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Archivio Ottobre 2005

Seoul e la Fattoria degli Animali

13 Ottobre 2005 Commenti chiusi

Carissimi lettori,

questa e’ una storia vera, con protagonisti veri ed i fatti coincidono alla realta’ senza troppa casualita’.
Come per tutte le storie vere, un po’ di fantasia e’ necessaria per capire meglio i fatti raccontati; fantasia che comunque mai e poi mai supera la realta’.
Come premessa, vorrei innanzitutto sottolineare l’ironia di fondo di questa pagina che non vuole essere offensiva nei confronti dei protagonisti: mi scuseranno quindi gli animali in primis (paragonati spesso ingiustamente ai koreani) ed i koreani, appunto, in secondo luogo, che anche se si offendono, comunque, non te lo verranno mai a dire.

Inizio della storia liberamente tratta dal racconto di G. Orwell.

Seoul e’ una citta’ immensa, come diverse volte ho gia’ scritto e raccontato nel mio blog; 18/20 milioni di abitanti, terza citta’ al mondo per numero di abitanti dopo Tokio e Citta’ del Messico, etc.
Immaginate voi che casino puo’ essere questa citta’. Invece no.
A parte un traffico allucinante, ma, nei limiti, ordinato, la citta’ e’ ordinata, pulita, senza troppa delinquenza, tranquilla da girare in ogni momento del giorno e della notte; non esistono i cosiddetti “quartieri ghetto”, a parte Itaewon, che non si puo’ certo paragonare a Le Vallette di Torino o a qualsiasi altra periferia italiana e non.
Non e’ una citta’ bella, non esiste nulla che si possa chiamare “centro storico”, a parte una piccola zona, Sinsa, che pero’ non e’ paragonabile a nulla che possiamo trovare in qualsiasi paese o citta’ italiana o europea; qui le cose antiche, sono vecchie, quindi in qualche modo vanno eliminate per lasciare spazio al nuovo che avanza senza freni.
Seoul e’ una citta’ tutto sommato vivibile, ci sono mezzi pubblici efficienti, si puo’ mangiare locale con pochi Euro oppure si trovano senza problemi, anche se non sono moltissimi, tipi di ristoranti che rappresentano cucine di diverse parti del mondo; ci sono pub, bar, discos, coffee shop, insomma non sarebbe una citta’ impossibile (o quasi) da vivere…
…purtroppo pero’ questa citta’ e’ abitata da 18/20 milioni di koreani, tutti piu’ o meno uguali!!!

La Fattoria degli Animali
In ordine casuale, ecco un elenco delle specie piu’ numerose presenti in questa citta’.

Gli Asini
Sono i ragazzi (maschi) di eta’ da college, studenti che frequentano l’Universita’ o corsi Master, post lauream, hanno dai 18 ai 24 anni ca. Il target si puo’ anche intendere un po’ piu’ allargato.
Dovrebbero rappresentare il futuro di questo Paese e purtroppo lo rappresentano.
Non mi dettaglio sull’aspetto fisico che e’ caratterizzato da sguardo assente, il piu’ delle volte scemo, capelli dritti ingellati e magari colorati, occhiali improbabili e vestiti male, come i loro genitori, del resto.
Spesso usano borse a tracolla, che dovrebbero essere caratteristica esclusiva o quasi delle ragazze; hanno il cervello bruciato, non dal troppo studio, ma dal continuo ascolto di lettori MP3, cuffie stereo e telefoni cellulari che credo usino anche per andare al cesso.
Niente li ferma, nessuno, sono sempre in movimento, ma non sanno bene dove andare; camminano sempre in gruppo, poche volte nel gruppo sono in compagnia di femmine (probabilmente non si sentono ancora pronti per affrontare l’altro sesso). Non parlano una parola di inglese, neanche “Hello” ti sanno dire, eppure sono tecnologici, ma di solo made in korea… beati loro. Dicono di frequentare corsi di lingua inglese, boh!?! Il futuro della Korea sono loro.

I Muli
Ci sono due tipi diversi e ben distinti di muli; il primo e’ quello rappresentato dagli uomini di fatica del mercato tessile: passano le giornata a portare su e giu’ per 3/4/5 piani alla volta decine di kili di pezze, di tessuti e di materiale di cui necessitano i venditori presenti nel mercato. Una palazzina di 6 piani che salgono e scendono in continuazione, sempre a piedi, per le scale perche’ non possono utilizzare gli ascensori; sono sudati e puzzano, poveretti, e guadagnano anche poca roba. Un lavoraccio.
Altro tipo di mulo e’ la casalinga. La donna sposata, con figli che passa la vita a crescere i figli, a servire il marito, a cucinare riso e kimci, ad aspettare sempre il marito che, a fine giornata, torna a casa dopo aver trombato qualche ragazzina piu’ giovane in uno dei migliaia di night club sparsi per la citta’. Il futuro per una ragazza, qui in korea, ancora oggi non e’ semplice, purtroppo. O ti sposi giovane (prima dei 25 anni) o sei praticamente zitella e magari ti cerchi uno straniero, perche’ i tuoi coetanei koreani non ti guardano neanche piu’ in faccia. Del resto, come gia’ detto, i coetanei maschi koreani sono stupidi.

Il Gallo
E’ l’uomo di mezza eta’, sposato, con famiglia, che ha un buon posto di lavoro e guadagna bene; spesso e’ un dirigente di azienda o dirige una propria azienda. E’ una persona che si puo’ permettere di tutto, anche di spendere 150 Euro in una sera per andare in uno di quei night club, dove ci si puo’ ubriacare, farsi toccare e toccare ragazzine che ballano mezze nude, che hanno vent’anni in meno, tra un bicchiere di whisky ed un frutto esotico e magari portarsene una in camera, nel Love Hotel sovrastante il club, dove spendere altri 80 Euro per una camera e 200 Euro per trombarsi, sempre una di queste ragazzine disponibili a tutto o quasi, per soldi. Naturalmente, ubriachi, spesso e volentieri si addormentano dopo pochi minuti. Sentirsi un gallo e’ un bene di lusso, ma molti qui se lo possono permettere.

Le Galline
Sono le ragazzine che ballano mezze nude, si fanno toccare, ma non trombare, probabilmente sono studentesse universitarie che hanno deciso di fare soldi facili facendo le puttane (ma del fatto che siano studentesse, non ne sono certo… lo deduco dall’eta’); sono a centinaia, ogni sera della settimana, tranne la domenica, accompagnano i galli, ballano con loro e qualche volta fanno anche di piu’: tutto dipende dalla cifra che si vuole spendere. Tutto ruota attorno al Won.
Non ti guardano mai negli occhi, forse si vergognano un po’, forse hanno paura di essere riconosciute; non danno confidenza agli stranieri che come me in quell’hotel, bello per carita’, ci stanno tre settimane per motivi di lavoro.

I Topi
Sono le migliaia di persone che lavorano al mercato di Dongdaemun Shopping Complex (http://b2b.zipia.net/ il sito e’ troppo bello e rende l’idea solo in minima parte), rinchiusi in tre palazzi uno attaccato all’altro, 6/7 piani… non l’ho ancora capito e mai lo capiro’.
Stanno li’ dalla mattina alla sera, ognuno nel loro piccolo stand, 2-3 mq di spazio dove metterci i tessuti, i campioni, sedie, tavoli, pc, telefoni in abbondanza, fax, stampanti, frigobar, acquari, leggere il giornale, giocare a carte, mangiare, bere caffe’ e anche, capita, lavorare.
Di solito c’e’ il President con moglie e ragazzo (figlio!?!) al seguito: il ragazzo e’ quello con la faccia da scemo che da via campioni, srotola ed arrotola tessuti, gestisce le attivita’ manuali quando e’ in grado di capire dove si trova.
Il President sta sempre al telefono, guarda la televisione, gioca con il PC o a carte con gli amici; fuma fregandosene del divieto di fumare.
La moglie… qualcosa fara’.
Centinaia di stand, corridoi strettissimi, scale mobili, scale, ascensori, aree fumatori, lucida scarpe, distributori di bibite, donnine che portano le bibite e ti fanno il caffe’, praticamente non ci sono finestre ma migliaia di piccole lampadine al neon la cui luce dopo un’ora ti da alla testa; aria condizionata inesistente, ci sono ventole in tutti gli angoli, sempre accese. C’e’ un impianto antincendio che secondo me non funziona e se anche funzionasse, una volta li’ dentro, la fine del topo in gabbia e’ assicurata.

Le Oche
Sono le ragazzine, dicesi in qualche modo designer di moda koreana, che girano tutto il giorno tra i corridoi stretti del mercato, ascoltando musica, parlando al telefono, scegliendo i tessuti che il loro capo ha detto di acquistare; di solito girano in gruppi di due o tre, corrono, ti spingono, non se ne fregano di nulla: magari mi piazzo in mezzo al passaggio e non mi chiedono neanche permesso… stanno li’ ad aspettare che mi sposti. Non sorridono mai, pensano solo al loro obiettivo: trovare qualcosa di decente da acquistare, cosa non facile, tra un tramezzino a base di kimci ed una bevanda alla vitamia C, che sempre le accompagna.
Ogni tanto strisciano sacchi enormi di plastica, che non sono sacchi pieni di spazzatura, ma di tessuti. Fanno finta di essere competenti, scelgono, chiedono prezzi, non ti degnano di uno sguardo. Niente le ferma fino a che non si addormentano in bagno sedute sul davanzale della finestra.

La Pecora
Il lavoratore tipo koreano; un po’ soldatino, un po’ cretino. La disciplina e’ tutto, ma guai a perderli di vista, se ne escono dalla retta via alla velocita’ della luce. Lavorano sempre a gruppi, fanno gruppo per definizione, del resto sono abituati sin dall’infanzia; e’ il concetto di gruppo che e’ importante, anche se tutti ci tengono ad avere un titolo ed un biglietto da visita. L’addetto alle pulizie come minimo e’ manager, poi si va su, sempre piu’ su e si arriva a ricoprire la carica di President, a cui pero’ non tutti possono ambire, a meno che non si mettano in proprio e fondino una societa’ composta solo da loro stessi e quindi diventino President.
I koreani lavorano, nulla da dire, magari a volte troppo, a volte solo per dovere; pero’ sono rispettosi del senso del dovere, non ti dicono mai in faccia di no, poi alla fine non sono in grado di fare da soli, hanno comunque sempre bisogno di qualcuno che li guidi.
Hanno costruito un Paese ipertecnologico ed avanzato, aiutati magari dagli americani, ma diamogli atto che sono stati bravi. Fanno della ricerca una spesa importante nel Bilancio dello Stato, dove la parte di PIL relativa all’agricoltura e’ minore di quella relativa all’industria del sesso in tutte le sue sfaccettaure, e qui ce ne sono proprio tante.
Tutti insieme, sempre e comunque: mangiare, bere, divertirsi, lavorare, andare a puttane; non sia mai che ti si veda essere da solo, sei considerato uno sfigato e poi chi ti sorreggerebbe in strada quando sei completamente ubriaco alle 9 di sera? Pecore si, ma guai a ficcare troppo il naso nei loro affari: ti caccerebbero subito, anche se spesso cercano di coinvolgerti.

Le Formiche
Quando ti trovi nella metropolitana di questa citta’ nelle ore di punta, il mercato (di cui sopra) ti sembra il Paradiso a confronto; migliaia di persone, donne, anziani, uomini, studenti, militari in tuta mimetica che dormono, gente che chiede l’elemosina ascoltando musica (anche loro c’hanno questi cazzo di MP3 players), bambini, venditori di cerotti, ciechi che camminano con registratore al collo che suona litanie coreane anni ’50, e cose del genere.
Si entra nella metropolitana tutti in fila, si prendono le scale mobili tutti in fila: di solito a destra si sta fermi, a sinistra si cammina, ma a volte trovi lo stronzo che si piazza al centro e non ti lascia passare, nessuno che si premura di chiedere permesso, al limite una spinta e via.
Si arriva sulla banchina, questi piccoli animaletti sembrano muoversi tutti insieme disordinatamente e si vanno a piazzare su dei piedi disegnati a terra, che stanno a significare che li’ si aprira’ la porta del treno, tutti in fila.
E’ qui che arriva il bello.
Sembra tutto tranquillo o quasi fino a che si aprono le porte della carrozza; incomincia un corsa al posto libero che di solito e’ unico, ma addocchiato da almeno dieci persone che spingono, ti tirano spallate, ti superano cercando di arrivare primi. E’ una corsa a chi e’ piu’ scemo, ma quanto ci tengono tutti a quel posto… oggi ho impedito ad una signora di superarmi e con scatto felino le ho rubato il posto a sedere: ci e’ rimasta troppo male, uno sguardo perso nel vuoto, ma impassibile, non un cenno di stizza nei miei confronti, come un vero koreano che subisce senza lamentarsi.
Non parlo degli odori dominanti all’interno di una carrozza piena di gente: su tutti, la puzza di aglio del kimci che spesso e’ piu’ dell’odore di sudore mista ad alcool che molti si portano appresso. Chiedo scusa alle formiche.

I Maiali
Tutti i Koreani, senza distinzione di razza, sesso, eta’, tranne i bimbi. Non e’ possibile che questa gente di continuo rutti, tiri su col naso, sputi per terra, scorreggi, faccia versi con la bocca, mangi con le mani e poi si tocchi i capelli, cucini alla griglia dopo aver sistemato con le stesse mani (vestite di guanti luridi, pero’) le scarpe di un cliente, che se le era tolte un attimo prima… cosa che si fa nei ristoranti coreani.
Non e’ possibile che questa gente in pubblico sputi spesso nei cestini e poi va al cesso e lascia macchie di saliva ai bordi della tazza del cesso senza neanche centrare il buco: fanno schifo, a volte veramente troppo.
Mangiano roba che puzza, non si lavano le mani dopo essere stati in bagno, pisciano ubriachi contro i muri dei ristoranti dove hanno appena mangiato, si ritrovano coricati sui marciapiedi a vomitare alle 7 di sera, ruttano durante i pasti. Eppure questa citta’ non e’ lo specchio di questa gente, tutt’altro.
Non c’e’ differenza di sesso ed eta’ per queste cose; il concetto di civilta’, almeno da questo punto di vista, qui non e’ arrivato. Del resto un Paese che festeggia il Compleanno non ha una cultura ed una storia molto profonda, queste sono le conseguenze. Forse no. I maiali, checche’ se ne dica, sono molto piu’ puliti.

I Cuccioli
Sono tutti i bimbi che con i loro occhi innocenti e sguardi maliziosi vivono in un mondo a parte, un mondo che non e’ fatto di sale da gioco e bordelli, ma e’ un mondo innocente, puro, pulito come lo sono loro. E’ per questo che sempre ti guardano con curiosita’, ma mai con disprezzo. Quello e’ roba da adulti. Ti osservano, ti sorridono, magari rimangono con lo sguardo a fissarti; si chiedono che cosa ci faccia uno cosi’ nel loro mondo e dopo pochi secondi si dimenticano di averti mai incontrato.
Senza distinzione alcuna questi bimbi sono dei cuccioli che pero’, purtroppo, anche loro un giorno cresceranno e diventeranno animali.

c.

Oggi la Korea compie gli anni…

3 Ottobre 2005 2 commenti

… ma a me non me ne frega niente.
Questi qui si sono inventati il giorno della fondazione!

In foto alcuni famosi brand koreani piu’ un’insegna luminosa di un bar dove il claim suona cosi: “Coffee, Beer, Soju … colder than your refrigerator”

National Foundation Day (October 3)
This day commemorates the founding of the Korean nation in 2333 B.C. by the legendary god-king Dangun. A simple ceremony is held at an altar on top of Mt. Manisan, Ganghwado province. The altar is said to have been erected by Dangun to offer thanks to his father and grandfather in heaven.

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HK

2 Ottobre 2005 1 commento
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Hong Kong (la lettura di questo brano e’ consigliata ad un pubblico maturo)

2 Ottobre 2005 2 commenti


E’ finita la splendida settimana a Hong Kong, splendida dal punto di vista personale, molto meno da quello professionale… ma qui non si parla di business.
HONG KONG merita il carattere maiuscolo per la straordinarieta’ del posto.
In poche decine di Km quadrati vivono ca. 7.000.000 per lo piu’ in palazzi il cui piu’ basso e’ almeno di 15 piani; ex colonia inglese, le tracce lasciate dalla dominazione inglese sono bene presenti, ma anche quelle di importazione cinese iniziano a farsi vedere e sempre di piu’.
I cinesi di HK sono diversi dai cinesi della Cina: e’ questa e’ una fortuna; si sono semplicemente “civilizzati” 50 anni prima e da queste parti non e’ poco.
La citta’ si divide in 4 aree principali e decine e decine di isolette, alcune abitate altre no.
Honk Kong Island e’ il cuore della citta’, il cuore economico, il quartiere degli affari; qui sono concentrati i piu’ importanti quartier generali di questa citta’/stato ancora, in parte, indipendente dall’Impero cinese.
Poi c’e’ Kowloon, la parte vecchia della citta’, la parte dove sono concentrati i maggiori mercati, le manifatture tessili, il piu’ grande porto commerciale che abbia mai visto, dove ci sono veri e propri “palazzi di container”; in altre parole e’ il quartiere “operaio” della citta’.
C’e’ poi Lantau Island, praticamente un’invenzione moderna, dove c’e’ l’aeroporto e il recentissimo Disneyland Hong Kong, inaugurato tre settimane. Lantau Island e’ collegata a Kowloon da due ponti che rappresentano due opere dell’ingeno umano; una cosa mai vista, uno spettacolo da National Geographici Channel, che quando parla di ponti, non puo’ fare a meno di descrivere queste due opere d’arte dell’ingegneria moderna.
Infine c’e’ una parte della citta’ denominata New Territories; e’ una nuova area di sviluppo, c’e’ anche del verde ed e’ principalmente un’area abitativa, residenziale.
In breve questa e’ la caratterizzaione geografica di HK.
Ma la cosa che e’ piu’ interessante di questo posto e’ il mix unico di gente che lo vive.
Gente di tutte le razze, di tutte le facce: cinesi, inglesi, filippini, australiani, indiani, pakistani, indonesiani, thailandesi; queste le maggiori comunita’. Non c’e’ colore che manca, forse manca un po’ di nero, ma ce n’e’ anche di quello.

Hong Kong, citta’ dalle mille facce, una citta’ che quando meno te l’aspetti ti sorprende con la bellezza dei suoi grattacieli illuminati che si specchiano sulla baia, con i suoi giochi di luce che rendono vivi palazzi di 50, 60, 70 piani, creature che sembrano vive, che sembrano respirare ed intanto sono li immobili che ti osservano dall’alto, molto alto.

Il percorso da Kowloon all’isola di HK e’ semplicemente straordinario.
Lasciato l’albergo, arrivo a Mongkok, il cosiddetto mercato dell’elettronica; qui si trova di tutto e di piu’ ed ancora molto di piu’ di quello che si possa immaginare. Ci sono centinaia di piccoli, medi, grandi negozi, shopping mall di svariati piani, tutti dedicatri a laptop, pc, consolle, cameras, lcd screen, plasma TV, cell phones, mp3 players, iPod e tutto cio’ che riguarda l’elettronica di consumo. Prezzi fissi, prezzi da contrattare, tutto cambia velocemente, tutto si muove velocemente, come le migliaia di persone che affollano questo posto in ogni ora della giornata, ogni giorno dell’anno: non esistono giorni di chiusura, se non in alcune rare eccezioni, si lavora 7 giorni su 7, alcuni negozi 24 ore al giorno, non si dorme mai, veramente mai.
Qui le strade sono piene di insegne luminose, di quelle che si vedono solo nei film, tutte in cinese, a volte anche in inglese: non c’e’ spazio che non sia “brandizzato” o pubblicizzato. E’ uno spettacolo incredibile, agli occhi di noi europei tutto questo puo’ sembrare un po’ kitsch, ma il fascino ipnotizzante e’ indubbiamente unico.
Sembra di vivere una canzone dei Massive Attack (mi e’ venuta cosi’). Corri, cammini, corri, cammini, attraversi strade in mezzo a bus di due piani, taxi, auto, motociclette, i semafori emettono un suono che ti fa capire se muoverti o stare fermo, la gente, a migliaia, ti accompagna e non ti lascia mai, ti porta via e se non te ne stai attento ti ritrovi dalla parte opposta della strada che neanche te ne sei accorto. Neanche la pioggia sembra poter fermare tutta questa umanita’ in cerca dell’ultima moda tecnologica o solo di un sogno rinchiuso in pochi centimetri di plastica e metallo.
C’e’ anche posto per il Ladies’ market dove si trova ogni tipo di cianfrusaglia, dalle magliette taroccate agli orologi, alle borse, agli oggetti di lusso contraffatti: aperto dalle 11 del mattino sino a notte inoltrata, quando tutto scompare per poi ricomparire il giorno dopo come per magia.
Lasciando il mercato si entra nella MTR, la metropolitana di HK: 6 linee, non immensa come a Seoul, ma molto efficiente, pulita e moderna. Qui il biglietto praticamente non lo usa nessuno: telefoni, carte di credito, carte magnetiche lo hanno sotituito quasi completamente, il tutto ad un costo variabile a seconda della lunghezza della tratta che si vuole percorrere, ma mai superiore ai 7/8 HK$.
Gente, gente, gente, ma tutta ordinata, tutti sanno dove andare, c’e’ chi ascolta musica, chi parla al telefono, chi scrive messaggi, chi gioca con il PS2, chi semplicemente chiacchera, chi semplicemente sonnecchia. Esistono anche delle linee ferroviarie in cui ci sono i “vagoni tranquilli”: qui non si puo’ ascoltare musica, parlare al telefono o quant’altro, bisogna semplicemente lasciare tranquilla la gente che vuole un attimo di relax.
Mai e poi mai si puo’ mangiare, bere o sputare all’interno della metropolitana.

Esco a Tsim Sha Tsui, il punto di attracco dei battelli che da Kowloon vanno all’isola di HK; qui prendo il battello (2.5HK$), dopo aver gustato un caramel macchiato allo Starbucks, che porta all’HK Exhibition Center.
La vista dell’isola da questo punto e’ meravigliosa, soprattutto di notte, quando i grattacieli sono illuminati e le luci si riflettono nel mare della Baia. Uno spettacolo indescrivibile, incredibilmente affascinante per chi come me e’ abituato a tutt’altri paesaggi; si entra sul battello, 7 minuti di navigazione, fermi ad ammiare un’incredible, magnifica vista, non sembra neanche di essere stati imbarcati che e’ gia’ ora di scendere.

Una passeggiata intorno al HKEC, con gli occhi fissi verso le luci della baia, e si arriva a Wan Chai, il quartiere della vita notturna “a pagamento”. Le due strade principali, Lockhart road ed Hennessy road sono piene di gente, sempre, ogni giorno della settimana, o quasi; soprattutto stranieri (uomini) e ragazze filippine, tailandesi, indonesiane che lavorano nei numerosissimi locali, che costeggiano queste due vie, sono i protagonisti di questa vita notturna fatta di sesso, birra, denaro. Le ragazze cercano di attirarti dentro questi dance bars dove altrettante ragazze ballano mezze nude in un bancone, attorno a dei pali; solo una birra, 25HK$ ti dicono, poi ti siedi e si avvicina una ragazza, e devi spendere il quadruplo per offrirle da bere. Ma questo e’ solo l’inizio.
Non solo dance bars, ma anche “normali” (qui niente e’ normale) pub o disco bar, dove si puo’ bere una birra in tranquillita’, ma dove ogni ragazza che si incontra arriva dalle Filippine o dal Laos o dalla Thailandia ed e’ venuta qui a trovare la sorella maggiore che e’ fidanzata con un americano o canadese e sta qui solo per poche settimane prima di tornare a casa, a studiare, magari a finire l’Universita’; qui ci si paga gli studi, in poche settimane di “lavoro” si puo’ guadagnare a sufficienza per potersi mantenere gli studi, poter mantenere la famiglia per un intero anno, sentirsi un po’ piu’ ricchi a casa propria, perche’ a casa propria potersi mantenere non e’ sempre una cosa che tutti si possono permettere.
Spesso fare quattro chiacchere con una ragazza in questi pub e’ imbarazzante perche’ capisci dopo pochi minuti che lei e li’ per “lavorare”, non per stare ad ascoltare qualche coglione che le fa invece perdere tempo ed occasioni. E’ imbarazzante tutto questo, ma e’ cosi’.
Entrano ed escono da HK in continuazione, via Macau, un’ora di battello, per una questione di visti; c’e’ chi va in Cina, un’ora di treno e poi torna dopo poche ore, pochi giorni.
Si incrociano in queste strade, in questi palazzi, storie di vita che neanche ci si immagina; giovani ragazze che vivono in famiglie agiate e lavorano 6 giorni e mezzo su sette come cameriere, donne delle pulizie e la domenica pomeriggio, unico momento di liberta’, vogliono godersi quel poco che la vita offre loro. Magari ti incontrano, vogliono solo scopare, non vogliono soldi, gia’ guadagnano, vogliono solo divertirsi un po’, “have fun”. Il futuro? Non vedono futuro, sono ragazze forti, belle, magari hanno studiato ma non hanno alcuna via d’uscita, scappano dalla propria vita, dai propri affetti per andare a cercare un lavoro e magari, a volte, cercare un marito, un compagno che possa regalare loro quello che la vita gli ha sempre negato.
Non cercano scorciatoie, non fanno le puttane, lavorano, faticano, hanno diritto a vivere anche loro.
E’ un mondo dove si incrociano destini, vite vissute, segreti.Tutto sembra cosi’ surreale, contraffatto, invece tutto e’ reale. Non e’ fantasia. L’unico mondo che ti permette di uscire dalla realta’ per un po’ e quello di internet, quello delle chat, ma e’ solo un mezzo per poter incontrare nuova gente, per poter ancora una volta “having fun”.
Altro quartiere del divertimento di Hong Kong e’ Lan Kwai Fong; anche qui migliaia di persone, soprattutto il weekend per strada, nei locali dove si puo’ ascoltare musica dal vivo o DJ in vena di sperimentazione. Un po’ piu’ normale, un po’ piu’ divertente.

Si festeggia il Mid Autumn Festival, anche se siamo il 18 Settembre; tutti al parco, si fa festa, si sta con gli amici, con le famiglie. Ci si siede sul prato, si mangia qualche cosa preparato a casa, si beve una birra, una coca cola, un te, si accendono centinaia di candele che credo siano segno di buona fortuna. Si aspetta che questa lunga notte passi: il tempo ancora una volta sembra essersi fermato ed ancora una volta il tutto si svolge in un’atmosfera unica; ancora una volta i palazzi sono i protagonisti, questa volta un po’ piu’ lontani, ma sempre li’, fermi, immobili ad osservare i destini di quelle migliaia di persone festanti, allegre, serene, che per una notte mettono da parte i loro problemi e li lasciano al destino. Victoria’s Park e’ il cuore di questa grande kermesse che si ripete in ogni angolo della citta’.

Un salto sul peak tram e si arriva all’Hong Kong peak, un parco situato sulla collina circostante HK, all’altezza di 396mt. dal quale la vista della citta’ toglie semplicemente il fiato. Niente di piu’ bello e affascinante. Niente di piu’ unico e straordinario. Uno spettacolo che si descrive da solo solo se si ha la fortuna di poter assistere. Una sola parola: fantastico.

Si torna giu’ ancora una volta verso Mongkok, magari passando per uno di quei centri commerciali “da film” (a proposito di film: Times square e’ protagonista del seconodo episodio di Tom Raider; senza menzionare i vari luoghi “calpestati” 30 anni fa dal nostro Piedone o i vari locali frequentati oltreche’ da belle donne, anche dalla piu’ famosa delle spie di Sua Maesta’). e’ mezzanotte passata da un po’, la gente e’ ancora tutta li’ per strada e sembra aver perso la cognizione del tempo, nonostante tutta questa tecnologia.
Solo a Hong Kong succede questo.
c.