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Bombay… ancora una volta: India

5 Settembre 2005


Eccomi ancora una volta in India, ancora una volta vi scrivo da questo immenso Paese che non finira’ mai di stupirmi, rendermi triste, farmi inkazzare (a volte) e nonostante tutto ogni volta sempre di piu’ sorprendermi.

Perche’ l’India mi rende triste…
Non e’ semplice, per l’ennesima, trovare le parole per descrivere cio’ che vedo con i miei occhi, che filtro con il mio cervello e che ancora una volta piu’ che mai, rimane nel mio cuore.

Bombay (Mumbai)
Capitale del Maharashtra, una delle Regioni piu’ povere del subcontinente indiano, diventato tristemente famoso, anche a gli occhi di noi occidentali, poche settimane fa, dopo il monsone che il 26 Luglio scorso lo ha devastato.
Erano piu’ di cento anni che non si registravano delle piogge cosi’ forti: mi chiedo come possano essere morte “solo” alcune centinaia di persone in una citta’ come Bombay, che conta 18 milioni di abitanti, ha spazi abitabili sufficienti solo per poco piu’ di 6 milioni di persone ed il 60% della popolazione vive letteralmente soffocata nel 18% del territorio… chiudete gli occhi ed immaginate come milioni di persone vivono quotidianamente in questa citta’.
Non e’ facile immaginare una situazione del genere, vi aiuto io.
Immense distese di “case” fatte di lamiera, stracci, mattoni, legno, fango, rami, stracci.
In queste “abitazioni” ci sono piu’ televisori che bagni (statistica recente); andare in bagno, da queste parti, non si usa molto, specialmente per i bambini: molto piu’ semplice fermarsi ai bordi della strada, tra cani randagi, distese di spazzatura, fango e smog.
Nella maggior parte di queste infinite baraccopoli, passano enormi tubi fognari; spesso il loro utilizzo e’ molteplice: ci si puo’ camminare sopra per tornare a casa, ci si puo’ distendere i panni da asciugare, ci si puo’ sedere e rilassarsi, fare quattro chiacchere con amici e magari guardare il fiume Mithi che muore soffocato dall’inquinamento; spesso la fogna funge da vera e propria strada, unica via per raggiungere la propria abitazione. Anche i corvi, che volano a migliaia sul cielo di questa megalopoli, ogni tanto si prendono una pausa e si poggiano su questi tubi di acciaio e cemento.
Basta vedere la citta’ dall’alto quando si decolla dall’aeroporto che praticamente e’ inglobato nella periferia; aeroporto assolutamente insufficiente per sopportare un traffico aereo di piu’ di 500 voli al giorno.
Dall’alto si vede una citta’ fatta di grattacieli moderni (non moltissimi a dire il vero), intervallati da immense aree degradate, palazzi neri da quanto sono vecchi e ammuffiti, palazzi gia’ vecchi ancor prima di essere nuovi…
In ogni modo, questa citta’ che vi ho descritto non e’ esattamente Bombay, capitale economica dell’India, ma la sua periferia, fatta di immondizia, di palazzi neri, di appartamenti ed uffici lussuosi “nascosti” in palazzi fatiscenti. Proprio un paio di settimane fa ne e’ crollato uno, facendo qualche decina di morti.
Ragazzini che giocano per le strade, sporchi, che potrebbero essere presi ad esempio per dare una definizione da dizionario della parola “sporco”. Non hanno nulla, se non uno straccio di vestiti, una palla da cricket trovata chissa’ dove, una racchetta, sempre da cricket, sempre trovate chissa’ in quale distesa di rifiuti. Eppure giocano, si divertono, sono ragazzi, il loro mondo finisce poco piu’ in la’. Il loro destino e’ gia’ segnato dalla nascita, non si puo’ fare nulla o quasi, per cambiare le cose.
Donne la cui eta’ non e’ definibile che fanno lavori che da noi solo gli uomini potrebbero fare, stanno ore in mezzo ai rifiuti per non so quale tipo di raccolta differenziata, lavano i panni in laghetti che sembrano discariche di acque provenienti dalle vicine fabbriche: piu’ che sembrano, lo sono.
Spesso le sorelle maggiori tolgono i pidocchi dai capelli dei piccoli fratellini, e’ questo uno dei passatempi preferiti da queste parti.
Mucche, pedoni in mezzo alla strada (non esistono praticamente regole per il traffico), bambini che si avvicinano per chiederti del cioccolato oppure un po’ di soldi, ragazzine senza eta’, senza nome, senza braccia (probabilmente mozzate affinché possano indurre maggiore pietà e guadagnare qualche soldo in più) che si avvicinano, ti sorridono, ti chiedono qualcosa per poter mangiare, si appoggiano sulle tue ginocchia, vorresti tenderle una mano per una carezza sulla testa, ma non puoi farlo perché rischi di prendere delle malattie (probabilmente non si sono mai lavate in vita loro e non si sa quanto la loro vita possa ancora durare: 5/10/20 anni…sempre e comunque sulla strada) magari con un fratellino da accudire od un bambino tra le braccia… anche questa è Bombay, anche questa e’ India.
A proposito di ragazzine, a Delhi, vicino il mio albergo, ho incontrato di nuovo la mia piccola amica, sempre con in braccio il suo fratellino e questa volta anche un cagnolino.
“Esci dall’albergo, fai una passeggiata, subito arriva una bimba con il fratellino in braccio, ti chiede qualcosa da mangiare, le regali un dolcetto, lei ti sorride, si lascia fare una fotografia e fino a domani ti lascia stare, ma sei che altri ti seguiranno, cercheranno di venderti qualcosa, ti chiedono qualcosa, ma non puoi fare niente e ti rifugi dentro qualche negozio, bar, pub o ristorante… anche questa è l’india” cosi’ un anno e mezzo fa parlavo di lei.
Non potete neanche immaginare come vivono migliaia di persone ai bordi della strada che va verso il centro della citta’ di Bombay: credo che l’inferno sia piu’ piacevole.
A piedi nudi si cammina nel fango, nella sporcizia, si vive ai bordi di una strada dove gli scarichi delle auto, dei tuc tuc, delle moto, dei camion, dei bus, rendono l’aria irrespirabile, nel vero senso della parola.
4, 8, 10 persone in pochi metri quadri su due piani: una scala a pioli per salire, a volte interna, a volte esterna, una bacinella da utilizzare per lavarsi, un paio di pentole per cuocere il cibo, degli stracci che fanno da materasso, tovaglia, tappeto. La casa, spesso, e’ coloratissima: pubblicita’ della Pepsi e di altre cose dipinte sui muri rendono il tutto ancora piu’ devastante.
Dall’alto, come dicevo, Bombay e’ una citta’ che alterna vedute di palazzi e baraccopoli senza fine; uno dei passatempi preferiti di questa gente e’ guardare gli aerei che si alzano in volo: migliaia di persone sedute su una collinetta che guardano verso la pista di decollo a poche decine di metri di distanza; chissa’ se sognano di poter volare un giorno, volare lontano, in un mondo che probabilmente nemmeno immaginano… eppure, se ci si addentra un poco in questi labirinti che sembrano non finire mai, scopri che la gente non sembra vivere in quell’inferno che ho provato in minima parte a descrivere.

Ed e’ questo che mi stupisce, ogni giorno, sempre di piu’, di questo immenso Paese…
La gente che vive in questi posti e’ sempre sorridente, non ti chiede nulla (l’elemosina, spesso, ma non sempre, e’ cosa per turisti), e’ incuriosita; una piccola folla si raggruppa intorno all’uomo bianco dai capelli rossi che entra in quelle stradine strette dove la vita si svolge ad un ritmo che sembra di vivere un’altra dimensione.
Botteghe di sarti, piccoli commercianti di galline, macellai, “caffe’”, shops, telephone centers, i cosiddetti STD, ISD, PCO: non manca nulla, un piccolo mondo a parte che, nonostante tutto, funziona, va avanti e non sembra accorgersi che a pochi metri di distanza si stanno costruendo palazzi ipertecnologici, centri commerciali, ristoranti, nuove aziende.
Al centro di questo mondo parallelo c’e’ sempre un piccolo tempio: una signora mi regala dei piccoli pezzi di cocco, a mia volta li regalo ai ragazzini che mi circondano.
Mi chiedono da dove vengo, rispondo dall’Italia; disegno una piccola India su di un muro e chiedo loro dove si trova l’Italia: non si sbagliano, proprio li’, un po’ piu’ in alto a sinistra! Come possa sistemare un sistema scolastico in questi luoghi? Non ne ho idea, pero’ funziona, in qualche modo funziona. Sara’ anche grazie a quel loro “Dio ed a tutte le sue segretarie”, come un mio cliente ha definito la religione indiana. Chi lo sa?!?
E’ sorprendente vedere tutti questi ragazzini in divisa da scuola, sporca, ma dignitosa. Sandali, a volte, una borsa o uno zaino, tutto il necessario per raggiungere la scuola.
Prima Pagina di un quotidiano di Bangalore qualche giorno fa.
Un’indagine (per rivelare le cause di sempre piu’ frequenti distrubi alla schiena di ragazzi in eta’ scolastica) ha rivelato che lo zaino di un bambino di eta’ elementare pesa ca. 5 Kg., mentre quello di uno studente al sesto/settimo anno di scuola primaria pesa quasi 10 Kg.; composizione dello zaino:
libri, quaderni per appunti, diario, astuccio, materiale per disegno, libro di preghiera, bottiglia d’acqua e portavivande (schiscetta). Ecco comparire i primi trolley; il giornale definisce l’atrio della scuola oggetto dell’indagine, una specie di sala partenze di un aeroporto.
Probabilmente il problema del mal di schiena e’ primario, rispetto a quello dell’analfabetismo: il 25% della popolazione indiana e’ analfabeta, i due terzi di questi sono donne. (NB 25% vuol dire 250 milioni di persone!!!); e poi ci si chiede come mai la gente, soprattutto nelle Regioni piu’ povere del Paese spesso vota personaggi politici corroti, con precedenti penali e malviventi locali…
Il traffico nelle ore di punta impazzisce, tutti vanno da qualche parte e credo che questa citta’, Bombay, fra non molto morira’ soffocata del suo traffico. Ci sono piu’ di un milione e mezzo di veicoli che viaggiano sulle strade della citta’, il che non e’ molto se paragonato ai 18 milioni di abitanti che la vivono.
Tutti guidano come dei pazzi, soprattutto nelle strade che raggiungono le citta’, tanto che il Governo Indiano fa lezioni di sicurezza stradale con cartelli in cui vengono riportate frasi “stupide” tipo: “Whisky is risky”, “Speed thrills, but kills”. Ci credo che poi la gente alla guida supera a destra (cosa giusta) e a sinistra (cosa meno giusta) indistinatamente, non rispetta i pedoni, si prende la precedenza come crede, guida con la mano tutto il tempo appoggiata sul clacson (del resto tutti i veicoli, eccetto le auto, riportano la scritta “sound Horn Please” sul retro) che viene usato ogni 3 secondi, anche quando si e’ fermi in coda: ormai e’ un’abitudine e non bisogna farci caso quando si sta in macchina per ore, altrimenti si diventa pazzi.
Lo sport preferito mentre si e’ al volante e’ quello di masticare il cosiddetto “paan”: una specie di leggera droga, che deve essere masticata, mischiata alla saliva ed ogni tanto sputata (dal finestrino o aprendo la porta dell’auto in corsa). Lo sputo crea una macchia rossa tipo “campa’ via dai ciuc” (credo che la corretta dizione in piemontese sia un po’ divera, ma rende l’idea) praticamente indelebile, in quanto neanche il monsone riesce a pulire le strade da questo schifo.
Fra qualche anno cosa potra’ capitare se ad oggi nelle ore di punta tutto e’ congestionato, quasi immobile e l’aria e’ gia’ irrespirabile? La domanda iniziano a farsela un po’ di persone, ma non molte, a dire il vero. Il problema qui non e’ sentito, se non in minima parte. Del resto questa cultura del “chissenefrega di cosa succede al di fuori del mio mondo” fa parte della stessa anima dell’India.

Mi fa inkazzare sapere che alla gente non frega nulla del contesto in cui vive: non c’e’ assolutamente un minimo di buon senso: tutti sputano, buttano rifiuti dove capita, non esistono cestini, l’immondizia circonda palazzi e case, che siano topaie o ville lussuose, non c’e’ differenza.
Non c’e’ un minimo senso civico e nessuno si rende conto di questo. Ricchi e poveri, senza distinzione di caste.
I giornali in questi giorni stanno parlando delle conseguenze post-monsone qui a Bombay:
leptospirosi dilagante, colera, epatite, dengue… centinaia di morti; chissa’ qual’e’ la causa di tutto cio? Certamente il tempo inclemente. Nessuno si chiede, o ben poca gente incomincia a farlo, il perche’ del dilagare di queste piaghe, soprattutto nelle zone periferiche della citta’.
Sono veramente inkazzato vedere che la gente benestante, gli uomini di potere, la gente che appartiene alle caste alte della societa’ spesso e volentieri siano arroganti.
Del resto “Il lavoro del Governo e’ il lavoro di Dio”, c’e’ scritto nel Palazzo del Governo di Bangalore. Un Dio che prima o poi punira’ chi di dovere, ma pur sempre i piu’ sfigati.
Del resto qui gli intoccabili, i cosiddetti paria, i poveracci insomma, non hanno l’”energia” indispensabile per condurre una vita dignitosa, cosa che spetta solo alla minoranza privilegiata.
Un certo Governatore, nel discorso alla Nazione del 15 Agosto, Independence Day indiano(ma anche Koreano, come Stefano mi ha insegnato), ha detto che se la crescita economica, 7% su base annua, andra’ avanti di questo passo, fra pochi anni non ci saranno piu’ poveri in India e che la stessa Regione, non ricordo quale, diventera’ un modello per tutto il Paese, anzi di piu’, per tutto il mondo; questo vuol dire fare politica da queste parti: raccontare cazzate, un po’ come succede da noi.
Il fatto che la poverta’ sia sconfitta, potrebbe sembrare un po’ troppo ottimista, ma le possibilita’,comunque, ci sono; bisognerebbe convincere milioni di persone a tronare a lavorare la terra in campagna, invece che vivere di miseria nelle citta’, creare una cultura dello sviluppo sostenibile: gli esempi in giro per il mondo ci sono, non fosse altro che agli Indiani interessa solo il potere economico e a fare soldi.
Il problema pero’ resta uno solo: non ci sono posti di lavoro sufficenti per un miliardo di persone e non ci saranno mai. Aumentara’ il ceto medio, di sicuro, ed i ricchi saranno sempre piu’ ricchi.
Mi fa inkazzare l’indifferenza della gente; del resto è gente abituata a queste vedute, non puoi farti coinvolgere sarebbe troppo difficile vivere, sopravvivere: non esiste coscienza, del resto chi vive e muore sulla strada se lo merita, in un’altra vita ha fatto qualcosa di male. Del resto se sei stato colpevole di qualche misfatto in un’altra vita, è giusto vivere in una capanna di stracci (ed il termine non rende bene l’idea), oppure su di un marciapiede di fronte un elegante edificio, oppure vivere in case ai bordi della strada o costruite su fognature.
Mi fa inkazzare che i giovani indiani (spero non tutti) siano presuntuosi ed arroganti, se ne strafregano della gente, bambini compresi, che vive per strada. Non hanno ancora una coscienza di solidarieta’ ed ho paura che non l’avranno mai da queste parti; siamo ancora lontani da questo tipo di educazione. Questi giovani sono convinti che un giorno, ben presto, domineranno il mondo; intanto pero’ non riescono neanche a capire che per dominare il mondo bisogna prima imparare a conoscerlo.
Secondo me un indiano non resiste troppo lontano da casa, non perche’ la nostalgia lo prende e non lo lascia piu’, ma perche’ dalle nostre parti probabilmente si sente trattato come uno qualunque e questa cosa e’ difficile da accettare:
qui “chi sta bene” ha autisti, domestici, persone sempre a disposizione.
Eppure da queste parti funziona cosi’: tutto e’ esaltato all’ennesima potenza; giocatori di cricket venerati come semidei, attori idolatrati, politici intoccabili, ma nel senso buono del termine: secondo voi, sono pronti o non questi indiani a dominare il mondo? Sicuramente 150 milioni di super ricchi faranno paura, ma di questa cosa devono ancora convincermi.

Eppure non finiro’ mai di sorprendermi di come questo Paese riesca ogni volta a coinvolgermi emotivamente, nel bene e nel male, come avrete notato.
Sembra di vivere in due mondi paralleli:
uno moderno, tecnologico, proiettato verso un vicino futuro che a noi gia’ potrebbe sembrare fantascienza; l’altro che sembra essersi fermatao un secolo o quasi fa: gente che lavora la terra con le mani, donne che portano ceste piene delle piu’ varie cose sulla testa, carretti carichi di ghiaccio che viene spaccato e venduto per conservare i cibi (come si faceva da noi 50 anni fa, credo), mestieri piu’ svariati, molti dei quali da noi sono scomparsi, fatti ai bordi delle strade (barbieri, lucidascarpe, sarti, fabbri, pescivendoli, macellai, …)
Un mondo fatto di palazzi a vetrate, dal design ipermoderno, tutti un po’ grigi a dire il vero, un mondo che vive perennemente nell’aria condizionata, ed un mondo parallelo fatto di colori sgargianti, profumi (e talvolta odori), sorrisi, bambini, tanti bambini, urla, rumori. Due mondi che sembrano non dormire mai: il primo perche’ troppo impegnato a fare soldi, il secondo perche’ troppo impegnato a trovare un modo per poter continuare a vivere.

Non e’finita qui.
c.

  1. fragmentia
    5 Settembre 2005 a 16:28 | #1

    Ho visitato molte volte l’India. Mi ritrovo nel tuo “reportage”, nei tuoi dubbi.
    Spesso, mi ritornano in mente le cose viste, udite e annusate. Un impercettibile sensazione che non ti va più via dalla pelle.
    grazie
    fragmenta

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