, fotografia con webcam digitale; solo il poliziotto non è digitale.
Però questa volta voglio saltare in avanti di qualche giorno; partiamo dalla fine.
Los Angeles, come tutti sapete, è la mecca del cinema, la capitale mondiale dell?industria cinematografica e di tutto ciò che gira intorno a questo immenso business.
Di questo business i principali attori, sono proprio gli attori; legato al fatto di essere attori, nell?immaginario comune, c?è la definizione di villa hollywoodiana: stasera, girando per Mulholland Drive, una strada panoramica sulla collina di Hollywood, ho visto case che nessun essere umano abitante a Biella e dintorni può neanche solo immaginare. Pur essendo imboscate e circondate da palme giganti ed una vegetazione che sembra di essere in Amazzonia, la sensazione di quanto siano grandi e lussuose queste casette è abbastanza forte. Non credo che esiste altro posto al mondo con una concentrazione di cosi tante case da sogno come in questo posto: del resto qui siamo ad Hollywood.
Una cosa si nota sin da subito appena si arriva qui in America: nella maggior parte delle case (ville dei divi di Hollywood escluse, per ovvi motivi), non c?è traccia di cancellate o reti metalliche per proteggere la proprieta? privata. Dalla strada, passando per il verde giardino, si arriva direttamente in casa. Questo mi piace. Noi invece amiamo il filo spinato. Culture e modi di vita diversi.
In questi giorni ho capito perché la maggior parte degli attori vive da queste parti: sono tutti dipendenti di Hollywood, quindi è naturale che per recarsi al lavoro devono abitare in un posto vicino. Un po? come chi lavora in Banca Sella a Biella, abita a Biella o nei dintorni, mica a 100 Km.
Non è facile dare un?identità a queste righe, in fin dei conti si sta parlando in un certo senso di finzione; ma Los Angeles è una città che noi tutti ci sembra già di conoscere. Girare da queste parti è come vivere dentro un film, senza neanche dover pagare il biglietto per visitare gli Universal Studios.
È forte la sensazione di esserci già stato, ma senza ricordarsi quando e come: è un po? questa l?atmosfera che avvolge questa intera città.
Ogni strada è in qualche modo stata resa famosa da film più o meno conosciuti.
C?è il sunset boulevard, il viale del tramonto, nel quale ho visto il tramonto passandoci in macchina; c?è il kodak theatre dove si svolge la cerimonia degli Oscar e vicino al quale c?è il ristorante italiano Trastevere in cui ho mangiato una pizza margherita, servito da una cameriera lituana.
C?è Santa Monica e Venice Beach, che sono un po? la Rimini e la Cesenatico di Los Angeles; Venice Beach, oltre che da migliaia di turisti è anche frequentata dagli ultimi frikettoni rimasti fermi ancora agli anni sessanta, nel senso che l?ultima doccia credo l?abbiano fatta proprio in quegli anni.
C?è Hollywood Boulevard, con i marciapiedi pieni di stelle con i nomi di personaggi del mondo dello spettacolo, zoccole neanche lontano un miglio e locali di striptease forse un paio, più per coreografia che per convinzione. Tutto sommato resta però uno dei posti peggio frequentati della città, se si esclude Downtown, la parte ?vecchia? della città.
Proseguendo il giro per la città si arriva a Beverly Hills, zona residenziale famosa per lo shopping e per la serie TV che ci ha rotto i maroni per anni… senza parlare di Melrose Place.
Vicino al mio albergo, qui in Downtown, che resta il quartiere più sporco della città, c?è il famoso e mal frequentato New Million Dollar Hotel, sopra il tetto del quale gli U2, vent?anni fa hanno suonato ?Where the streets have no name?.
Ci sono i famosi Studios: Universal, Warner Bros, Sony Entertainment e chi più ne ha più ne metta, insomma, non manca proprio nulla e tutto è proprio come lo si vede al cinema… o quasi.
A proposito di cinema, un?esperienza da provare è quella di andare a vedere un film d?azione in una multisala americana con pubblico locale. La sala cinematografica è una specie di ristorante nel quale si può portare ogni cosa da mangiare e da bere, obbligatoriamente di dimensioni giganti.
Io sono andato a vedere ?Miami Vice?, tra parentesi(ho contribuito al record di incassi della pellicola durante il primo weekend di programmazione nelle sale americane)chiusalaparentesi; a parte le slides pubblicitarie che sembra quasi di essere al Mazzini (più o meno), nell?attesa del film viene trasmessa musica e/o video musicali. L?audio è una cosa spaventosa: anche un sospiro ti spaventa per quanto alto è il volume (non sembra più di essere al cinema Mazzini).
Il pubblico, al quale un avviso ad inizio film si rivolge invitandolo a non parlare (il problema cellulari non esiste, le sale sono schermate), ama partecipare con applausi ed urla alle scene più avvincenti del film; ad ogni morto ammazzato, sempre che si tratti di un cattivo, scatta l?applauso e tutti si sentono coinvolti nell?azione. Del resto l?atmosfera è davvero coinvolgente.
Senza dubbio vedere un film qui a Los Angeles è un modo interessante per capire un po? come sono fatti sti americani.
Dei loro difetti non ne voglio parlare, quelli già li conosciamo meglio ancora dei nostri. Voglio parlare invece delle virtù di questa gente che più mi hanno positivamente sorpreso.
Innanzitutto qui c?è un rispetto delle regole che noi Italiani non abbiamo neanche idea di cosa significhi. In certe zone è persino vietato fumare all?aperto, vedi Santa Monica e Venice Beach; ebbene, nonostante che ci siano migliaia di persone in spiaggia e sulle passeggiate, non c?è traccia di mozziconi di sigarette per terra e nessuno osa fumare se non in zone ben delimitate dove il fumo è consentito. E sono pochi quelli che lo fanno. Tra quei pochi ci sono sicuramente i molti turisti italiani.
Non ho mai visto una città cosi grande con tanto verde e tanti giardini curatissimi nei minimi particolari, senza che ci sia l?ombra di una cartaccia: gli americani amano usare i cestini; può sembrare un?eresia a noi italiani, ma invece qui questa è una buona abitudine. Un esempio su tutti.
Domenica, Venice Beach, festa indiana e altre cose domenicali, almeno 30.000 persone nelle strade, a mangiare seduti nei prati vicino la spiaggia, bere, giocare: quando si finisce, si raccolgono gli avanzi e si butta tutto nei cestini. Anche dopo un picnic in spiaggia.
Qui non ti proibiscono di calpestare le aiuole o sederti nei curatissimi giardini, anzi: la gente si riposa, i bambini giocano, le persone chiacchierano. Da noi l?importante è non calpestare le aiuole, poi anche se si portano i cani a fare i bisogni nei parchi giochi va bene lo stesso.
Esistono i baywatch, magari non sono proprio come Pamela Andersson o David Hasseloff, ma sono gentili, efficienti, professionali e cordiali con la gente che sta sulla spiaggia. L?Oceano non è cosi freddo come pensavo, almeno in questa stagione, ma le onde fanno veramente paura per quanta forza sprigionano: c?è veramente da fare molta attenzione se si vuole nuotare un po? al largo, ma non è consigliabile: infatti non ho notato nessuno che si avventura in una cosa cosi rischiosa.
Dicevo che Los Angeles è una città pulita, almeno nei quartieri ?americani?, mentre in quello cinese e giapponese (dove sto io), è già un po? diverso. La città è pulita grazie soprattutto al senso civico della gente. Questo è importante sottolinearlo.
Per strada non ho visto un auto parcheggiata non solo in seconda fila, ma neanche in divieto di sosta o su strisce pedonali o dovunque esista un divieto; eppure qui i parcheggi si pagano e cari. Ci sono zone e momenti della giornata che paghi anche 20 dollari per parcheggiare; infatti, in molti casi, nei parcheggi pubblici la tariffa varia a seconda dei momenti della giornata. Domenica mi è capitato di spendere 10 dollari per parcheggiare l?auto in un posto pubblico a Venice Beach; in quel momento il parcheggio era semivuoto. Dopo qualche ora, tornato a riprendere l?auto, la tariffa era salita a 15 dollari: parcheggio quasi pieno. Questa è una perfetta applicazione della legge dei prezzi determinati da domanda e offerta. Il parcheggiatore è un lavoro redditizio, si paga sempre in anticipo, per questo motivo si spiegano le decine di omini dotati di bandierina che ti invitano a parcheggiare l?auto nella propria zona di competenza.
In macchina sti americani guidano spesso rispettando i limiti, che variano a seconda delle zone, delle strade, delle condizioni di traffico: in una parola, sono efficienti.
Le freeway sono a tre, quattro, cinque corsie, ma anche le strade cittadine sono spesso a tre corsie; ci si mette un attimo a capire il sistema, di come funzionino le cose, ma poi tutto è molto facile.
Esistono addirittura corsie dedicate alle macchina che portano almeno due passeggeri, si chiamano ?carpools lanes?.

Provate ad immaginare che:
I camion viaggiano tutti nella loro corsia, senza creare pericoli o fare i pazzi.
I pedoni hanno la precedenza assoluta e nessuno osa mettere a rischio la loro incolumità; anche per questo motivi quando attraversano la strada sembra stiano passeggiando per vetrine: non c?è verso di vederli correre.
Quando c?è una situazione in cui si vengono ad incrociare due file di macchine che viaggiano in senso opposto e che devono svoltare in direzioni opposte, incrociandosi, la regola è che si fa passare una macchina per ogni fila alternativamente: adesso tocca a te, ora tocca a me, uno alla volta, e cosi via… io quando ho notato la cosa non credevo ai miei occhi.
Nei parcheggi destinati alla clientela del locale (es. McDonald?s), anche se semivuoti ed anche se intorno non c?è un posto neanche a pagarlo oro, i posti rimangono liberi.
Venice Beach, domenica pomeriggio: mezz?ora per trovare un parcheggio, che poi ho trovato pagando 10 dollari; un casino di gente e di macchine. Starbucks adiacente alla via che porta alla spiaggia, parcheggio riservato alla clientela semivuoto (e gratuito), rimasto semivuoto (e gratuito) sino a sera!
Nessuno suona il clacson anche se ci metti mezzo secondo a partire con il verde.
(che ho appena finito mezzo kilo di gelato Haagen Dazs al cioccolato… questa è facile da immaginare)
Che si può anche superare a destra quando si viaggia per corsie parallele, ma sempre con prudenza e senza mai correre rischi.
Che praticamente le strade non sono mai intasate, anche se credo ci siano più macchine che a Napoli, Milano, Roma e Torino messe insieme. Qualche coda nelle ore di punta in certi tratti, ma traffico sempre scorrevole.
Che la benzina costa un terzo o forse anche meno: ma di questo non sono sicuro perché qui si va a galloni e non ho la più pallida idea di quanto sia un gallone.

500 miglia in cinque giorni per le strade di Los Angeles è un?esperienza senza dubbio abbastanza importante.

Immaginate cosa succederebbe nelle nostre città se anche da noi tutto ad un tratto questo si avverasse? Impossibile, noi siamo Italiani. Eppure sarebbe cosi semplice.
Continua…

From left top clockwise:
Staples Center
Sunset Boulevard and Hollywood Boulevard intesection
Downtown L.A.
Universal Studios
My “compact” car

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Mexico 2006

4 Agosto 2006 Commenti chiusi


Non mi dilungherò moltissimo, non ci sono molte cose da aggiungere a ciò che ho già scritto di questa parte di Messico che ho avuto la possibilità di visitare.
Atterrato a Città del Messico, questa volta in un aeroporto completamente ristrutturato rispetto lo scorso anno, e pensare che da noi ci mettono vent?anni per fare una strada, ancora volta luce verde al controllo bagagli e via per una nuova avventura messicana. Sei giorni tra Città del Messico e Puebla, sei giorni fatti soprattutto di lavoro.
Il Messico è un posto strano, a metà strada tra quello che è america e quello che è europa; i messicani sono brava gente, disponibile, gentile, abbastanza educati, un po? terroni, ma tutto sommato buoni come il pane.
La capitale in questi giorni è in fermento per le recenti elezioni del Presidente della Repubblica: il problema è che anche qui i voti di differenza tra i due maggiori candidati sono stati pochissimi e i dibattiti, le polemiche, i cortei ancora vanno avanti a diverse settimane dal voto. Mi sembra di avere già vissuto questo periodo.
Comunque non è di politica che si parla da queste parti.
A Città del Messico ancora fortissimi sono i contrasti tra chi muore di fame, lavora per le strade ed i ricchi che vivono nei quartieri eleganti; tra i mestieri che capita di vedere più spesso girando in macchina nel mostruoso traffico cittadino, ci sono in ordine sparso:
venditori di cruciverba
venditori di giornali
venditori di schede telefoniche (?!?)
venditori di manine gratta schiena
venditori di ogni genere di alimento, qualsiasi sia il tempo: caldo soffocante o pioggia
venditori di bibite con borsa frigo al seguito
suonatori di fisarmonica e pianole varie, con eventuale cantante al seguito
parcheggiatori modello america con bandierina in mano che indicano l?ingresso del parcheggio spesso nascosto tra i palazzi; nei parcheggi non ti parcheggi da solo l?auto, ma lo lasci fare a degli addetti che magari hanno voglia di ascoltare un po? di musica mentre lavorano e ti scaricano la batteria..
venditori ambulanti tra una corsia e l?altra delle trafficatissime strade in cui la gente guida come in circuito di Formula 1, ma il più delle volte a caso: sorpassi a destra e sinistra, come capita, a velocità folle. Questo è uno dei mestieri che richiede più manodopera. Chissà perché?!
Povera gente, ma questa ce n?è in ogni dove, in tutto il mondo, compresa sull?ocean view di Santa Monica a Los Angeles.
Purtroppo tutti questi mestieri possono essere fatti sia da donne, uomini, ragazzi e bambini, non c?è differenza. Questa è in fondo un po? la parte triste della cosa. Tanti bimbi, nonostante il generale discreto livello economico raggiunto dal Messico negli ultimi vent?anni, ancora senza meta, senza famiglia, senza futuro. Anche qui non si fa l?elemosina, piuttosto qualcosa da mangiare.
Città del Messico ha più di una faccia.
Quartieri ricchissimi, elegantissimi, soprattutto intorno al centro della città e quartieri immensi fatti di case più o meno resistenti agli eventi atmosferici.
Donne e Tiziano Ferro.
Qualche mese fa un piccolo incidente di percorso è occorso al nostro amatissimo cantante; ad una domanda sulle fans d?oltreoceano messicane, Tiziano ha beatamente risposto che qui le mujeres hanno i baffi. Sono bastati tre secondi per giocarsi un mercato dove vendeva centinaia di migliaia di cd; infatti lo scorso anno per radio capitava sempre di sentire qualche sua canzone, quest?anno è stato praticamente messo al bando. Cazzi suoi.
Le ragazze non sono tra le più belle che ho visto in vita mia, ma ci sono gran belle ragazze, magari un piccoline, ma dai lineamenti molto particolari: del resto anche loro sono latini e si vede.
Qui il clima in questa stagione è fresco, sembra primavera; la cosa è dovuto all?influenza dei tifoni e simili che in questo periodo affollano il Golfo del Messico.
Si mangia bene qui in Messico.
Mi piace la cucina messicana, piccante come non mai, ma anche e soprattutto la carne, proveniente dall?Argentina.
A Puebla ci sono diversi ristoranti dove poter gustare una carne favolosa, accompagnata da Tequila e vino (carissimo) o birra.
Altra specialità è il taco arabe, che è una specie di kebab in stile messicano.
I locali sono frequentatissimi, quasi tutte le sere della settimana; l?atmosfera è caliente. Le ragazze del bar ti sorridono, ma non te la danno.
L?altra sera mi è capitato di mangiare in n ristornate di fronte al quale stavano girando una scena di una famosa telenovela messicana; ore di preparativi per 30 secondi di scena. L?attore, Pablo Montero, è un po? l?Antonio Banderas messicano. Molto meno figo ed un po? ciccione. Dopo il duro lavoro, cena nel tavolo di fianco al mio. Fuori la gente che voleva un autografo, io neanche l?ho cagato: del resto non avevo nessuna idea di chi fosse.
Un personaggio, un grande, invece l?ho visto da vicino: Alessandro Zanardi. Nel weekend appena trascorso a Puebla vi è stata una gara di livello internazionale di Gran Turismo.
Cos?altro aggiungere di questa bella cittadina di un milione di abitanti, niente di particolare, se non che l?atmosfera è amichevole e la gente non risparmia mai di farti un sorriso, anche chi avrebbe tutt?altro a cui pensare.
Questo è un po? il mio piccolo Messico, questo è un po? il Messico del 2006.

From left top clockkwise
Plaza de la Revolucion – Ciudad de Mexico
Streets vendors – Ciudad de Mexico
Vulcano – Puebla
Alex Zanardi signing autographs – Puebla
Mexican soups – Autopista Puebla – Mexico

ciao

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