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Ultima tappa: Kolcata

14 Settembre 2004

Ciao a tutti,

eccomi tornato online, questa volta da Taipei, Taiwan. Ancora però sto attraversando la fase post India, che probabilmente durerà per un po’; quindi, per non perdere gli ultimi spunti che ritengo sia bello condividere con tutti voi, ecco l’ultima pagina dedicata a questo bellissimo Paese, anche se visto da un finestrino di un?auto, il più delle volte.

Lasciato Chennai, la città adottata da Banca Sella per la sua software house indiana, mercoledì sono volato verso Kolcata, Calcutta dalle nostre parti.
La città che nel mio immaginario ero più curioso di vedere.
Calcutta, famosa in Italia per le sue fogne (chiedere al Rag. Fantozzi, di cui sono stato stato e sono ancora profondo estimatore), città di 15/20 milioni di abitanti: impossibile contarli tutti, come un po’ per tutte le città dell’India.
Calcutta, la città resa famosa nel mondo per l’opera di Madre Teresa, di cui però non ho visto traccia, ma credo solo per il fatto che mi è mancato il tempo di visitarla a fondo.
Città divisa in due parti: la città nuova e la vecchia Calcutta, la zona più degradata.
Non è mia intenzione descrivere ancora una volta la povertà di milioni di persone, non sarebbe un atto giusto nei confronti di questo meraviglioso popolo. E’ vero che, soprattutto la zona al di là del grandioso ponte di recente costruzione, sembra di far parte della scena del Piccolo Lord, quando con suo nonno, a cavallo, attraversa il quartiere abitato dai contadini della Contea. Se non avete presente, fatevela raccontare: del resto, chi non ha visto almeno una volta nella vita “Il piccolo Lord” prima di Natale?
E’, a mio personalissimo giudizio, la più bella delle quattro metropoli indiane (le altre sono Delhi, Mumbai e Chennai): senza dubbio una città affascinante, dove non esiste un metro quadro che non sia occupato da qualcosa o qualcuno; è un immenso mercato all’aperto. C’è gente dappertutto ad ogni ora del giorno e della notte; il traffico e’ allucinante, i marciapiedi spesso sono pozzanghere fangose e le strade, specie in questo periodo, un torrente in piena. E’ proprio tutto questo che rende unica questa città, la cui atmosfera ti affascina e ti coinvolge ogni minuto che passa.
Migliaia di attività, ristoranti, ciabattini, barbieri, farmacisti, lustrascarpe, macellai, botteghe di ogni genere, dalle ruote per auto e moto, al negozio di informatica, dal chiosco nel quale ci sono i telefoni pubblici, all’internet café, dal bar stile americano al ristorante più tradizionale. Non manca nulla.
Le persone che lavorano sulle strade, vivono sulle strade, dormono sulle strade. Nulla sembra sfiorare loro il pensiero che esiste qualcosa a poche centinaia di metri da quel piccolo mondo che si sono costruiti per tutta una vita.
Bambini che giocano, bambini che con le loro divise e i loro portavivande vanno a scuola, studenti universitari che frequentano i college più esclusivi, mamme che portano in braccio i loro piccoli, vigili che stanno in mezzo alla strada, ma che non riescono a capire bene cosa devono e possono fare in mezzo a quel casino che si chiama traffico. Bus stracolmi di persone, che utilizzano come freccia il braccio del conducente o quello del passeggero in bilico sullo scalino di ingresso. Donne che portano mattoni sulla testa, ragazze che scrivono messaggini al cellulare, uomini d’affari in pantaloni e camicia eleganti, con scarpe sporche di fango, anziani seduti a guardare cosa sta succedendo, uomini che giocano a carte sul marciapiede, bambini con sguardi persi nel vuoto che si chiedono cosa stiano facendo in un posto come quello, famiglie che vivono sotto una tenda posta su di un marciapiede, venditori ambulanti, mucche (non molte, almeno in centro), cani randagi, immondizia e relativi corvi, gente che dorme dentro a palazzi in costruzione, che si fa la doccia per strada versandosi una l’acqua con una tinozza, palazzi di antica memoria ormai decadenti, stupendi palazzi riverniciati a nuovo, alberghi di lusso, venditori di stracci e chewingum, donne in sari, ragazze e ragazzi che sorridono, parlano, si scambiano dolci sguardi, ma che mai si tengono per mano: sembro un guardone, vero? Niente ferma nessuno e nessuno e’ in grado di cambiare qualcosa. Però tutto scorre veloce e la città è in continuo cambiamento. Si stanno costruendo nuovi viadotti e c’è la metropolitana, la prima in India. L’ho provata e nonostante che sia stracolma all’inverosimile, e’ efficiente e pulita.
Esistono mercati coperti dove trovi delle stoffe bellissime, splendidi sari, camicie di lino e di cotone stile principe indiano, tagliaunghie made in Korea.
Se ti avvicini al mercato, un addetto si avvicina e ti guida per tutto il tempo che vuoi; ti chiede se vuoi comprare qualcosa, ti spinge a comprare qualcosa, il più delle volte ci riesce, anche perché è impossibile uscire da un mercato con le mani vuote: troppo belle sono le stoffe, le sete, i pashmina, gli oggetti fatti a mano, troppo bravi sono i venditori che non cercano mai di fregarti, ma solo di venderti i loro prodotti dì cui vanno fieri. Entri nel negozio di stoffe e ti trovi 5 persone a gambe incrociate pronte a mostrarti la loro merce; tu ti siede e ti sembra di essere un principe. Tutti sono a tua disposizione, tanto sanno che non te ne vai senza acquistare nulla. E’ un altro mondo, un mondo in cui ci sono bambini che ti chiedono un particolare tipo di biscotti o bevande, sporchi che sembra non abbiamo mai fatto una doccia in vita loro, ma con dei sorrisi a cui non puoi resistere.
L’India e’ un immenso mercato, il mercato il suo specchio: si trova di tutto!

Vizi e virtù degli indiani.
Mangiano con le mani spesso e volentieri, ma ci si lava prima e dopo (al ristorante, per lo meno) in una vaschetta con acqua calda e limone.
Ruttano a fine pasto. Buon segno.
Non sanno soffiarsi il naso o per lo meno gli fa schifo, quindi vi lascio immaginare.
Non sanno guidare, ma ogni 20 metri c’è un cartello che ti ricorda quanto è preziosa la vita, di usare il casco, di seguire le regole stradali.
Suonano il clacson in continuazione: i pedoni non hanno diritti, altro che Roma o Napoli.
I camion hanno scritte nel retro che invitano a suonare il clacson… del resto!
I treno sono sempre stracolmi a qualunque ora del giorno o della notte, i bus pure.
Le ragazze sono belle.
I ragazzi pure.
Le persone in genere sorridono spesso e spesso ti chiedi come facciano.
I bambini sono considerati come il bene più prezioso, anche se spesso crescono troppo in fretta.
Nelle fabbriche è vietato il lavoro minorile.
Le cose stanno cambiando, ma c’e’ ancora molto da fare.
L’India è un Paese che non si può considerare sovrappopolato, in quanto si garantisce la sussistenza (teoria di Malthus).
L’India non è considerato ancora un buon mercato per McDonald’s, perché manca di strade scorrevoli e vie di comunicazione efficienti: alti costi di distribuzione. La Cina è più appetitosa.
5,6,7… gestori di telefonia mobile; roaming tra una Regione e l’altra.
Aziende di livello Internazionale e costo del lavoro di 1/5 rispetto a quello europeo (ca.)
India: 1 miliardo e più di persone, centinaia di religioni e caste, un unico Paese. Un Paese unico.

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  1. massimo platini
    15 Settembre 2004 a 22:41 | #1

    Grazie Cristiano, come al solito sei riuscito a farci visitare il paese dal divano. In un modo chiaro ed essenziale, nulla ti sfugge e così anche a me sembra di essere lì. Mi piace molto il modo in cui descrivi i bambini, segno di una tua grande sensibilità. Ciao, Max

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