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In Tailandia passando da Singapore

20 Novembre 2005


Ciao a tutti,
le vacanze sono appena terminate, ma con un salto temporale indietro di qualche settimana, i miei pensieri mi riportano a questa indimenticabile ultima parte di questo lungo viaggio.

Singapore merita qualcosa in piu’ di una citazione, anche se purtroppo non ho avuto moltissimo tempo (5 giorni chiuso in uno stand in fiera) per “vivere” a pieno questa bellissima citta’ – stato costruita su di un’isola che poche decine di anni fa era praticamente palude; qui siamo poco al di sopra dell’equatore ed il clima, caldo, umido e costante per tutto l’anno e’ un segno piu’ che evidente del clima di questa parte di mondo.
Di Singapore ci si aspetta una citta’ per molti versi simile ad Hong Kong, niente affatto, almeno dal punto i vista estetico. La cosa che sorprende maggiormente e’ il verde che caratterizza ogni zona di questa isola: a volte sembra di trovarsi in un paese di collina, tanti sono i prati e i giardini, eppure siamo a Singapore, la citta’ famosa per lo shopping e per il suo contesto culturale.
Ci si trova di fronte a tre comunita’/culture principali: quella cinese, che rappresenta la maggioranza ricca ed ha il potere economico, quella indiana, forse la piu’ povera, e quella malese. La lingua ufficiale e’ l’inglese, il cinese, l’indu’ e il malay sono studiate dai cittadini delle diverse comunita’ come seconde lingue.
Tutto e’ ordinato, pulito, quasi perfetto; la gente e’ cordiale e si respira sin dal primo momento il tenore di vita dei quattro milioni e mezzo di cittadini che vivono questo piccolo paradiso economico. Qui tutti corrono, ma nessuno ha fretta, tutti rispettano le regole, ma il clima e’ sereno e non ti senti mai in pericolo.
Qui c’e’ il YWCA, un albergo che definire il “grande fratello” degli hotel rende bene l’idea di cosa voglia dire dormirci una settimana: telecamere che ti osservano, addetti alla reception che ti controllano, postazioni internet il cui monitor e’ visibile a 20 metri e tutti possono vedere cosa cazzo stai facendo con il PC, accesso ai piani limitato da ascensori attivabili solo con la scheda per entrare nelle proprie camere; YWCA: youth women catholic association… questa volta l’albergo e’ stata un’esperienza stressante. Mai piu’ in un posto del genere, dove addetti alle pulizie ti entrano in camera senza bussare e senza rispetto per quello che stai facendo. Allucinanti questi posti. Questo non e’ Singapore, la citta’ dove si puo’ trovare una specie di centro comerciale del divertimento: tre piani di locali notturni, pub, discoteche. Un’esperienza extrasensoriale: workin girls che ti fanno sentire un gigolo, che figata!
Unica nota stonata di questa citta’ sono i taxi che quando servono non ci sono: chissa’ poi per quale motivo. Eppure non mancano, la notte te ne rendi conto, quando a decine aspettano i clienti che escono dai vari locali notturni.
Orchard road, Holland Village, Clarque Quay, sono le zone dello shopping, del divertimento, dei ristoranti delle piu’ svariate cucine: anche qui i ristoranti italiani la fanno da padrone, naturalmente secondi solo a quelli locali.
Singapore, una citta’ da vivere, una citta’ da visitare, una citta’ come ne ho viste poche: in una parola, unica… purtroppo!

Destinazione Bangkok, Tailandia
Descrivere in poche righe il viaggio di tre settimane attraverso una terra magnifica, popolata da gente che ha inventato la parola “ospitalita’”, non e’ semplice, ma anche questa volta, come sempre, ci provero’. Anche se ormai rimane solo un bellissimo ricordo.
Bangkok e’ quello che si dice essere l’ombelico di quel pezzo di mondo chiamato Sud Est asiatico, credo che in nessun’altra citta’ convivano senza alcun problema cosi’ tante razze, culture e religioni.
Bangkok e’ un casino: gente, traffico, bar, palazzi, templi, centri commerciali, negozi di lusso, bazar, mercati notturni, tutto mischiato, ma con una logica straordinaria che si puo’ cogliere solo se si ha la possibilita’ di vivere a pieno questa citta’ attraversata da un fiume che ne rappresenta il cuore, il simbolo e l’emblema, nel bene e nel male.
Un crocevia per l’Australia, un passaggio obbligato per raggiungere alcune delle spiagge piu’ belle del mondo, una citta’ che unisce in un modo straordinario, modernita’ e tradizione, squallore e splendore, pace e confusione, i cui protagonisti sono in assoluto le persone, il cui sorriso e’ il marchio di fabbrica di questo Paese che mette sullo stesso piano uomini e donne, in un equilibrio che in Asia e non solo, spesso e’ impossibile da raggiungere.
Bangkok e’ la “Citta’ degli Angeli”, una citta’ che sta vivendo un periodo di straordinario sviluppo, ma che non perde mai di vista il suo passato da mille e una notte.
Il mio viaggio in Tailandia, continuazione di quello iniziato lo scorso anno, e’ voluto essere un piccolissimo omaggio, da parte mia, alla gente colpita quasi un anno fa da una tragedia immane, lo tsunami, di cui ancora oggi sono evidenti i segni.
Un anno dopo sono voluto tornare in alcuni di quei posti in cui lo scorso anno avevo vissuto momenti indimenticabili.
La cosa piu’ impressionante e’ stato sbarcare a Phi Phi Island: la dove sono stato a dormire un anno fa, ora non c’e’ piu’, solo un ammasso di macerie, immondizia e resti di quello che era uno dei resort piu’ belli dell’isola.
Il Cabana Hotel non ha piu’ i suoi bungalows, cio’ che e’ rimasto e’ la struttura di cemento, che porta ancora segni evidenti delle ferite subite quel maledetto 26 Dicembre dello scorso anno, alle ore 10 del mattino, quando la gente stava facendo colazione oppure era gia’ impegnata in uno dei centinaia di tour per aspiranti sub.
Gli alberi permettono di vedere l’altra parte della costa, un anno fa non era cosi’, erano molti di piu’.
I ristoranti sulla spiaggia non ci sono piu’, l’internet cafe’ non c’e’ piu’, non ci sono piu’ la maggior parte dei piccoli negozi di Ton Sai bay, il “7 eleven” e’ ridotto a quattro mura di cemento dove qualcuno ha pensato bene di metterci un’amaca ed un piccolo banchetto. Non c’e’ piu’ la pasticceria gestita da un italiano il cui figlio e’ stato inghiottito da quell’onda alta dieci metri.
Eppure agli occhi di chi arriva la prima volta, questa piccola isola sembra aver cancellato o quasi i segni di questa immane tragedia; la vita e’ ripresa a pieno ritmo e di cio’ che e’ stato rimangono alcune foto che servono per non dimenticare. La vita vince su tutto, questa piccola isola senza traffico ne e’ un esempio.
Lo tsunami e’ stata una tragedia, Patong Beach, Kao Lak, Krabi… ora la tragedia e’ diventata un business, un po’ per necessita’, un po’ per esorcizzare cio’ che e’ stato senza mai dimenticarsi di chi non c’e’ piu’.
Magliette ricordo, numeri speciali di riviste, dvd con immagini e filmati: tutti si vende, tutto serve a non dimenticare, tutto e’ utile per sopravvivere, comunque.
Anche questa e’ la Tailandia, terra circondata da un mare straordinario, le cui isole sembrano posti da film ed in alcuni casi e’ stato proprio cosi’.
Paesaggi straordinari popolati da gente straordinaria, la cui semplicita’ dei modi, dei gesti, di un sorriso, e’ il ricordo piu’ bello da portare a casa.

Al prossimo viaggio.
c.

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