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Bevendo Porto nel porto di Porto

7 Aprile 2006


Per la verita’ il porto di Porto non l’ho visto, ma ho bevuto Porto a Porto in un ristorante in riva al fiume, vicino al Porto, che stava poco piu’ in la’.

Atterrato dopo un volo Portugalia di quasi tre ore seduto in un sedile che la poltrona del cinema Mazzini sala 1 (quella che sta di sopra) sembra essere un divano, prendo un taxi e vado nella rua de Alegria dove sta il mio hotel tre stelle.

La cosa bella del posto e’ che sto letteralmente a due passi dal centro della citta’, dalla rua Caterina che e’ un po’ la nostra via Italia: la differenza e’ che qui non ci sono solo negozi di mutandine.
Subito me entro al centro commerciale, l’Asia mi ha proprio cambiato, non posso resistere senza entrare in un shopping mall… questa e’ la vita.

Senza dilungarmi troppo, posso dire che Porto, o almeno il suo centro storico, Patrimonio mondiale dell’Umanita’ (anche se credo si stia un po’ esagerando con sti patrimoni mondiali: fra un po’ fanno patrimonio mondiale dell’Umanita’ anche l’Esselunga di Biella!), e’ bellissimo; e’ una citta’ dove la storia la respiri nell’aria, ogni angolo, ogni vicolo, ogni strada rappresenta un pezzo di storia di questo Paese dal passato senza dubbio glorioso.
Camminando, camminando, non troppo per la verita’, si arriva alla zona chiamata Ribeira, che e’ la parte antica che costeggia il fiume Douro.

- Per tutto cio’ che riguarda la storia di questa citta’ ed informazioni varie, vi rimando al link qui sotto. Non e’ mio compito annoiarvi con informazioni turistiche che si posso facilmente trovare altrove -

Da subito cammino e scatto decine di foto, la citta’ di notte e’ fantastica, ma preso dai morsi della fame, poiche’ ho saltato il pranzo luculliano offertomi in aereo, mi butto alla ricerca di un posto tipico: mai cercare posti tipici, si rischia di trovare gente che cerca posti tipici, tutta straniera, dove si mangia abbastanza da schifo, ma almeno in questo caso, costa poco.
Purtroppo a volte cado anche io in questo errore; infatti mi sono imbattutto in una specie di taverna, tutta decorata di cose inutili, compresa una collezioni di banconote appese alle travi di legno – “non ci saranno mica Won koreani… ” alzo la testa e subito ne vedo uno! La serata inizia gia’ con il piede sbagliato -, ordino subito una bottiglia di Porto, di qualche probabile sottomarca di cui ignoro la provenienza.
Per continuare la splendida cena a base di cose tipiche, ecco che vicino a me mi accorgo che ci sono quattro torinesi (2 ragazzi, una ragazza ed una mamma/professoressa, boh!?!) che parlano di professori di Liceo… stracciandomi i coglioni fino all’inverosimile, tanto che mando sms sul tema a raffica.
Mangio, soprattutto bevo, ma non riesco a finire la bottiglia, e me ne vado appena posso.

Faccio una passeggiata, attraverso un ponte di ferro gigantesco, che mi ricorda in qualche modo una specie di Tour Eiffel fatta a mo di ponte: un ponte che di notte si puo’ ammirare in tutta la sua possenza e bellezza.
La citta’ vecchia, la Ribeira, da qualunque punto di vista la si veda prende il fiato per la sua bellezza: e’ da un po’ che non mi capitava di ammirare qualcosa di europeo, nulla di paragonabile a quello che e’ l’Asia, a quello che e’ per esempio Hong Kong: l’unica cosa in comune e’ che si rimane in qualche modo senza fiato.

Da segnalare che Domenica, giornata bellissima, ho pranzato nello stesso Ristorante dove c’e’ stato anche Mitterand, quello vero, in riva al fiume; costo del pranzo in un posto cosi’ figo: Euro 36 ca., un po’ piu’ che a Biella per mangiare una pizza con birra dolce e caffe’.
Tutto costa meno da queste parti, anche perche’ gli stipendi sono mediamente piu’ bassi che in Italia; sorprende lo stesso che un caffe’ Lavazza pero’ qui costi 50 Cents e da noi quasi il doppio… di solito le cose “estere” dovrebbero costare di piu’ che nel Paese di origine, ma evidentemente quando si tratta di fare i conti con la nostra Italia non sempre le cose hanno una logica.

Al ristorante (almeno in quelli che vanno al dila’ della piola tradizionale) ti portano sempre qualcosa che non hai ordinato come antipasto o stuzzichini, affettati con del formaggio, delle tartine, magari degli antipasti di mare: se vuoi te lo mangi, altrimenti lo lasci li’ e naturalmente non lo paghi; da non dimenticare: si deve lasciare la mancia. Il coperto c’e’ e non c’e’. Il servizio di solito non c’e’.

Lasciato Porto me ne giro un po’ nel Nord, non molto lontano a dire il vero, poche decine di Kilometri; una Regione di colline e di vini e di fabbriche tessili: praticamente sembra di essere dalle nostre parti.
Mi ritrovo anche a Guimaraes, che gli appasionati di calcio ricorderanno perche’ qui la nostra grande Nazionale ha giocato agli Europei di calcio Portugal 2004, contro Danimarca e Bulgaria, se non sbaglio.
A Guimaraes, anch’essa piacevole cittadina nella quale mi trovo a scrivere questo pezzo, c’e’ un muro con scritto: “Aqui nasceu Portugal”. Interessante vedere una nazione nata da un muro.
Da segnalare che in un tipicissima, ma questa volta molto accogliente e bella Cervejaria (birreria), ho visto il Milan vincere contro l’Olympique Lyon, bevendo birra durante il primo tempo, e mangiando una bua bistecca con patatine fritte durante il secondo. Non ho dato molto a vedere che ero italiano, ma quando si e’ segnato, preso il goal, segnato ancora, il milanista che c’e’ in me e’ uscito fuori.

Visitando clienti, vendendo paralndo un misto di spagnolo, inglese, italiano e due parole di portoghese, ho apprezzato ancora di piu’ questo idioma che poi a sentirlo bene non e’ cosi’ diverso dal nostro.
Cose imparate in una settimana:
1. a differenza dello spagnolo qui non c’e’ il suono “che” – ce – (es. leche, derecha, noche), ma qui si usa, come da noi, il suono “te” (es. lete, dereto, note).
2. i giorni della settimana hanno un nome interessante; a parte sabado e domingo, ci stanno: segunda feira (lunedi’), terça feira (martedi’), quarta feira (mercoledi’), quinta feira (giovedi’), sesta feira (venerdi’) e sfido chiunque a capirci qualcosa senza nessuna chiave di lettura…
In realta’ la parola “feira” significa mercato e da una derivazione medievale della cosa, ad ogni cittadina veniva assegnato un giorno per fare il mercato. Piu’ o meno questo e’ quanto.

Tutto qui quello che so che prima non sapevo; penserete che in una settimana avrei potuto imparare molto di piu’…

Il bachalao non l’ho mangiato, anche perche’ in realta’ non e’ piatto che mi attira. Preferisco un buon pezzo di carne, che da queste parti certo non manca.
Alla prossima
ciao

Riferimenti: Porto on Wikipedia.org

Categorie:On the road Tag: ,
  1. albertogilardino
    8 Aprile 2006 a 9:46 | #1

    Ciao Cristiano,
    le tue note su questo viaggio, per te praticamente fuoriporta(o) rispetto a quanto sei abituato, mi hanno suscitato due curiosità:
    - chi e come ti ha porto il Porto nel porto di Porto?
    - come fai a confrontare i prezzi dei pranzi, dei caffè e di tutto quanto riguarda bar e ristoranti dal momento che da noi tu non paghi mai e ti tieni costantemente alla larga da cassa e listini?
    Non pretendo risposte, e nel caso, neanche sincere…
    Buona continuazione di viaggio
    Alberto

  2. ispe
    17 Aprile 2006 a 23:18 | #2

    Concordo con il commento dell’ Alberto giocatore.
    Ma quando torni? Oppure sei tornato e non vuoi che si sappia in giro?
    Buona Pasquetta. Massimo

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