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Passeggiando per le strade di Taipei

18 Settembre 2005


Sempre con un po’ di ritardo sui tempi di marcia, eccomi a scrivervi ancora una volta di Taipei, capitale di Taiwan, di cui non si sa ancora bene se sia Provincia cinese o Stato a se. Ma queste sono questioni politiche che non mi riguardano.

A volte mi sento un poco frastornato e non riesco bene a capire dove mi trovo: ieri a Taipei, oggi a Hong Kong, un giorno a Citta’ del Messico, la sera dopo al Ned Kelly di Vigliano e la sera successiva a Bombay… scusatemi se ogni tanto faccio un po’ di confusione. Perdonatemi.

Il tema della serata – che tentero’ in qualche modo di sviluppare, nonostante una decina di pazzi ragazzini cinesi che urlano, sbraitano, ruttano, fanno versi incomprensibili (ed e’ per questo che si dicono versi) giocando a qualche PC Games a me sconosciuto che fa tanto di quel rumore, che quasi rimpiango il traffico indiano – e’ Taipei.
La citta’ della 101 Tower, la citta’ dove una sera l’anno (anno 94, domenica 18 Settembre) si festeggia il moon festival mangiando in compagnia di amici un barbeque cucinato sui marciapiedi, fuori dai negozi, per le strade, dove capita, insomma.
Taipei e’ una citta’ che mi sorprende ogni volta, nonostante non abbia nulla di particolarmente eccitante da offrire dal punto di vista turistico.
Ogni volta che decido di fare quattro passi per questa citta’, nonostante i 34C e tasso di umidita’ all’80%, scopro sempre cose nuove.
A due passi dall’albergo, nelle stradine adiacenti alla Dun Hua Road ed alla Nanjing East Road, le due strade che delimitano il mio hotel, esiste un piccolo mondo fatto di tutto quello che si puo’ immaginare.
La cosa piu’ sorprendente e’ il numero impressionante di caffe’, coffee shop, coffee point che ci sono, uno attaccato l’altro, decine e decine in pochi centinaia di metri: a questo punto mi viene da pensare che sti taiwanesi bevano tanto di quel caffe’ da non dormire per anni; invece non e’ porprio cosi’.
I coffee shop sono punti di ritrovo per giovani e adulti, manager con il PC sempre acceso, ragazze che chiaccherano gustando qualche strano tipo di sandwich, famiglie che mangiano dolci, bevono un frappuccino mentre i bimbi scorrazzano per il locale.
Ci sono coffee shop dal nome famoso, Starbucks su tutti, a migliaia da queste parte del mondo: manca solo in India, ma sta arrivando.
Poi ci sono i vari Dante Coffee, IS Coffee, Barista Coffee che sono un l’imitazione del concorrente americano; si trovano poi decine di piccoli locali, magari con un solo tavolino e due sedie, dai nomi improponibili, che spesso tentano di imitare parole italiane, che fa sempre tendenza quando si tratta di food and beverage.
Tra tutto questo marasma di svariati locali, dove si trovano tutti i tipi immaginabili di caffe’ caldo e freddo, cappuccini, moka, etc. ci sono anche i nostri Lavazza Point: tentativo, a mio modo di vedere ancora poco riuscito, di lanciare il marchio del caffe’ italiano facendo il verso ai piu’ potenti concorrenti americani. Infatti, i Lavazza Point dovrebbero portare la cultura del caffe’ espresso da questa parte del mondo, ma purtroppo la cosa esiste solo a parole. Il nostro caffe’ espresso e’ tutt’altra cosa.
Non solo caffe’ pero’, ma una miriade di piccoli shops, magari aperti 24 ore (vedi 7 Eleven, Nico Mart, OK, etc.) dove e’ possibile trovare qualsiasi cosa o quasi a qualsiasi ora del giorno o della notte. Ti manca lo shampoo o hai voglia di un gelato alle 3 del mattino? Non c’e’ problema!
In mezzo a tutte queste attivita’, che aprono e chiudono a ritmo impressionante, spesso ci si ritrova di fronte ad uno SPA (health center), dove si praticano qualsiasi tipo di terapie per il benessere del corpo. Gli SPA sono i centri benessere ufficiali, quelli che si possono definire seri; poi ci sono i Barber Shop. Si potrebbe pensare che il barber shop sia la bottega del barbiere, con riviste ose’ dove ci si racconta ogni tipo di porcheria inerenti al sesso opposto: invece no, o meglio, non e’ proprio cosi’. Tra le altre cose ci si puo’ anche tagliare i capelli, con risultati che non voglio neanche immaginare, ma questa rimane comunque l’attivita’ secondaria.
Entri in questo locale che subito 3/4 donne si avvicinano e ti chiedono cosa vuoi fare (NB non che taglio di capelli preferisci…); una di queste ha sempre in mano delle sigarette e degli accendini, e non e’ marocchina, che non ho capito se vende o sono parte della coreografia. Naturalmente ci sono diversi tipi di “terapie”, che vanno dallo shampoo al massaggio del corpo con olio aromatico. Io ho chiesto lumi sul taglio di capelli: donna che non parla inglese, che taglia a piacimento; alla mia richiesta di poter suggerire un taglio un po’ occidentale, sono stato gentilmente allontanato dal locale e la “manager” mi ha detto che avrei potuto trovare un parrucchiere che parlasse inglese da un’altra parte. Hanno perso un cliente (!?!)
Continuando a camminare, sembra che le migliaia di persone, e sono sempre a migliaia i piccoli taiwanesi che camminano, camminano senza mai fermarsi; la citta’, almeno il suo centro, e’ un gigantesca fotografia piena di luci, colori, insegne luminose, semafori con omini che si muovono, un’infinita’ di taxi gialli, nessun tassista spiaccica una qualche minima parola di inglese: se non sai dove andare e comunichi a gesti la direzione, sei spacciato. Avere sempre l’indirizzo in cinese dell’Hotel, altrimenti non c’e’ verso di ritornare a destinazione, anche perche’ spesso il nome cinese dell’albergo e’ completamente diverso da quello inglese!
A volte i tassisti fanno i furbi, perdono un po’ di tempo, magari fanno un giro piu’ lungo del dovuto: io me ne accorgo, soprattutto perche’ conosco bene le mie zone, mi inkazzo e loro si mettono a ridere… che tristezza! Comunque niente mancia, non si usa.
Esistono migliaia di negozi di abbigliamento: sportivi, abbigliamento femminile, scarpe italiane. Non mancano i punti ristoro dove si puo’ trovare qualsiasi tipo di brodaglia e cose varie cinesi ad un prezzo che da noi non si riesce neanche a mangiare un hamburger da McDonald’s.
Tutti corrono, acquistano, spendono, si fermano ad osservare bancarelle dove trovi di tutto, dai fiori ai reggiseni, dalla bigiotteria alle mutandine a fiori (per sole ragazzine). E’ un modno strano, qui le ragazze si vestono con gonne cortissime, con vestitini cortissimi, a volte con calze lunghissime: tutto e’ minuscolo, anche le tette (scusate i dettagli). Ci sono ragazze che sembrano delle bamboline, con gambe magrissime e braccia che sembrano grissimi: forse sono fatte di porcellana, chissa’!?! Capelli neri, lunghi, piu’ o meno tutti uguali, anche se qui si spende un mucchio di soldi per migliorare l’estetica, sembra che abbiano tutti lo stesso parrucchiere.
Esistono centinaia di lounge bar, di locali, di pub, aperti 24-30-36 ore al giorno, sempre aperti, non si dorme mai; ci sono anche ristoranti aperti 24 ore al giorno: certe cose pero’ non le mangerei neanche nelle ore dedicate ai pasti.
Internet cafe’ sempre aperti dove i ragazzi, piu’ che usare internet, vanno per giocare ai piu’ svariati PC Games: io uso internet, anche perche’ non ho la piu’ pallida idea di dove cominciare per capirci qualcosa.
Cammini, si cammina, non si finisce mai di camminare e ti ritrovi di fronte al grattacielo piu’ altro del mondo: la 101 Tower.
Centouno piani (ma si puo’ salire solo fino al 89mo, il 91mo e’ aperto solo in alcune occasioni dell’anno), un mostro di acciaio, cemento e vetro: e’ molto bella, soprattutto la notte quando e’ illuminata. La scorgi praticamente da ogni angolo della citta’, sembra stia controllando i movimenti dei suoi abitanti, che abbraccia dall’alto dei suoi 400 metri.
Io ci sono salito. Da pochi mesi e’ aperta al pubblico. 400NT$ (ca. 10 Euro) e si arriva sino all’Osservatorio. 36 secondi e si e’ in cima: 10 metri al secondo, piu’ o meno, e non ti si chiudono nemmeno le orecchie. Tutto e’ ipertecnologico. Siamo in una citta’ in cui ogni settimana c’e’ una scossa piu’ o meno forte di terremoto e in questo periodo dell’anno passano almeno un paio di tifoni di grossa entita’.
Si arriva all’89mo piano e poi ancora due piani a piedi (per fortuna solo 2) sino al 91, 390mt. di altezza e si esce: la citta’ dall’alto, come tutte le citta’, a parte quelle indiane, e’ bellissima. Il solo cala, le luci si accendono e l’atmosfera e’ da paura. Sono stato in cima al mondo, almeno in cima alla piu’ grande costruzione dell’uomo. Un fischio quasi assordante ti avvolge, il vento non e’ cosi’ forte, il cellulare funziona a tratti. Tutti fanno foto, e’ normale. E’ un posto unico al mondo. Qui a Taipei, Taiwan: i cinesi sono inkazzati per questa cosa che non appartiene a loro. A Shanghai la prossima torre di Babele, probabilmente.
L’89mo piano e’ chiuso, c’e’ un coffee shop (strano, vero?), uno shop dedicato ai vari gadgets brandizzati 101 ed un punto informazioni dove si puo’ noleggiare un auricolare che ti racconta la storia del grattacielo.
Tutto intorno e’ un’immensa vetrata; in ogni lato e’ segnata la posizione in cui ci si trova. Nord Sud Ovest Est: usando l’immaginazione ti sembra di fare un giro attraverso le citta’ del mondo; Mosca, Sidney, New York, Rome, Tokio, Bangkok, Los Angeles, Mexico City, Rio De Janeiro… una volta nella vita, vale la pena. Forse anche due.
E’ ora di scendere, 40 secondi scarsi, una frenata di 25 piani: cazzo, se si spaccano i freni mi ritrovo in America Centrale, piu’ o meno.
E’ ora di cenare, e’ ora di ritrovare i miei amici italiani (ma non solo). “Giorgio” e “Papa’ Giovanni”, i due genuini e praticamente unici ristoranti italiani in Taipei, nonostante che ce ne siano una marea dai nomi fantasiosi, pseudo italiani, ma che di italiano non hanno nulla. Compreso i proprietari.
Un po’ di pubblicita’ assolutamente non occulta, ci vuole; sono due anni che Giorgio, Mimi’ e Mr. Maurice (Maurizio) e le loro cameriere (indonesiane, cinesi, birmane) mi coccolano e non mi fanno mancare un buon piatto di pasta ogni volta che voglio qualcosa che mi ricordi gli spaghetti della mia nonna.
Questa e’ Taipei, una citta’ bella da vivere, una citta’ un po’ in crisi di identita’, ma che non perde la voglia di reinventarsi. E di divertirsi.
Bye Bye!

  1. simona7880
    19 Settembre 2005 a 0:31 | #1

    wow! splendida descrizione! mi sembrava di stare lì con te. ma che ci fai da quelle parti?

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