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Come ci si taglia i capelli dall’altra parte del mondo

26 Settembre 2004

Ciao a tutti coloro che mi leggono.
Sono ancora dalle parti della Cina di Formosa, nome dato a Taiwan dagli Olandesi, quando, con gli Inglesi, dominavano il mondo. Ora la si puo’ anche chiamare Taipei China, nome che si sono inventati per le Olimpiadi di Atene… altrimenti quale atleta di Taiwan avrebbe potuto partecipare?
Comunque stavo dicendo che mi trovo ancora a Taipei.
Fra qualche giorno, esattamente martedi’ il 28 di questo mese, qui si festeggia il Moon Festival o giorno del ringraziamento cinese.
Tradizione vuole che si stia in famiglia, si faccia magari un bbq o magari si vada tutti insieme a fare una gita fuori porta, tifoni permettendo.
In questo particolare giorno si mangiano dei frutti tropicali che assomigliano a delle mele giganti, ma che sono piu’ dolci e di colore bianchissimo; ci sono anche dei dolci particolari: dire che sono “asciutti” e che formano un pastone in bocca quasi impossibile da ingurgitare e’ riduttivo; del resto bisogna provare tutto nella vita, vero?
A proposito di cose da provare, quando ci si trova in un posto in cui e’ impossibile comprendere qualsiasi cosa che riguardi la lingua, ogni piccola necessita’ diventa un piccolo problema; la fantasia, cosa di cui noi italiani abbondiamo (cosi’ si dice) a volte riesce ad essere di grande aiuto.
Per esempio, l’altro giorno mi sono trovato ad affrontare un problema di non poca importanza: il taglio dei capelli!
Visto che non e’ mia intenzione diventare un frichettone, dopo due mesi o quasi di viaggio ho creduto opportuno affrontare questo importante impegno.
Mi sono preparato psicologicamente un paio di settimane, avvolto nel dubbio: meglio un taglio stile coreano sfigato o un taglio taiwanese stile ciotola di riso? Ho scelto un salone alla moda qui a Taipei. Prezzo: Euro 14,00.
Innanzitutto, per prima cosa ho voluto accertarmi che qualcuno avesse un vocabolario di inglese di oltre 10 parole; seconda cosa, prima di inziare questa nuova avventura, ho cercato una foto in un giornale che risultasse vicina alla mia idea di taglio, che non e’ chissa’ che cosa, ma da queste parti lo puo’ diventare.
Fatto questo, e’ iniziata l’avventura.
Lo shampoo comprendeva anche un massaggio piacevole, peccato che fosse uno strano tipo a farmelo, piuttosto che una bella taiwanese!
Finito il lavaggio cerebrale, passo al taglio.
Il ragazzo dello shampoo parlava un po’ di inglese, quello del taglio, con tanto di smalto blu alle unghie, no!
La scena: io che cerco di spiegare come voglio il taglio, uno che tenta di capire ed intanto traduce, l’altro che cerca di capire cosa voglio mediato da una fotografia di una pubblicita’ in un giornale di moda dove ci sono solo cinesi. Unico bianco, quello della pubblicita’.
Si comincia.
Anche qui, come in Italia, si usano le forbici: lo avreste mai detto? Pensavate che usassero le bacchette, vero? (battuta)
Comunque, il ritmo del taglio procede spedito; penso: se va cosi’ veloce domani mattina faccio colazione qui. Del resto i dolci e roba da bere non manca, fa parte dell’accoglienza, che ho gradito non poco.
Piano piano si va avanti, ogni tanto arriva l’interprete/shampista che mi chiede come va e se le cose stanno procedendo bene. Io accenno di si con la testa ed intanto in viso ho un’espressione del tipo che anche se il taglio va male, da queste parti c’e’ poca gente che mi conosce.
Trascorsa una buona mezz’ora, chiedo lo specchio per ammirare la nuca: una linea spezzata appare ai miei occhi. Chiedo che si cerchi almeno di seguire l’attaccatura dei capelli. Non devo preoccuparmi, bisogna ancora passare agli ultimi dettagli.
Finito il taglio della frangia, delle basette, con il rasoio mi si finisce la nuca. Il lavoro non e’ venuto male, del resto dovevo solo tagliarmi i capelli…
Finisce qui la mia avventura quotidiana.
A presto
cristiano

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