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Archivio Febbraio 2006

Come dentro un Film

19 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Ciao ancora una volta dall’Asia,
ancora una volta da Taipei.

Ogni volta che arrivo da queste parti mi sembra di atterrare su un altro pianeta; forse non sono su un altro pianeta, ma sicuramente sono in un altro mondo.
L’Asia e’ un altro mondo, non riesco mai a trovare altra definizione per descrivere questa angolo di un pianeta sempre piu’ piccolo e dove sembra non esserci piu’ spazio per tutti.
Vite parallele, vite diverse, vite vissute si incrociano in un insieme di storie, razze, esperienze che le parole da sole non possono descrivere… ma ancora una volta faro’ un tentativo, sarete tutti voi a leggermi ed a giudicarmi.

Tutte le volta che parto per questi viaggi, penso che da queste parti trovero’ un mondo gia’ conosciuto, gia’ vissuto e quindi familiare: in parte e’ vero.
Non mi piace cambiare alcune piccole abitudini ormai diventate parte della mia vita quotidiana:
mi piace arrivare presto in aeroporto, bermi una birra mangiando qualche snack.
al check in invento sempre scuse per poter viaggiare in business, ma quasi mai mi capita… del resto non ne ho diritto.
in aereo mi isolo con cuffie e mi guardo film, telefilm, mangio le schifezze che mi danno, ma non molto a dire il vero, mi tolgo le scarpe, mi metto le calze datemi indotazione (in aereo fa freddo), cerco di stare il piu’ comodo possibile con la poltrona tutta reclinata (di quello che sta dietro non mi puo’ fregare di meno) e spero di avere un posto almeno in prima fila e vicino al finestrino, cosi’ quando i miei vicini si devono alzare non mi svegliano.
Qualche ora di luce, hostess indaffarate a dare via i vassoi con il cibo, vassoi che poi ti lasciano sul tavolino almeno due ore e non ti riesci neanche a muovere, quindi niente bagno per un po’: bisogna prevenire.
Si spengono le luci, non guardo piu’ nessun film nei minuscoli schermi di fronte a me, ma ascolto musica; una costante di ogni viaggio sono le zero conversazioni con il vicino.
12 ore di volo, o quasi, e atterro in Asia; spesso mi capita di fare scalo all’aeroporto di Hong Kong, che ormai conosco meglio di quello di Torino, ma il tempo per il prossimo volo e’ poco e bisogna scarpinare qualche kilometro per trovare la prossima uscita.
I piedi gonfi che non mi si allacciano neanche le scarpe, occhiaie, un po’ di stanchezza, non molta a dire il vero (ci ho fatto l’abitudine), e via che si riprende un altro volo; poche ore di viaggio questa volta, le solite schifezze da mangiare, che avanzo puntualmente, tranne che per poche cose, di nuovo vicino al finestrino, di nuovo a dare uno sguardo al magazine della compagnia aerea che, essendo un mensile, cerco di leggere in tre/quattro voli diversi.
Arrivo a destinazione, le hostess fanno finta di salutarti, controllo passaporti, cambio moneta, ritiro bagagli ed esco. Un po’ di aria fresca o meno, a seconda dei posti e delle stagioni, e il mondo appare gia’ cambiato.

Bastano poche ore, ma sembra di fare un salto nel tempo di diversi anni, a volte in avanti, a volte indietro, spesso e volentieri, in entrambe le direzioni.
Mi piace stare negli stessi alberghi, conosco come sono fatti, pregi (pochi) e difetti (molti), mi piace stare nella stessa zona di sempre, mi piace mangiare negli stessi ristoranti conosciuti ormai due anni fa.
E’ come vivessi una seconda vita, e come questa seconda vita fosse qualcosa che non mi appartiene, ma che tutto cio’ che mi circonda e’ frutto di un sogno, di immaginazione, di fantasia. Un film, appunto, nel quale ogni giorno c’e’ una sorpresa, nel quale il finale non sempre e’ un happy end, nel quale il protagonista non sono io, ma la gente, l’umanita’ che mi circonda.
Taipei e’ una citta’ che fa parte di un Asia ricca, industrializzata, iperteconologica, dove ogni gesto e’ meccanicamente stabilito a priori e dove a volte sembra che le persone siano dei robottini comandati a distanza.
Ma non e’ tutto cosi’.
Questa umanita’ va conosciuta, va cercata anche se spesso riesce difficile trovarla.
Tecnologia e tradizione spesso si mescolano, ma queste sono le cazzate che possono benissimo raccontare le decine di programmi dedicati ai viaggi; troppo spesso e’ della gente che non si parla affatto.
Ma in realta’ qui non siamo in un film e cio’ che colpisce e’ che ognuna di queste persone porta dentro di se storie diverse, storie comuni, ma anche spesso storie di una vita passata difficile, vissuta lontano e nella quale purtroppo non ci si riconosce piu’ o quasi, ma che spesso ritorna e come una vecchia storia ti ritorna in mente.
Ognuna delle persone che ho incontrato in questi anni mi ha insegnato qualcosa, ognuna di esse potrebbe scrivere la storia della propria vita senza il rischio di annoiare il lettore.
I miei amici dei ristoranti italiani che ogni sera mi cocoolano, le mie cameriere preferite, alcuni amici del posto conosciuti un po’ per caso.
Ognuno di loro mi tiene compagnia, mi aiuta a trascorrere le serate dopo le lunghe giornate di lavoro: e’ molto importante poter stare in compagnia, perche’ spesso la solitudine non ti tiene troppao compagnia.
Ho festeggiato il mio compleanno, due serate diverse, due torte diverse, tra amici, sempre.
Poche ore di sonno in questi giorni… meglio non pensarci.
Ragazzi americani, canadesi, australiani, sud africani, inglesi che vengono da queste parti ad insegnare inglese, con un discreto stipendio che permette loro di uscire e divertirsi tutte le sere, magari cercando di portarsi a casa qualche ragazza locale in cerca di sensazioni “occidentali”.
Trovi ragazze del sud est asiatico che escono dalla loro quotidiana vita fatta di duro lavoro in fabbrica o dietro a qualche bancone del bar fino a tarda notte, ogni giorno della settimana, ogni giorno dell’anno, che vuole divertirsi semplicemente ballando, ascoltando un po’ di musica, e magari pensando al ragazzo europeo o americano che l’ha appena lasciata per qualche altra avventura in qualche altra parte del mondo.
Ragazze che lasciano la propria vita per cercare qualcosa di meglio, qualcosa di nuovo, per fare un po’ piu’ di soldi in maniera pulita. Potrebbe sembrare una cosa triste, ma da queste parti si e’ abituati a queste cose. E’ normale abbandonare casa ancora giovani, le ragazze qui invecchiano molto prima, viaggiano molto piu’ veloci che da noi, bruciano la propria vita in pochi anni e spesso sognamp il principe azzurro che le porti via in un posto dove la vita e’ migliore.
Sognare non costa assolutamente nulla, quindi perche’ non provarci? Se va bene la vita cambia veramente, spesso e volentieri pero’ il film finisce ed il lieto fine lo si vede solo al cinema.
Buddha dice qualcosa del genere: bisogna guardare sempre avanti con ottimismo, senza pero’ dimenticare gli errori del passato che ti serviranno un giorno per essere migliore ed affrontare il futuro con piu’ serenita’. Non voltarsi mai, dunque. Funziona.
Da queste parte si vive un po’ cosi’, senza troppi legami, senza troppi punti fermi.
Sbandare e’ facile, perche’ da queste parti si va a tutta velocita’ per raggiungere la meta: pero’ il film un bel giorno finisce e ci ritrova a 25 anni gia’ vecchi. E nulla e’ cambiato rispetto a prima, il principe azzurro non e’ arrivato, ma si va vanti, ancora una volta.
In fondo sognare, ancora una volta piu’ che mai, non costa proprio nulla.
Ed inizia un nuovo giorno.
c.

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Ho ripreso a volare

9 Febbraio 2006 1 commento


Eccomi ancora una volta in viaggio, poche settimane questa volta… quasi un weekend fuori porta.
ciao a tutti e a presto
c.

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